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marco mussettaLavorare come operatore socio sanitario in una comunità alloggio per disabili offre la possibilità di partecipare ad attività pensate esclusivamente per questa tipologia di abitazione dove i residenti vivono insieme tutto l'anno partecipando ad attività diurne e pomeridiane per raggiungere gli obiettivi del progetto educativo individuale e nel progetto assistenziale individuale. Una delle più coinvolgenti è senza dubbio quella dei soggiorni estivi che sono una vacanza della durata di una settimana in una località marittima in Romagna per gli ospiti che vivono in comunità.

marco mussettaNel 2012 la mia vita lavorativa subì un importante cambiamento: dopo anni passati a lavorare in aziende come operaio prima e come impiegato poi in ufficio, decisi di dedicarmi ad altro. Volevo fare un lavoro che fosse meno incentrato sulla produzione di oggetti e più focalizzato sulla persona, sui rapporti umani. Nella mia zona di residenza, è presente un ente formativo che propone diversi corsi ed erano aperte proprio in quel periodo le iscrizioni per conseguire l'attestato di operatore sociosanitario, un corso di 1000 ore gratuito per venticinque persone selezionate attraverso test scritti e orali. Durante il periodo formativo oltre ad un percorso teorico dove si apprendono nozioni inerenti al settore sociale, sanitario, etico, giuridico e attitudinale. Sono previsti anche "stage" che si svolgono nei vari servizi nei quali opera questa figura: residenze sanitarie assistenziali, ospedali, servizio assistenziale territoriale, comunità alloggio e centri diurni.

letizia espanoliLa realtà del mondo socio-sanitario è davanti agli occhi. Essere professionisti nella relazione di cura è sempre più complesso e le persone che convivono con la Demenza o con malattie cognitive degenerative sono spesso accolte in servizi diretti dal tecnicismo didattico e formativo esasperato unito a modelli organizzativi basati solo sui compiti e sui tempi.
La difficoltà sta nell’assumersi la responsabilità del proprio livello di stress. Semplice a dirsi ma gli studi dimostrano che lo stress prolungato o ripetuto può ostacolare l’organismo in diversi modi ed è fondamentale che ognuno di noi sviluppi un’abilità imprescindibile per svolgere qualsiasi professione in ambito socio-sanitario. Anche essere familiari comporta dedizione alla cura e si comprende l’urgenza di costruire il proprio ben-essere e la propria felicità, ma siamo consapevoli delle emozioni che proviamo?

elisabetta granelloChe cosa ti sei portata a casa dal convegno “ L’assistenza agli anziani. Metodi e strumenti relazionali” (Trento, 23 e 24 settembre 2016 – Centro studi Erickson)?
Una domanda semplice, alla quale vorrei dare una risposta altrettanto semplice e diretta. Una buona domanda, che può aiutarci a estrarre un nucleo di idee vive e fertili da quanto vissuto o ascoltato. In qualche modo è la stessa domanda che ha guidato gli interventi conclusivi di ogni giornata di convegno, affidati a Nicoletta Pavesi (Università Cattolica di Milano) e a Mariarosa Dossi (APSP Grazioli di Trento) e per i quali era prevista la presenza di Silvana Botassis (Associazione Al Confine, Milano), che ha dovuto rinunciare a esserci e mi ha chiesto di sostituirla. Dunque eccomi, per provare a raccontare queste mie due giornate.

tiziana tesauroTrame è una ricerca intervento maturata nell'approccio teorico della Medicina Narrativa realizzata grazie alla collaborazione tra l'Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr e l'Azienda Ospedaliera Universitaria OO.RR. San Giovanni di Dio Ruggi d'Aragona. Intrecciando saperi e professionalità diverse Trame propone una metodologia formativa che, attraverso il teatro e la scrittura, sviluppa negli operatori sanitari competenze narrative trasferibili nella pratica clinica.

nadia marchisioProgetto domiciliare utopia o realtà………… Un’immensa realtà, in un piccolo comune (2500 persone circa) ovattato nella valle Vermegnana. La struttura apre le porte al territorio e offre una gamma di servizi per sostenere la domiciliarità. Nel 2013 e precisamente nei primi giorni dell’anno nasce in questo comune e si inaugura il progetto domiciliare denominato “PROGETTO RE – STARE A CASA” a favore degli anziani ultrasettantacinquenni. La struttura risponde alle esigenze degli utenti e soddisfa i bisogni al domicilio attraverso una serie di servizi per mantenere più a lungo possibile le persone a casa loro o meglio nel loro nido costruito nel corso della loro vita, nido che ognuno spera vivamente di non abbandonare mai.

patrizia bernardiHo lavorato per diversi anni in Case di Riposo dove ho conosciuto le realtà più diverse. Ora, da una quindicina di anni lavoro a Bernezzo (CN), sono socia di una Cooperativa. Nei primi anni come OSS nella casa di Riposo Don Dalmasso, lavoravo sui tre turni, mattino, pomeriggio, notte, festivi. Mi è sempre piaciuto mettermi in gioco, sono conduttrice di Palestra di Vita. Per alcuni anni ho condotto la PdV in altre strutture: al Tapparelli di Saluzzo, sia al Centro Diurno e ai Piani, a casa Don Eandi di Lagnasco e a Racconigi.

marco mussettaIl 22 febbraio 2001 nasce la figura dell’operatore socio sanitario con il provvedimento della Conferenza Stato-Regioni e l'accordo tra il Ministero della Sanità, il Ministero della Solidarietà sociale e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. L’istituzione di questa figura tecnica è dunque piuttosto recente Ho scritto "tecnica" perché al momento (2016), non rientra tra le figure sanitarie e, proprio in questo periodo, è in corso, da parte di alcuni enti, una proposta per far rientrare in questa categoria gli operatori sociosanitari.