L'uso e abuso di farmaci nella cura di pazienti anziani, a casa e nelle strutture residenziali è oggetto di molte attenzioni. Già ne abbiamo parlato in un'intervista al dottor Ferdinando Schiavo, autore di un libro in materia. Oggi riprendiamo il tema con due contributi.

Il primo, curato dalla dottoressa Paola Fiandri, medico di medicina generale (MMG) e responsabile sanitaria in una struttura residenziale e dalla  dottoressa Carla Orsi, dirigente farmacista dell'AUSL di Modena, presenta i risultati di una ricerca , finanziata dall'AIFA , condotta in Emilia Romagna da alcune AUSL , tra cui quella di Modena come capofila, sulla prescrizione di farmaci nelle residenze assistenziali e alcune conseguenze delle stesse.

Il secondo contributo è di  Rosario Falanga, sempre MMG di Polcenigo (PN) che ci ha concesso di riprodurre un suo articolo pubblicato sulla rivista M.D. medicinae doctor che trovate a questo link.

Per facilitare la lettura ho riprodotto direttamente l'articolo.

 

La ricerca in Emilia Romagna 

Uso appropriato e sicuro dei medicinali nei pazienti anziani ospiti nelle residenze sanitarie assistite e nelle case protette”

di Paola Fiandri e Carla Orsi

Da tempo vari studi prospettano un’evoluzione demografica in Italia e ancor più nella nostra regione verso un consistente invecchiamento della popolazione, popolazione che spesso presenta polipatologie e che utilizza politerapie con conseguente rischio di reazioni avverse ai farmaci a loro volta causa di nuove malattie potenzialmente gravi e con necessità di ospedalizzazione.

In questo scenario è evidente quanto sia importante offrire alle persone anziane una assistenza basata sull’appropriatezza in modo da garantire sicurezza ed efficacia delle terapie riducendo il rischio di danni iatrogeni.In alcune Aziende USL della Regione Emilia Romagna negli anni 2012-2013 è stato attivato il progetto multicentrico di farmacovigilanza attiva “Uso appropriato e sicuro dei medicinali nei pazienti anziani ospiti nelle residenze sanitarie assistite e nelle case protette” approvato e finanziato con fondi dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Tali fondi hanno consentito di finanziare borse di studio destinate a farmacisti “facilitatori” che in ogni azienda hanno monitorato l’utilizzo dei farmaci nelle strutture e sensibilizzato il personale sanitario in tema di gestione del rischio nell'uso dei farmaci.

Il progetto si proponeva di rilevare in modo sistematico le terapie di pazienti istituzionalizzati in alcune Case Residenza per Anziani della Regione Emilia Romagna con l’obiettivo di valutare il rischio di esposizione a potenziali interazioni tra farmaci clinicamente rilevanti e di promuovere le segnalazioni di sospette reazioni avverse da farmaci.

Alla raccolta strutturata di dati, effettuata nell’ambito delle attività istituzionali di farmacovigilanza attiva, hanno aderito sei AUSL: Modena, azienda capofila, Bologna, Cesena, Imola, Parma, Reggio Emilia.

Durante i due anni del progetto la presenza del farmacista facilitatore nelle strutture è stata accolta positivamente sia dai medici che dagli infermieri e il progetto è stato recepito come un momento di collaborazione tra figure professionali complementari volto a migliorare la sicurezza e l' efficacia delle terapie .

In ognuno dei due anni di durata del progetto sono state effettuate 3 rilevazioni in ogni struttura. Sono stati monitorati complessivamente circa 3000 pazienti/anno, ospiti presso 52 Case Residenza per Anziani.

Nel 2013 l’età media degli ospiti è risultata di 83,4 anni. Il 68,5% dei pazienti aveva un’età superiore o uguale a 81 anni. Il 72,4% era di genere femminile.

I dati raccolti nel corso delle rilevazioni hanno consentito di disporre della terapia complessiva e concomitante di ogni singolo paziente e pertanto di individuare potenziali interazioni tra farmaci utilizzando un elenco fornito dal Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Unità di Farmacologia dell’Università degli Studi di Bologna. Il progetto ha così evidenziato 107 coppie di farmaci potenzialmente interagenti tra i farmaci concedibili dal SSN e 42 coppie tra i farmaci non concedibili dal SSN.

Le potenziali interazioni clinicamente rilevanti sono state 45 e hanno interessato il 49,53 degli ospiti.

Sono state rilevate le prescrizioni relative a farmaci prescritti sia per terapie croniche che al bisogno (antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici …).

Nel 2013 sono stati prescritti mediamente 9,7 farmaci/paziente dei quali circa l’80% per uso cronico e il rimanente al bisogno. Complessivamente i farmaci più prescritti sono stati i neurologici (93,3% di pazienti trattati sul totale dei pazienti monitorati), seguiti da quelli che agiscono sull’apparato gastrointestinale (90,3%) e dai cardiovascolari (79,3).

Al termine del progetto si sono svolti incontri dedicati a fornire un ritorno al lavoro svolto e ogni azienda ha presentato i risultati confrontandoli con la media costituita dalle sei aziende della regione Emilia Romagna coinvolte nel progetto,individuando così punti di forza e soprattutto margini di miglioramento in termini di appropriatezza prescrittiva.

Il lavoro svolto ha descritto una esperienza sul campo, durata due anni, di collaborazione tra operatori sanitari delle strutture e farmacista facilitatore, per un miglioramento della qualità assistenziale attraverso il richiamo all'uso più apprpriato e sicuro dei farmaci.

 

 

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