Con il trascorrere del tempo una persona con demenza perde diverse capacità ma la risposta alla musica si conserva anche se la malattia è molto avanzara (Sacks, 2008).

 La musicoterapia si inserisce all’interno degli interventi non farmacologici, ed è capace di influire positivamente sull’umore.La musica diventa un importante canale di comunicazione quando la capacità di esprimersi verbalmente  è compromessa; può diventare l’unico canale di comunicazione negli stadi avanzati della malattia[i] di Alzheimer. Le reazioni delle persone alla musica variano in base ai differenti livelli di percezione del suono, di gradimento ed al grado di evoluzione della malattia. La pratica musicale può suscitare reazioni di tipo regressivo (ritualità, ripetitività, stereotipia) oppure di tipo progressivo (riattivazione di vissuti affettivi positivi, riemergere di informazioni, come le parole di una canzone conosciuta, il lavoro svolto in passato). A volte, quando propongo ai gruppi di persone con malattia di Alzheimer l’ascolto di canzoni, musiche o romanze liriche già conosciute, il loro sguardo si fissa lontano, come se la musica evocasse ricordi o sensazioni che non si riescono a trasmettere con le parole.

Per musicoterapia si intende “l’uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito, per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la mobilizzazione, l’espressione, l’organizzazione e altri obiettivi terapeutici degni di rilievo, nella prospettiva di assolvere ai bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi. La musicoterapia si pone come scopo di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo, in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale/interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia” (Congresso Mondiale di Musicoterapia, Amburgo 1996). Punto centrale della terapia con la musica risulta essere il nesso suono-relazione, nella sua complessità e nelle sue diverse possibili applicazioni. 

Si distinguono tecniche di musicoterapia “attiva”, incentrate sull’improvvisazione musicale mediante la voce o gli strumenti musicali da quelle appartenenti alla musicoterapia “recettiva”, basata sull’ascolto e la successiva verbalizzazione. In musicoterapia si riconoscono tre fondamentali indirizzi: psicodinamico-relazionale(si fa riferimento alla centralità della relazione sonoro-musicale e si privilegia la logica terapeutica basata sull’introspezione), umanistico (valorizza le potenzialità musicali dell’individuo in una logica terapeutica espressiva; l’ascolto empatico pone al centro dell’attenzione i contenuti musicali espressi dal Paziente) e psico-pedagogico(ampia il concetto di terapia, includendo obiettivi più ampi legati ai processi di apprendimento e socializzazione).

Le attività descritte di seguito sono ascrivibili sia all’indirizzo umanistico che a quello psico-pedagogico; sono incentrate sull’importanza della domiciliarità e quindi della necessità di proporre attività che valorizzino la persona, mantenendola in stretto rapporto con le proprie abitudini e la propria sua casa, fonti di sicurezza.

 

Le esperienze

Dal mese di ottobre 2002 ho iniziato un progetto di musicoterapia rivolto a persone affette da demenza, presso il Consultorio psicogeriatrico di Carpi (Modena) (Dott.ssa V. Menon, psicogeriatra, dott.ssa E. Bergonzini, psicologa), in collaborazione con l’Associazione di Volontariato di Carpi Gruppo Assistenza Familiari Alzheimer[ii] presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi. Gli incontri sono settimanali e durano un’ora ciascuno. Obiettivo iniziale del progetto era valutare gli effetti della musicoterapia in persone con demenza di grado medio-lieve, sia per quanto riguarda le funzioni cognitive, sia per la sfera emotivo-affettiva; si è valutato inoltre l’effetto dell’intervento musicoterapico sullo stress del care-giver, coinvolto  nell’assistenza continua al proprio caro.

Dalle osservazioni sulle persone è stato notato un grado di attenzione sempre maggiore e prolungato da parte dei partecipanti ed una parziale memorizzazione delle musiche proposte. A seguito di giochi ritmici proposti, si è riscontrato che anche il coordinamento ritmico è migliorato. Per quanto riguarda i familiari, si è osservata una differente sensibilità riguardo alla malattia dei propri cari; inoltre, la sintomatologia più disturbante per i care-giver è risultata quella negativa  (depressione ed apatia) seguita da ansia e agitazione. La musica diventa un elemento di forza in una famiglia quando vi è un sufficiente grado di accettazione della malattia, testimoniato dal fatto che tutti i familiari hanno sottolineato il sollievo per l’aumentata vita sociale dei loro cari.

