«Se non hanno più pane, che mangino brioche!».
Maria Antonietta o Rousseau, gli storici sono indecisi.

roberta franciaAssunta Signorelli scrive che appare quasi che l'essere uomo o donna sia un accidenti secondario: nemmeno laddove si parla di cultura, ambiente, colpa, si ritiene necessario richiamare il problema del "genere": Eppure la storia delle donne è strettamente intrecciata al concetto di "dolore" rappresentando questo l'origine e la trama di un percorso mai definitivamente compiuto. La biblica condanna del "partorirai con dolore" è sicuramente più dura e drammatica da sopportare del "lavorerai la terra con il sudore della fronte" dal momento che va direttamente ad interferire con la capacità distintiva del genere.

E’ da qui, che a mio parere, bisogna partire per parlare della salute e della vita della donna anziana. È da qui che parte la percezione che ogni donna ha della sua salute. Se ha la fortuna di vivere in autonomia psicofisica ed economica, è in genere molto brava: va spesso, a volte troppo spesso, dal medico, segue ogni trasmissione televisiva che parla di benessere e malattie e ne applica ogni consiglio che ritiene appropriato per uno stile di vita migliore , fa volontariato, va in palestra, partecipa all’Università della terza età, cura la propria persona con trucco e parrucco, cerca, con i limiti posti dalla scarsa attenzione del mondo della moda, di vestirsi con eleganza. Bada ai nipoti, provvede alla paghetta settimanale. Risparmia.

Ha imparato fin da piccola che essere donna significa arrangiarsi, sempre disponibile e arrendevole al lavoro di cura: casa, lavoro, mariti, figli, nipoti, genitori, suoceri.
Ha imparato fin da piccola la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro.
Ha imparato che non ci sarà per lei un uomo che sarà in grado di accudirla quando sarà malata.
Ha imparato che se avrà partorito una figlia femmina sarà forse accudita meglio quando sarà vecchia e malata.
Il genere è importante quando si invecchia, la cronicità è rosa.
Ho già avuto modo di scrivere in questo Blog che è impossibile parlare degli anziani e soprattutto della salute delle donne anziane, come se esse costituissero un gruppo unitario, o stabilire politiche presumendo che possano essere adeguate per tutti.
Gli anziani non sono tutti uguali: l'umanità invecchia in una sorprendente varietà di modi, a seconda dello status sociale, dell'istruzione, della storia biografica, dello sfondo culturale, delle malattie pregresse, etc. E, ciò che è ancora più sorprendente, dal punto di vista strettamente biologico, le variazioni individuali fra gli anziani sono spesso assai maggiori di quelle che si registrano fra i giovani.
Oggi, per il grande numero della cronicità e per le risorse sempre più scarse, non abbiamo i sufficienti mezzi per l’assistenza, figuriamoci l’assistenza sanitaria e sociale di genere!

