cristina sironiSpesso i libri, come oggetti che hanno una loro consistenza, forma e colori, attirano la nostra attenzione fino a che li prendiamo in mano e scegliamo, il più delle volte, di farcene dei compagni di viaggio. E’ successo così anche questa volta. In un giro esplorativo in una biblioteca vicino a casa, questo libretto verde, di una misura ‘giusta’, da borsetta, con un disegno grazioso in copertina (un micino abbarbicato sul collo di un uomo di spalle) ha attirato la mia attenzione. Mi sono lasciata catturare e non sono rimasta delusa.

E’ una storia autobiografica, nella scia di una tradizione letteraria consolidata (mi vengono in mente i buffi racconti di Durrell o quelli di Lorenz).
Nils13303Il vecchio del titolo è uno scienziato: psichiatra, professore universitario in pensione, felicemente sposato, con figli e nipoti che incontra con piacere. Ci racconta che ama viaggiare, a volte anche per lunghi periodi. Quindi non è quel genere di vecchio solo e abbandonato in cerca di calore e di compagnia come avremmo potuto immaginare. Anzi, all’inizio la presenza del gatto non è proprio desiderata, dice infatti: “questo è il racconto di come mi sono ritrovato con un gatto malgrado avessi deciso che non avrei mai tenuto animali domestici (…) Come molti uomini di una certa età ho il cuore tenero e sensibile. La gatta al contrario, possiede una volontà di ferro o forse farei meglio a descriverla come determinata, metodica e cauta. Non ci sono mai stati scontri, ma alla lunga l’ha vinta lei.”.
Quindi fin da subito ci racconta come sia stata la micetta a conquistarsi lo spazio, occupando di notte un cesto per gli attrezzi da giardino collocato sotto la tettoia per la sua auto. E malgrado le ripetute assenze dei coniugi, al loro ritorno il gatto “ERA SEMPRE LÌ”, mostrando di gradire quel riparo, anche se poco accogliente. E successe che, dopo innumerevoli tentativi di recuperare il presunto padrone o di trovare delle collocazioni alternative, i coniugi si arrendono “presi da compassione” per quella tenace fedeltà, quell’arte seduttiva disarmante e preoccupati per l’arrivo del freddo inverno svedese. Così, fugati i dubbi relativi alla compatibilità del loro stile di vita -girovago- con quello -stanziale- del gatto, la micia diventa parte centrale della loro quotidianità e della loro attenzione: “con un certo stupore constatai che la domanda “Dov’è il gatto?” era diventata una delle più frequenti. Senza averlo mai deciso, avevamo preso un gatto.”
Da questo momento il racconto diventa un resoconto di questa esperienza di convivenza (sempre più intima, fino alla condivisione della camera da letto) e di cura che coinvolge il vecchio e la sua famiglia, in un continuo adattamento reciproco, curioso e divertente. E’ soprattutto interessante come questa nuova presenza suggerisca all’autore una gran quantità di riflessioni, ricordi, raffronti, considerazioni e nuove consapevolezze (“ora che ho un gatto e guardo alla mia vita passata, mi accorgo di qualcosa di cui non mi ero reso conto prima. Ci sono sempre stati gatti e mi sono sempre piaciuti.”). E alterna considerazioni di carattere scientifico ad altre di carattere storico, letterario e filosofico fino a farsi curiose domande: “perché i gatti fanno le fusa? Come fanno? E’ una caratteristica comune a tutti i felini?” cui cerca di rispondere senza pedanteria, con semplicità, soddisfacendo la sopraggiunta curiosità del lettore. Anche relativamente alla gatta Uddenberg non perde le sue abitudini professionali e usa un prezioso attrezzo del mestiere: l’osservazione, per porsi delle domande, fare ipotesi, cercare risposte e, pur arrivando alla conclusione del filosofo Montaigne: “Chi può sapere cosa pensano e cosa provano gli animali?”, non si lascia scoraggiare e argomenta: “la vita interiore degli animali è un mistero per noi e questa è una delle ragioni per cui è così interessante cercare di relazionarsi con loro”.
Da scienziato, il vecchio sa che questa interazione affascina, proprio perché sfugge: “io rido della mia Micia quando la trovo dolce e tenera. I gatti non sanno ridere, ma forse lei trova abbastanza spassoso osservare i miei numeri quando corro di qua e di là agitando il cordoncino “ per farla giocare. L’immaginarsi questa reciprocità di sguardi è affascinante perché mette in dubbio la nostra presunta superiorità, e restituisce dignità all’animale e alla relazione. Dice: “siamo entrambi prigionieri delle nostre inclinazioni e forse proprio per quello c’è una sorta di contatto tra noi.” Questa relazione quindi soddisfa i bisogni di entrambi e crea un benessere reciproco; anzi il vecchio ci suggerisce come in certe situazioni dovremmo imparare dalla spensieratezza dei gatti per vivere meglio, in modo più essenziale, badando più alla qualità e al piacere che al “fronzolo superfluo”.
Attraverso questo racconto l’autore compie anche un viaggio interiore dove scopre emozioni nuove legate a Micia: il senso di vuoto, di abbandono, di impotenza quando lei sparisce per tre giorni, la felicità, condivisa con tutta la famiglia, quando, a sorpresa, ricompare, la preoccupazione quando deve esser curata, il disappunto ma anche la benevola comprensione per la sua eccessiva indipendenza e anche l’indulgente tolleranza quando gli fa dono delle sue prede: topi morti o terrorizzati per il piacere del gioco. Il vecchio ci conduce per mano in questa avventura di reciproco addomesticamento, ci rende partecipi di tutta la gioia, l’allegria, l’apprensione, la curiosità e la soddisfazione che questo rapporto procura a lui e alla famiglia, consapevole dell’effetto terapeutico: “Noi e Micia siamo diventati gli uni parte della vita dell’altra. (…) ci troviamo bene insieme. E soprattutto ci facciamo delle belle risate, cosa che dovrebbe allungare la vita. Inoltre noi abbiamo qualcuno a cui rivolgere le nostre attenzioni, e prestare le proprie cure è importante quanto riceverle”.
Il tono della narrazione è amabile, lieto, giocoso, a volte ironico e sempre rispettoso; le vicende spesso divertenti. Si percepisce nel vecchio la voglia di esplorare, imparare, giocare, ma anche di proteggere, accudire e coccolare. Gesti semplici, primari, accessibili a tutti. Il contatto con un animale si è spesso dimostrato importante anche per le persone fragili siano esse anziani, disabili o malati, perché riattiva abilità e competenze, stimola affetti ed emozioni, migliora l’umore e fornisce energie positive. E questa piccola storia ce lo racconta in modo semplice ma davvero convincente!

Il vecchio e il gatto