Si è notata da parte di alcuni parenti una aumentata capacità di utilizzare con i loro cari modalità comunicative alternative al canale verbale (in particolare grafico-pittoriche) e una reinterpretazione positiva delle risorse familiari laddove vi sia un sufficiente grado di accettazione della malattia in coloro che manifestavano segni di rifiuto. L’osservazione del gruppo ha evidenziato che durante gli incontri di musicoterapia si è instaurata una progressiva coesione gruppale. Si è notata una rilevante tendenza alla comunicazione e alla imitazione reciproca funzionale nella esecuzione degli esercizi. È emerso inoltre un miglioramento del coordinamento ritmico e melodico così come della partecipazione emotiva (Bergonzini et al., 2003).

Nel 2008 ho iniziato un percorso analogo a quello di Carpi presso il Distretto di Sassuolo (Modena); l’attività di musicoterapia in questo caso si rivolge a persone affette da demenza medio-grave. L’attività viene svolta in gruppo e i partecipanti sono inviati al trattamento di musicoterapia dalla responsabile del Consultorio per le Demenze di Sassuolo (dott.ssa S. Ascari). Il progetto è realizzato dall’Ufficio Comune di Sassuolo (dott.ssa D. Gariselli), dal Consultorio per le Demenze di Sassuolo (dott.ssa S. Ascari) e dalla Cooperativa Gulliver (O. Insalaco).[iii]

Obiettivo dell’intervento di musicoterapia è stimolare, attraverso la musica, lefunzioni cognitive residue delle persone affette da demenza. L’attività di musicoterapia si svolge attraverso un incontro settimanale durante il quale i partecipanti vengono stimolati dalla sottoscritta e conl’aiuto di un’operatrice socio-sanitaria, a cantare alcuni brani tratti da diversi repertori quali i canti popolari,  i canti di montagna, le romanze d’opera, ecc. L’operatrice socio assistenziale (OSS), Cristina Ferrari,  mi aiuta ad accogliere le persone quando arrivano e a farle accomodare all’interno del gruppo. All’interno della stanza dove si svolge l’attività di musicoterapia, è stata scelta la parte del luogo più contenuta e accogliente; le sedie sono disposte a semicerchio, l’operatrice si siede all’estremità del gruppo e la musicoterapista conduce l’attività al centro. La OSS interviene quando una persona del gruppo si alza, oppure le scivola dalle mani il foglio del canto o ancora deve essere accompagnata in bagno. La musicoterapista pertanto può continuare a condurre il gruppo, senza interruzioni. Le operatrici che si sono susseguite in questi anni hanno confermato che l’attività di musicoterapia rappresenta una pausa di sollievo anche per loro in quanto si tratta di un momento rilassante.

Le OOS che hanno partecipato all’attività mi hanno chiesto copie dei canti proposti al gruppo per proporli a loro volta durante gli interventi di assistenza domiciliare all’interno delle pause di sollievo. Si è creata così una rete in cui tutte le operatrici che mi hanno aiutato nell’attività di musicoterapia hanno scoperto o riscoperto l’importanza della musica come elemento di comunicazione  con la persona affetta da demenza e a loro volta hanno proposto l’ascolto di musica durante gli interventi di assistenza domiciliare. Alcune hanno pensato di utilizzare le loro capacità musicali durante il servizio domiciliare. Le famiglie a loro volta hanno realizzato dei cd con le musiche preferite dai loro cari.

 

Musicoterapia e Centri territoriali

Nel corso del 2008 ho realizzato un progetto di musicoterapia presso i centri territoriali del Comune di Modena, organizzato dalla responsabile delle attività promozionali anziani del Settore Servizi Sociali del Comune di Modena (dott.ssa M. Franchini) in collaborazione con la Croce blu di Modena. Molte persone che hanno partecipato all’attività di musicoterapia erano affette da demenza.

