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WELFARE e DOMICILIARITA'
(a cura di La Bottega del Possibile)

CAMPAGNA CAREGIVER 

patrizia mathieuEsiste un buffo, piccolo poema inglese di alcuni anni fa, che recita di una volontà di trasgressione delle vecchie signore, che si vestirebbero di viola e indosserebbero un cappello rosso che non si intona e che non dona. Signore che scoprirebbero il gusto della trasgressione con l'avanzare della età, piccole trasgressioni come raccogliere i fiori nei giardini degli altri o sedersi sui marciapiedi se stanche; il poema termina suggerendo di iniziare per tempo a compiere piccole pazzie quotidiane per strizzare l'occhio al mondo.
Quanto è diversa la realtà che incontro quotidianamente!

Sono medico di famiglia da diversi decenni in una città metropolitana del Nord Italia, in un quartiere dall'età media elevata, popolato da un riuscito melting pot di immigrati recenti, per lo più stranieri, meno recenti, in maggioranza italiani del Sud venuti a cercare una vita migliore per loro e per i loro figli, e di antica data, piemontesi alla ricerca di un lavoro che li emancipasse dalla povertà della vita agricola di un tempo.
Non credo che sia lo scopo di queste brevi riflessioni l'esame puntuale dello stato di salute della popolazione femminile avanti negli anni, ritengo però che sia molto importante riflettere sul tipo di vita che conducono le vecchie signore, partendo da una breve analisi della nostra realtà italiana. Oltre che all'archivio ISTAT rimando al sito di Health Search, unità di ricerca della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) che raccoglie nel suo database una fotografia nitida ed obiettiva della realtà della pratica della medicina generale in Italia.
La letteratura internazionale conferma che gli ambulatori di medicina generale sono per lo più frequentati da donne che portano non solo i loro problemi riferiti alla salute, ma anche quelli dei loro famigliari a volte accompagnati, spesso evocati. Secondo il data base di Health Search, le donne farebbero registrare un maggior numero di contatti fino ai 74 anni, dopo, pur nell'andamento di un numero crescente di accessi nella fascia di età dei 74-84 anni sono i maschi ad andare spesso dal medico.
Da ricordare che i dati HS del 2013 documentano una media di 8,1 visite/anno presso i MMG, per paziente, considerando tutte le fasce d'età suddivisi in 7,3 per i maschi e 8,9 per le femmine.
Molti sanno tutto, ma proprio tutto delle vecchie signore, veniamo informati sulle presunte differenze biologiche per le quali le donne vivono più a lungo e vedono cambiare il tipo e la frequenza delle patologie che le affliggono a seconda dello stato ormonale che le governerebbe. Ci prospettano i bisogni di salute,i fattori di rischio come se le persone fossero cloni di un essere sessuato creato dai ricercatori, ci dicono quali esami fare e quali farmaci assumere nelle diverse età della vita dimenticando che i determinanti di salute più importanti sono quelli sociali,culturali, economici.
Il comunicato stampa dell'ISTAT del 15 dicembre 2016 ci informa che
nel 2015 i pensionati sono 16,2 milioni (-80 mila rispetto al 2014, -600 mila sul 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.323 euro (+283 euro sull’anno precedente). Le donne sono il 52,8% e ricevono in media importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili. I redditi dei nuovi pensionati sono mediamente inferiori a quelli dei cessati (15.197 contro 16.015 euro) e ai redditi dei pensionati sopravviventi (17.411 euro). Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia (cumula più trattamenti il 27,6%), mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), in grande maggioranza donne (86,9%). Nel 2015 i pensionati che risultano occupati sono 442 mila (-14,3% rispetto al 2011), uomini in tre casi su quattro; l'86,4% svolge un lavoro autonomo e il 54,7% ha conseguito al massimo la licenza media, contro il 72,6% del complesso dei pensionati.
Basterebbero questi dati per far capire che molte vecchie signore non hanno nessuna voglia di vestirsi di viola!
Non incontro signore che vogliano rifarsi della sobrietà della loro giovinezza, non incontro aspiranti socie di questa simpatica Red Hat Society.
Una canzone degli anni 80 si chiedeva “dove andranno a finire le vecchie signore,lasciate di qua e di là,forse stanno ammucchiate fra le cose smarrite che nessuno mai cercherà”
Forse questa canzone dimenticata racconta una triste verità, donne di tutte le età utili e riconosciute nel loro ruolo di portatrici di cure, accudenti angeli del focolare che devono farsi carico di impegni gravosi anche quando sono avanti negli anni, verso coniugi molto malati,verso genitori molto molto anziani e che poi appassiscono senza saper trasgredire, senza sapersi far aiutare, senza saper dire una serie di sì che cambierebbero la loro vita.
L'esistenza femminile finora non ha tenuto conto di un dato sconvolgente nei paesi più sviluppati, perché non dobbiamo mai dimenticare che queste brevi note se sono verosimili, lo sono solo per il nostro paese oggi, in molti troppi paesi la condizione femminile è totalmente diversa e poco invidiabile.
