Libri

“Legami di cura” rimandano subito ad altre situazioni: relazioni, confronti, contaminazioni, intrecci tra le persone, servizi, tradizioni, prestazioni.
In questo nuovo libro sui temi della longevità e della comunità, dopo “Abitare l’invecchiamento” Rosita Deluigi, mantenendo il suo sguardo pedagogico sul tema, mette sotto i riflettori le badanti, questa figura sempre un po’ trasparente, delineata per ciò che fa e mai per ciò che è.
Esistono tanti libri sulle badanti, in particolare per sottolineare, come madri, il dramma che hanno alle spalle dei figli abbandonati, “gli orfani bianchi”. Oppure il libro “meravigliato” di qualche buona penna che, per esperienza diretta, scopre che dietro la badante c’è la persona. Pochi sono quelli sulla donna, la lavoratrice, la migrante, l’essere umano.

 È il racconto di un’esperienza, questo volume edito dai due partner promotori, l’INPS nell’ambito del suo progetto Home Care Premium (HCP) e l’Azienda Sanitaria provinciale di Catanzaro soggetto attuatore con altri enti e associazioni presenti nel territorio del distretto Catanzaro Lido, ma non solo. Lo scrive, con altri, il sociologo Franco Caccia, coordinatore del progetto, di cui ci illustra, con un contributo specifico per PLV, il percorso e i risultati.
Ho scelto di presentare il libro per tre motivi precisi:
• È la sintesi finale di un progetto conosciuto perché presentato in diversi convegni e iniziative in tutta Italia;
• È un prodotto specifico del progetto HCP attuato a Catanzaro;
• È per se stesso un “progetto” comunicativo, pensato e realizzato con alcune scelte editoriali e grafiche precise.

Quattro testi s’interrogano sulla vecchiaia, ognuno con una prospettiva diversa: due " I nuovi anziani" e  "Inventare la vecchiaia"sull’identità del nuovi anziani e su una vecchiaia da inventare; due, il primo e l’ultimo, " Il vecchio e il ladro" e  Pedagogia dell'invecchiare"nell’ordine di pubblicazione, sull’educazione e formazione di una persona anziana o in procinto di diventarlo.
Sono stati scritti da Sergio Tramma, pedagogista, docente di Pedagogia generale e Pedagogia sociale presso l’Università degli Studi di Miano Bicocca
Dopo decenni di immersione nel tema “anziani”, mi continuo a chiedere perché non solo in Italia, ma qui più che altrove, la vecchiaia risulta solo una condizione negativa, quasi sempre sinonimo di tristezza, fragilità, deficit e menomazioni. Storie diverse assumono solo il significato di “eccezioni che confermano la regola”. Si prospetterebbe il prossimo trentennio come un mondo tristissimo popolato per oltre un terzo solo da sofferenti, apatici e “parassiti”, con disturbi cognitivi galoppanti. Se la depressione è uno dei sintomi più influenti sul decadimento cognitivo, la cultura imperante ne diventa l’untore incontrastato.

Negli occhi di chi cura Edizioni EricksonUno spaccato, anche angosciante, sul mondo sommerso e sconosciuto delle RSA e di altri presidi assistenziali residenziali, qualunque sia il loro nome e chiunque siano i loro ospiti.
Chi a vario titolo frequenta questi spazi coglie, purtroppo sempre più spesso, che c’è una cappa che opprime tutti: lì si va per morire.
Questo è l’impatto iniziale nel leggere le prime pagine del libro “Negli occhi di chi cura- L’accompagnamento nelle ultime fasi della vita in RSA” di Loretta Rocchetti, pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Erickson.
Loretta Rocchetti è un medico e ha raccolto i materiali per il libro dai corsi di formazione, promossi in Trentino dall’UPIPA (Unione Provinciale Istituzioni per l’Assistenza) per operatori di RSA che si sono sviluppati per quattro anni in 12 edizioni.
Però leggendolo e immedesimandosi nel rapporto tra quegli anziani e quegli operatori si è investiti dalla ricchezza e dall’umanità che in esso sono riversate, ben oltre le prestazioni tutelari e sanitarie che sono erogate.

patrizia taccaniQualche volta per classificare nella propria mente un libro tornano utili delle parole-chiave. Chiuse le pagine del romanzo di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”, mi sono venute alla mente queste: tenerezza, pudore, rispetto, empatia, fiducia, semplicità, quotidianità, cautela, calma; ma anche coraggio, determinazione, forza, anticonformismo, eccezionalità, audacia, ardore. Sono termini riferiti a caratteristiche dei due personaggi principali, Addie Moore e Louis Waters, ma forse ancor più ai loro comportamenti, alle loro azioni, al modo con cui creano il loro rapporto.

Libro Medicina narrativa51U0cptg5PL. SY445 QL70 “Medicina narrativa” di Giorgio Bert è un testo scritto per medici o aspiranti medici, neolaureati e con lunga esperienza. Però, è il caso di dirlo, andrebbe letto anche da pazienti, reali o potenziali, perché prima o poi capita a tutti di esserlo nella vita.
Ho scelto di leggerlo e accompagnarlo con l’intervista al suo autore, perché la “medicina narrativa” come la “centralità della persona” come gli “stili di vita” sono le parole che rientrano in quasi tutti gli articoli, che parlano di salute, di persone, di anziani, di relazioni tra medico e paziente.

In viaggio contromano copSi viaggia comodi leggendo “In viaggio contro mano. The Leisure Seeker” di Michael Zadoorian
E, se non si conosce la mappa degli USA, è bene avere una cartina da consultare. È la Route 66 il tracciato da Detroit nel nord est del paese (Michigan) nella zona dei grandi laghi sino a Disneyland nel Sud Ovest in California, luogo della luna di miele di sessanta anni prima, fatta a bordo di un Greyhound.
Una coppia di ottantenni, Ella e John, “ due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del Terzo mondo, l’altro cosi demente da non sapere che giorno è”. Il mezzo di trasporto è un vecchio camper, il Leisure Seeker, (cercatore di piacere), compagno di tante vacanze.
Contro il parere di tutti i medici e dei figli sono fuggiti ed Ella è l’organizzatrice di questo viaggio turistico, perché loro sono due turisti.

cristina sironiNel mondo occidentale -e questo fenomeno sta diventando ‘globale’- Walter Longo Longevitaviviamo sempre più a lungo ma le statistiche ci avvertono che l’ultimo decennio di vita spesso è segnato da sofferenze, disagi e difficoltà dovute a malattie croniche invalidanti e a pluripatologie con le quali dobbiamo imparare a convivere. Tanto è vero che comincia a sorgere insistente tra molti la domanda: fino a che punto certe condizioni possano essere accettate come ‘vita’.
Allora vale la pena prendere in considerazione questo testo a mio parere interessante, del ricercatore biochimico italiano Valter Longo, che prova a considerare il processo di invecchiamento del corpo superando la questione piuttosto controversa del perché invecchiamo, e avvicinandolo da un nuovo punto di vista: “come gli organismi potrebbero restare giovani più a lungo”. La sua ricerca, più che ventennale, nasce dalla curiosità e dallo studio delle diete degli ultracentenari sparsi in tutto il mondo, nelle cosiddette ‘zone blu’: Okinawa (in Giappone), Loma Linda (in California), Sardegna, Calabria, Costa Rica e Grecia, dove una longevità record si abbina a condizioni di buona salute.