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WELFARE e DOMICILIARITA'
(a cura di La Bottega del Possibile)

CAMPAGNA CAREGIVER 

Welfare e domiciliarità

salvatore raoPer un certo tempo si è pensato che il riconoscimento, il diritto e il sostegno alla domiciliarità riguardasse solo gli anziani, associando erroneamente l’anzianità alla fragilità e alla non autosufficienza, mentre sappiano che si è fragili non solo quando si è anziani; inoltre, rispetto a quella visione il sostegno alla domiciliarità veniva interpretato e circoscritto con il mettere in campo servizi e interventi atti a sostenere la persona all’interno della propria casa, da questa lettura e interpretazione nasce quella confusione, tuttora presente, tra concetto culturale e strumento, tra domiciliarità e assistenza domiciliare.

 

pierluigi ossola Da oltre 22 anni la Bottega del Possibile è impegnata a diffondere la cultura della domiciliarità con seminari, incontri, documenti, ed anche promuovendoBdP progetti volti a sperimentare e diffondere buone pratiche per la costruzione di un nuovo welfare partecipato e di prossimità in cui sia possibile rendere effettivo per tutti il fondamentale diritto alla domiciliarità.
Bottega pone da sempre un impegno particolare nello sviluppare un’ampia e molto impegnativa attività a supporto degli operatori sociali per contribuire al loro aggiornamento professionale nella consapevolezza dell’importanza determinante del lavoro sociale per progettare e far funzionare in modo adeguato nuovi servizi di welfare capaci di fare del concetto di “domiciliarità” il loro focus.

mariena scassellati sforzolini galetti La storia è antica: il percorso sul territorio nasce nel 1966 in occasione della chiusura della Manifattura Mazzonis in Val Pellice (TO), dove svolgevo la funzione di assistente sociale di fabbrica. Per affrontare l’emergenza disoccupazione (oltre 1000 disoccupati) sono andata da sola a proporre al Consiglio di Valle (Consorzio volontario tra i Comuni) di avviare un Servizio Sociale di territorio che affrontasse le situazioni più gravi, cercasse nuovi posti di lavoro, valorizzasse l’assistenza economica ancora degli Enti Nazionali (vedi Enaoli, Ente Nazionale Assistenza Orfani dei Lavoratori).
La risposta è stata positiva (molto disponibili Presidente e Segretario) ma mancavano i fondi; è però stato possibile avviare il servizio con il contributo di un anonimo che ha così fatto nascere il primo servizio territoriale a livello nazionale.