La speranza di vita fornisce una misura dello stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. Essa è inversamente correlata con il livello di mortalità di una popolazione, perciò, oltre a rappresentare un indice demografico, è utile anche per valutare lo stato di sviluppo di un paese. Secondo i dati del 2013, la vita media degli italiani è di 84,6 anni per le donne e di 79,8 anni per gli uomini. L’incremento dal 2003 al 2013 è di 2,6 anni per gli uomini e di 1,8 anni per le donne. Analizzando la serie storica degli ultimi 10 anni in un'ottica di genere si riduce la differenza della speranza di vita alla nascita fra gli uomini e le donne, raggiungendo un valore pari 4,8 anni; nel 2003 tale differenza era di 5,6 anni.
Se entriamo nel dettaglio scopriamo che sopra gli 85 anni sono ancora in vita l'1,9% dei maschi contro il 4% delle femmine .Anche se negli ultimi anni il divario tra maschi e femmine per quanto riguarda l'aspettativa di vita si è ridotto, resta importante riflettere sul fatto che gli ultrasessantacinquenni femmine sono il 26% della popolazione contro il 20,7 % dei maschi.
Si vive più a lungo al centro Nord, superando gli 85 anni di aspettativa di vita in sette regioni e nelle province autonome.
Quale realtà si celano dietro questi numeri? Come vivono? Chi sono queste signore avanti negli anni?
Le pubblicità più o meno occulte ci propongono donne falsamente anziane che praticano sport, hanno aitanti compagni con i quali viaggiano ,si concedono molte romanticherie e riempono la loro vita di tutte le ultime tecnologie....salvo poi minimizzare i problemi dell'incontinenza, dell'ipoacusia, dell' ipovisione, del decadimento cognitivo.Non ho alcuna esperienza di vita nelle case di riposo, le vecchie signore che incontro risiedono al proprio domicilio, molto raramente convivono con parenti di vario grado.
Non ho quindi esperienza alcuna di quelle tragiche condizioni di sopravvivenza ad interventi medici molto tecnologici, di vita consentita ed assistita da macchinari o dispositivi invasivi.
Nella mia esperienza esiste una grandissima differenza tra donne di età comprese fino ai 75 anni e le grandi anziane ultraottantenni. Il miglioramento delle condizioni di vita, l'accesso alle cure garantito nei decenni scorsi dal SSN un cambiamento culturale importante,almeno nelle regioni del Nord, hanno permesso alle anziane più giovani di vivere in modo attivo, produttivo e partecipe oltre che ad essere una importantissima fonte di welfare domestico (nipoti,genitori,coniugi). Più si va avanti negli anni e meno
nella mia pratica incontro donne felici, prevalgono la solitudine, l'isolamento, il sottolineare tutto quanto di negativo vivono, la difficoltà di riconoscere la necessità di un aiuto domestico, l'atteggiamento negativo di chi nel dubbio sceglie sempre di dire no!
Molte di queste situazioni non sono liquidabili con una semplicistica diagnosi di depressione e la prescrizione di un farmaco.
Molte di queste signore hanno figli e soprattutto figlie già avanti negli anni, magari a loro volta sole, ma a volte impegnate ad aiutare figli e nipoti, le relazioni non sono facili, si assiste spesso ad una incapacità delle donne più anziane a riconoscere il ruolo delle figlie, a riconoscerle come donne a loro volta non più giovani desiderose di uno scampolo di vita extra famigliare, con la partecipazione alla vita culturale, sociale, ricreativa della città.
La difficoltà più grande per me sta nel far riconoscere la necessità di ricorrere a strumenti utili a permettere il rimanere a casa propria. Un aiuto per lo svolgimento dei lavori domestici, per l'igiene personale, l'utilizzo di dispositivi per evitare le cadute, parlo di deambulatori ma anche di letti, di poltrone dette comode per evitare faticose trasmigrazioni verso servizi igienici disagevoli. Sono discorsi difficilissimi che per lo più si risolvono con educate espressioni di ringraziamento per l'interesse dimostrato e la cocciuta negazione del bisogno.
Un discorso a parte meriterebbero le relazioni con le assistenti famigliari, da noi impropriamente chiamate badanti. Donne giovani o di mezza età costrette dalle circostanze a lasciare le loro famiglie, per accudire altre famiglie,altri genitori. In tutti questi anni di professione non ho quasi mai incontrato relazioni di abuso da parte del personale di assistenza, semmai rapporti di affetto figliale, di rispetto e pazienza nonostante a volte si rischino condizioni di riduzione in stato di schiavitù.
Se continuerà l'andamento degli ultimi decenni, con un costante aumento della longevità, occorre fin da ora preparare le generazioni più giovani al processo di invecchiamento, affinché acquisiscano gli strumenti, la cultura e l'atteggiamento necessari per vivere fino alla fine una vita che sia biografica e non biologica, che sia vivere e non sopravvivere. Occorre prospettare e progettare nuove forme dell'abitare, che tengano conto della progressiva inevitabile perdita dell'autonomia. Ma il cammino è lungo e difficile!

Biografia
Author: Patrizia Mathieu