Quando una donna anziana, ma anche un uomo, diventa non autosufficiente sia che abbia la possibilità di rimanere a casa o che debba essere ricoverata in una residenza protetta è in genere molto anziana e molto malata, non le sono riservate particolari cure riguardo al genere. Rimane a casa, nella maggioranza delle volte, se ha una figlia femmina, altrimenti viene ricoverata. Il giorno di 36 ore della care giver (non è un errore l’articolo è messo al femminile appositamente) è molto faticoso, la relazione di cura risente di tutti i conflitti che la relazione madre – figlia, donna – donna, ha avuto nella storia dell’assistito e dell’assistente. E’ un lavoro duro, anche fisicamente, a casa gli ausili e i presidi, presenti in struttura, spesso non ci sono. Si cambiano i pannoloni, si medicano le ulcere, spesso in camere inadeguate, poca luce, poco spazio, letti fissi (che hanno 2 sole caratteristiche: o sono ad altezza adeguata per l’assistente, ma non permettono all’anziana di toccare terra con i piedi, o sono letti bassi che rompono la schiena quando si deve intervenire per l’igiene o le medicazioni). Se esiste una cosiddetta badante o meglio un’assistente familiare (90 % donna), spesso parla male italiano, viene da un mondo dove non esistono i grandi anziani. Una donna che cura una donna, quando è bravissima cura la famiglia, ma non è sempre così.
Lidia mi chiede se ci sono azioni positive, accorgimenti, misure specifiche per la salute della donna? Salvo i casi estremi di neoplasie, esiste una prevenzione per le malattie ginecologiche o comunque a maggiore diffusione tra le donne tipo artrosi? Nelle strutture o a domicilio esiste una convenzione per la specialistica?
Non ci sono! Come medici di famiglia e di struttura, organizzare una consulenza specialistica è possibile a patto di spendere MOLTO tempo e MOLTE energie, quindi alla fine non applicabile.
Da poco invece un progetto, che io condivido assolutamente, per valutare e monitorare il dolore.
E’ doveroso valutare il dolore anche nel paziente affetto da demenza, è doveroso da parte del medico intervenire per alleviare la sofferenza. Più difficile valutarlo al domicilio. In questo ultimo caso indispensabile è il coordinamento rete assistenziale, famiglia, care giver, medico. Il Dolore è un sintomo spesso sottostimato e non trattato, determina un peggioramento delle funzioni cognitive, dell’umore, dell’autonomia e dell’autosufficienza. Contrastare il dolore migliora le capacità funzionali e cognitive, e quindi migliora la qualità di vita.
E Lidia mi chiede ancora:” Nell’abbigliamento vi sono particolari accortezze perché la donna abbia tutelata la sua dignità se è in carrozzina o quando viene visitata? E io aggiungerei accudita?
La dimensione etica è molto importante. Mettere in atto le azioni volte a coltivare il rispetto, i valori di vita con la sua dignità e nel contempo rispettare se stessi non è semplice.
Come si potrà fare l’assistenza che sia nel contempo efficace, etica e quindi rispettosa, sostenibile con le risorse possibili? Lo Stato, l’assistenza pubblica, se non cambiano i numeri della cronicità, non sarà in grado di assistere tutti, molto dovrà fare anche la famiglia, la persona. I giovani adulti devono iniziare a pensare subito, oggi, al loro futuro di anziani mettendo da parte un piccolo gruzzolo di denaro, di amici, di figli.

Lo Stato dovrà riconoscere il territorio” come luogo appropriato di cura e assistenza, spesso l’amore per l’assistenza a domicilio o per i servizi territoriali non è dettata dalla reale condivisione del modello culturale e scientifico, ma dalla necessità di rispondere alla crisi del sistema sanitario attraverso meccanismi di regolazione di mercato o con tentativi di razionalizzazione dell’uso delle risorse, senza riuscire ad arrestare la lievitazione dei costi e il progressivo abbandono del principio di eguaglianza ed equità. Insomma il territorio va bene se ci fa risparmiare altrimenti meglio il reparto dove tutto è tradizionalmente stabilito e dove tutti sappiamo chi fa che cosa. E soprattutto è facilmente misurabile e contrattualizzabile.
Dovrà nascere una cultura della salute aperta alle nuove tecnologie su cui sviluppare con successo l’intero progetto di vita. La telemedicina può essere una possibilità per pazienti affetti da malattie croniche che vivono in casa o in struttura. La disponibilità di questa tecnologia permette, già da ora, progetti di riattivazione funzionale, altrimenti troppo costosi da somministrare singolarmente. Permette il coinvolgimento del caregiver e il “prendersi cura di chi si prende cura”. Curare i malati e non solo la malattia, curare il malato e il suo ambiente, curare la famiglia per migliorare la qualità della vita. Attualmente i termini telemedicina e sanità elettronica tendono a essere unificati in un unico termine: connected health, salute in rete, a significare un’infrastruttura di rete costituita da un sistema distribuito d’informazioni sanitarie integrato da applicazioni cliniche di teleassistenza interoperabili. L’applicazione della telemedicina alle cure primarie, e quindi al mio lavoro come medico di famiglia, può rispondere con tempestività alle esigenze diagnostiche (telediagnosi) e terapeutiche (teleassistenza) di cittadini- utenti-pazienti distanti dalle strutture sanitarie o comunque impossibilitati a muoversi da casa, intervenendo e quindi essere un mezzo efficace per combattere l’esclusione sociale dei pazienti cronici che per la maggioranza sono donne.

Biografia
Author: Roberta Francia
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