Salute, Benessere, Scelte individuali

foto 1Un po’ di storia. Negli anni ’80 prese il via a Modena una strutturata politica di interventi rivolti alla popolazione anziana anche con la creazione presso il Comune di un nuovo ufficio ”Attività promozionali anziani”. Questa attività di largo respiro vide la collaborazione istituzionale fra la Giunta Comunale di Modena (in particolare il vicesindaco B. Flori e l’assessore A. Sacchi) e l’Università di Modena, cioè la cattedra di Geriatria diretta dal prof. GP Vecchi. Il motto guida fu “Dare vita agli anni e non anni alla vita” da cui discendevano due importanti corollari, “Anziano non è sinonimo di Malattia” e “il territorio organizzato anche in strutture è sede e fattore di riattivazione/riabilitazione psico-fisica”. Per restringere il resoconto a quest’ultimo aspetto, è coerente l’avvio del progetto Casa Albergo Cialdini. In questa struttura si cercava di far convivere gli aspetti individuale-familiare con quello comunitario.

ferdinando schiavoL’incipit del mio articolo del mese scorso descriveva la vicenda di una caregiver che faceva fatica ad accettare la complessità delle soluzioni affidabili allo scopo di calmare un familiare anziano con demenza.
A questo punto, per restare almeno una volta nel tema pattuito di questo numero di PLV, rifacendomi alla mia esperienza umana quasi cinquantennale, continuerei con un piccolo spunto da Jannacci, con Quelli che… declinandolo al femminile in Quelle che… per il peso obiettivo delle donne nel ruolo difficile di caregiver. I maschi, tranne splendide eccezioni, sono accomunati in una sorta di disinteresse o di incapacità al compito. Altri sapranno descrivere meglio di me i motivi antropologici e le delicate trame psicologiche nella scelta o imposizione di questo ruolo.

 

“Nel 417 il figlio di Sofocle, Iofonte denunciò il padre
alla Fratria per demenza senile, geloso, si dice,
dell'affetto per il nipote illegittimo, suo omonimo.
Sembra che al processo Sofocle si sia difeso limitandosi
a leggere alcuni versi dell'Edipo a Colono”.

gabriele codiniIl fenomeno della violenza contro gli anziani esiste sin dall’antichità, ma solamente negli anni 90 del novecento la società ha dimostrato interesse e preoccupazione a questi abusi, sommersi e taciuti sino ad allora.
Tuttavia nonostante questa attenzione dimostrata dal 1990 dalla società agli abusi di anziani, non è stata ancora fondata una teoria basata sulle evidenze del fenomeno per poter spiegare il verificarsi del maltrattamento dell’anziano, per cui si è assistito a sforzi sociali che hanno sinora potuto avere scarsi risultati per cambiare l’andamento evolutivo degli abusi(1).

ferdinando schiavoPrendo spunto da una lettera di Repubblica dell’8 aprile scorso in cui la signora Franca Guidoni denunciava lo scarso senso di responsabilità (“la colpa è sempre degli altri”) a proposito di un episodio descritto in una precedente lettera da un’altra lettrice. Costei si era lamentata poiché si era venuta a trovare (per una sua mancanza: un ritardo nel versamento della quota universitaria delle figlia) nella condizione di dover pagare 50 euro in più. In realtà bastava stare alle regole, pensarci prima ed evitare così di incolpare altri!

ferdinando schiavoSi, è vero, per molti professionisti della salute le cose che non si sanno non esistono. Ma è una riflessione che vale per tutte le professioni, forse “un po’ meno” quando vengono esercitate da chi è curioso e ama mettersi in discussione, tenta di mantenere l’impegno nella propria vita e nel lavoro, ascolta gli altri e ne accetta gli insegnamenti, le proposte e le eventuali critiche.

 La classe medica conosce la neurogerontologia? I medici e le altre figure professionali che collaborano a livello sanitario e sociale nell’ambito della salute hanno una preparazione adeguata per gestire una società che invecchia? Sono in grado di proporre una medicina attenta alla complessità dettata dall’invecchiamento e, in conseguenza di ciò, dalla fragilità, dalla cronicità e dall’impiego elevato e non sempre appropriato dei farmaci?

ferdinando schiavoI morti di oggi 22 febbraio 2016
A Torino Wilma Tortis di anni 84 è deceduta in casa di riposo Gigi Meroni in seguito alla somministrazione di una terapia piuttosto intensa di ipotensivi. Giorni prima le era stato aggiunto un quarto ipotensivo perché, malgrado le tre molecole che assumeva da mesi, manteneva valori di pressione arteriosa alti. In verità Wilma i tre farmaci non li prendeva, li lasciava scivolare silenziosamente nel water perché sentiva che uno dei tre (ma quale?) le dava nausea. E così, all’arrivo del quarto e alla maggiore attenzione del personale affinché seguisse la terapia regolarmente (e tutta quanta!), è arrivata la morte in bagno.


martina artusi yann bertholom sara luiseEsperienza italiana sull'applicazione del metodo
La demenza é una malattia che si presenta in maniera sempre diversa, può non essere riconosciuta subito e accettata come tale, perciò nella gestione della persona un problema avvertito da un membro della famiglia colpisce l’intero sistema. L’esperienza pratica ci dimostra che le persone colpite, se lasciate sole, decadono molto più velocemente, trascinando con sé anche chi le assiste. Da ciò si comprende il valore di sostenere il soggetto e il suo caregiver principale per un nuovo equilibrio personale e occupazionale.L'inizio della malattia è subdolo e lento, e il sintomo più importante è una riduzione progressiva della memoria recente, mentre la capacità di rievocare accadimenti passati appare meno compromessa (Cavazzuti, 1992).
La diagnosi medica implica il rilievo di deficit acquisiti all'interno di domini cognitivi multipli, comprendenti anche la memoria, che interferiscono con le attività sociali e lavorative quotidiane (Cambier, Masson, Henri, 2004). Questi sono definiti all'interno del DSM IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Masson, 1999). 


antonio mattaannalisa patrunopietro landraQuesto contributo nasce dall'elaborazione dell'esperienza maturata nel N.A.T. Villa Andorno di Torino, collocato all’interno della Residenza Sanitaria Assistenziale Il Trifoglio, gestita dalla Cooperativa Sociale Bios di Alessandria.(1) La struttura, inaugurata a Torino nel luglio 2014, si sviluppa su tre palazzi, ognuno dei quali dispone di tre piani, che accolgono 180 posti letto, cui si aggiungono i venti posti letto del N.A.T.(Nucleo Alzheimer Temporaneo) e i venti posti letto della R.A.F.di tipo B per persone disabili, entrambe collocate al piano rialzato.