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WELFARE e DOMICILIARITA'
(a cura di La Bottega del Possibile)

CAMPAGNA CAREGIVER 

loredana-ligabueLa legge che, su proposta della Consigliera Marani, l'Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna ha approvato il 25 marzo (sulla scia degli elementi emersi nell'ambito del Caregiver Day promosso a Carpi, a partire dal 2011, dalla cooperativa Anziani e non solo con il contributo dell'Unione delle Terre d'Argine e sulla connessa risoluzione dell'Assemblea legislativa del marzo 2012) è un risultato importantissimo per tutti i familiari che assolvono compiti di cura.


Essa infatti riconosce diritto di cittadinanza ai Caregiver e pone le basi per un sistema di welfare in cui la domanda (non solo l'offerta di servizi) può assolvere un ruolo attivo nella programmazione degli interventi, per un welfare più equo ed inclusivo.
Essere Caregiver significa assolvere un ruolo difficile e complesso che sovente si accompagna ad affaticamento fisico, depressione, isolamento sociale e professionale, impoverimento economico, precarietà finanziaria...
Elementi ulteriormente acuiti dal perdurare della crisi economica e sociale in atto.
La funzione svolta dai Caregiver verso propri cari che per malattia o disabilità necessitano di cura a lungo termine (long term care) è oggettivamente insostituibile, rappresenta una componente chiave del sistema di welfare e ne è la base di sostenibilità.
La legge, sulla scia di quanto approvato in altri Paesi Europei e contenuto in documenti della Commissione europea ( es. il piano di investimento sociale ed il documento di lavoro sull'assistenza a lungo termine), esprime riconoscimento e intento di valorizzazione del contributo dei Caregiver e delle difficoltà che quotidianamente essi affrontano.
La legge definisce il profilo del caregiver, riconosce il suo coinvolgimento nel progetto assistenziale e identifica l'importanza di un'azione sistemica dei servizi a supporto di tale funzione: informazione, orientamento, formazione...
Azioni che devono essere implementate a livello distrettuale, nell'ambito della programmazione regionale socio-sanitaria (con un intervento sinergico Comuni-AUSL sentite le associazioni di rappresentanza dei Caregiver) quale supporto al Caregiver in termini di consapevolezza del ruolo, supporto psicologico, sollievo, risposta a situazioni di emergenza, promozione di gruppi di auto mutuo aiuto, riconoscimento dell'assegno di cura anche quando l'assistenza è effettuata dal familiare, sostegno a forme di cittadinanza attiva, nonché interventi di sensibilizzazione mirati alla valorizzazione del ruolo sociale del Caregiver (istituzione del Caregiver Day regionale l'ultimo sabato del mese di maggio), all'analisi dei bisogni, allo scambio di buone prassi, all'empowerment degli operatori dei servizi rispetto al caregiving familiare..
La legge propone anche alcune sperimentazioni come la promozione di accordi con le compagnie assicurative per la copertura degli infortuni e della responsabilità civile che siano per infortuni e problematiche quindi collegati all'attività prestata. Propone che nella contrattazione decentrata le associazioni datoriali riconoscano una maggior flessibilità che vada oltre quelle che sono le opportunità della legge 104.

Per quanto inerente il riconoscimento delle competenze acquisite dai caregiver nell'ambito dello svolgimento di cure familiari, l'art. 6 lo finalizza in termini di crediti formativi nell'ambito di percorsi per la qualifica OSS o di altre figure professionali dell'area socio sanitaria (fermo restando che il Decreto legislativo 16 gennaio 2013 n°13 che ha finalmente recepito le direttive europee in materia consente una più ampia valorizzazione delle competenze acquisite in contesti informali).
La legge è un primo passo rispetto ad un traguardo ambizioso: attivare politiche non solo centrate sui bisogni della persona da assistere, ma anche di chi di essa si prende cura, spesso vedendo stravolti i propri progetti di vita, relazioni familiari, aspettative professionali....
La legge della Regione Emilia Romagna può essere un punto di riferimento per lo sviluppo di una legge quadro nazionale che, a partire dalle peculiarità di genere del lavoro di cura, affronti finalmente il tema delle pari opportunità, della conciliazione, riconosca il valore delle cure familiari, promuova un welfare in grado di declinare il principio dell'universalità d'accesso, attuare una concreta ed equa azione di compartecipazione sulla base dei mezzi, dare dignità al lavoro privato di cura, avviare la trasformazione da un welfare sostanzialmente monetario ad un welfare in grado di articolare servizi di supporto e dare opzioni in termini di assegni di servizi come già avviene in molti paesi europei.