Salute, Benessere, Scelte individuali

elvioraffaello martiniParlare di benessere degli anziani nella comunità vuol dire parlare di condizioni di vita e non solo di servizi sociali o sanitari disponibili per loro. Vuol dire parlare di cultura, di valori, di organizzazione sociale, di qualità delle relazioni fra le persone, di vitalità della vita comunitaria e non solo delle risorse economiche che sono necessarie per vivere. Vuol dire mettere a fuoco che vita è possibile per gli anziani in un determinato contesto, quali condizioni favoriscono il loro benessere o contribuiscono al loro disagio. Questo è anche l’approccio più recente e pare più promettente nel campo della promozione della salute. Comunità che promuovono salute hanno chiaro cosa serve per stare bene e sono impegnate a realizzarlo.

sonia baccettiAgopuntura, fitoterapia e omeopatia sono presenti in oltre novanta ambulatori pubblici. A queste discipline si rivolge circa il 15% dei cittadini toscani per un’ampia gamma di patologie.

Una splendida anomalia

Le medicine complementari, e più precisamente agopuntura e medicina tradizionale cinese (MTC), fitoterapia e omeopatia, sono protagoniste in Toscana, sin dagli anni Novanta, di un originale percorso d’integrazione nel servizio sanitario pubblico. Oggi sono parte integrante del sistema di salute regionale.

renato frisancoLa soluzione maggiormente praticabile per rilanciare le cure primarie attraverso nuove sfide, organizzative e culturali insieme, è oggi la Casa della Salute (CdS). Essa facilita i percorsi e i rapporti tra i servizi sanitari e sociali - tra loro integrati - e i cittadini, e restituisce alla popolazione una visione unitaria del problema della salute, contemperando il diritto alle cure di ogni cittadino con la riorganizzazione del welfare locale. In sostanza, attraverso la Casa della Salute si rende di fatto operativo il passaggio dal Welfare State al Welfare Community - e quindi dalla “sanità” alla “promozione della salute” - visibile lo spostamento del baricentro dell’intervento dall’ospedale al territorio e possibile la corresponsabilizzazione dei cittadini organizzati.

valeria masseiI Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono definiti all’art. 1 del decreto legislativo n. 502 del 30 dicembre 1992 come l'insieme delle prestazioni che sono garantite dal SSN, a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa (ticket), perché presentano per specifiche condizioni cliniche evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, individuale o collettiva, a fronte delle risorse impiegate. Tale sistema costituisce un classificatore e nomenclatore delle prestazioni sanitarie sulla base della loro erogabilità da parte del Servizio sanitario nazionale (SSN).(*)

ferdinando schiavoQual è il compito principale di noi medici? Senza ombra di dubbio quello di curare, anzi, prenderci cura delle persone che si affidano a noi per una diagnosi ed eventualmente per una terapia, nel migliore dei modi possibili, ricordando che il rapporto fra professionista della salute e paziente è un confronto impari fra uno che sa verso uno che non sa, uno che è forte verso uno che è debole. Una modalità antica che nello stesso tempo dobbiamo considerare innovativa ci dice che questo rapporto deve basarsi sull’empatia (so che cosa avverti nell’animo), sull’informazione (hai il diritto di sapere), sulla comunicazione (devo essere in grado di sapertelo dire) e certamente sulla professionalità (so che cosa fare a livello tecnico).

foto 1Un po’ di storia. Negli anni ’80 prese il via a Modena una strutturata politica di interventi rivolti alla popolazione anziana anche con la creazione presso il Comune di un nuovo ufficio ”Attività promozionali anziani”. Questa attività di largo respiro vide la collaborazione istituzionale fra la Giunta Comunale di Modena (in particolare il vicesindaco B. Flori e l’assessore A. Sacchi) e l’Università di Modena, cioè la cattedra di Geriatria diretta dal prof. GP Vecchi. Il motto guida fu “Dare vita agli anni e non anni alla vita” da cui discendevano due importanti corollari, “Anziano non è sinonimo di Malattia” e “il territorio organizzato anche in strutture è sede e fattore di riattivazione/riabilitazione psico-fisica”. Per restringere il resoconto a quest’ultimo aspetto, è coerente l’avvio del progetto Casa Albergo Cialdini. In questa struttura si cercava di far convivere gli aspetti individuale-familiare con quello comunitario.

ferdinando schiavoL’incipit del mio articolo del mese scorso descriveva la vicenda di una caregiver che faceva fatica ad accettare la complessità delle soluzioni affidabili allo scopo di calmare un familiare anziano con demenza.
A questo punto, per restare almeno una volta nel tema pattuito di questo numero di PLV, rifacendomi alla mia esperienza umana quasi cinquantennale, continuerei con un piccolo spunto da Jannacci, con Quelli che… declinandolo al femminile in Quelle che… per il peso obiettivo delle donne nel ruolo difficile di caregiver. I maschi, tranne splendide eccezioni, sono accomunati in una sorta di disinteresse o di incapacità al compito. Altri sapranno descrivere meglio di me i motivi antropologici e le delicate trame psicologiche nella scelta o imposizione di questo ruolo.

 

“Nel 417 il figlio di Sofocle, Iofonte denunciò il padre
alla Fratria per demenza senile, geloso, si dice,
dell'affetto per il nipote illegittimo, suo omonimo.
Sembra che al processo Sofocle si sia difeso limitandosi
a leggere alcuni versi dell'Edipo a Colono”.

gabriele codiniIl fenomeno della violenza contro gli anziani esiste sin dall’antichità, ma solamente negli anni 90 del novecento la società ha dimostrato interesse e preoccupazione a questi abusi, sommersi e taciuti sino ad allora.
Tuttavia nonostante questa attenzione dimostrata dal 1990 dalla società agli abusi di anziani, non è stata ancora fondata una teoria basata sulle evidenze del fenomeno per poter spiegare il verificarsi del maltrattamento dell’anziano, per cui si è assistito a sforzi sociali che hanno sinora potuto avere scarsi risultati per cambiare l’andamento evolutivo degli abusi(1).