Il progetto di musicoterapia si proponeva i seguenti obiettivi: favorire la socializzazione, stimolare l’espressività delle emozioni, stimolare le facoltà fisiche e intellettive, attivare la memoria, portare un contributo alla qualità di vita. Per ognuna delle quattro circoscrizioni era stato formato un gruppo, di circa quindici persone. Gli incontri di musicoterapia si svolgevano presso la sala ricreativa della Parrocchia di S. Giovanni Evangelista e presso la sala della Polisportiva G.Pini (Modena). La mia attività è partita dai bisogni sociali, affettivi e culturali delle persone che si possono riassumere in:

  1. non sentirsi soli;
  2. desiderio di partecipare ad un’attività di gruppo per socializzare;
  3. essere protagonisti.

L’ attività proposta verteva sui seguenti contenuti: cantare insieme, suonare insieme, ascoltare musica insieme, produrre musica insieme, ballare insieme. Gli incontri si svolgevano una volta alla settimana per la durata di un’ora e si svolgevano secondo un programma flessibile articolato in tre momenti principali: (1) canzone di benvenuto iniziale; (2) ascolto di brani significativi nella storia personale di ogni componente del gruppo, in base all’elaborazione delle informazioni raccolte precedentemente allo scopo di creare un ambiente sonoro familiare e accogliente; (3) saluto finale con una canzone o una danza. I partecipanti del gruppo sono stati inoltre  invitati a suonare su materiale conosciuto o nuovo proposto dalla musicoterapista (cantando, ballando, battendo le mani). Alla fine dell’incontro veniva proposta una canzone o un ascolto di congedo con lo scopo di creare un ambiente sonoro contenitivo e di dare una conclusione all’attività musicale.

Nella sinergia tra le varie figure professionali, in un’ottica di educazione permanente che abbraccia il ciclo vitale della persona senza interruzioni, si è cercato di valorizzare ogni singolo individuo e far emergere la creatività delle persone che rimane nonostante il passare degli anni e il progredire della malattia e della non autosufficienza. Nella collaborazione tra le diverse figure professionali la musica diventa un momento piacevole dove si sperimentano espressioni musicali differenti da quelle abituali, si valorizza la persona in costante rapporto con il suo presente e il suo futuro. Gli anziani diventano da fruitori passivi a produttori di musica con particolare attenzione non solo al processo ma anche al risultato, ponendosi cioè il problema di un prodotto musicale che non svaluti ma valorizzi chi lo ha prodotto.

Il gruppo

Un accenno all’importanza del gruppo nella musicoterapia: cantare insieme, suonare insieme ad altri consente di condividere con altre persone un’attività creativa rassicurante, gratificante e divertente che “fa stare meglio”.

Il numero dei componenti di un gruppo di musicoterapia varia a seconda delle caratteristiche delle persone che lo compongono; di solito un gruppo da sei a dieci persone è l’ideale perché permette a ognuno di esprimersi per un tempo sufficiente e al conduttore di prestare l’attenzione necessaria sia all’andamento del gruppo che ai bisogni dei singoli partecipanti. Quando conduco i gruppi cerco di creare le condizioni perché ciascun partecipante possa sentirsi a proprio agio, possa esprimersi liberamente attraverso il linguaggio verbale e non verbale.

Il gruppo ben affiatato aiuta le singole persone; condividere il canto con altri aiuta anche a verbalizzare, esprimere le proprie impressioni, sensazioni che sono suscitate dalle parole della canzone appena cantata facendo riemergere ricordi personali legati a momenti della propria vita (memoria autobiografica). 

 

Nel gruppo le voci si sommano e si fortificano, facendo superare la timidezza iniziale di cantare. La dimensione del gruppo, inoltre, permette di condividere le emozioni (apprensioni, timore, preoccupazione, tensione, imbarazzo, sollievo, contentezza, soddisfazione, stupore) legate a prima e dopo l’esibizione[iv]. Le persone che hanno partecipato agli incontri di musicoterapia hanno mostrato interesse per la musica e il piacere di farla: “Venire qui si butta fuori quello che si ha dentro” (F., novembre 2009).

 

Bibliografia

 

 

Bergonzini E., Menon V., Lo Cascio G., D’Arienzo G., Guidetti P., Progetto di musicoterapia con pazienti affetti da demenza, poster presentato in occasione del VII meeting annuale dell’Italian Interdisciplinary Network on Alzheimer Disease, Sorrento 2003

Cary Smith Henderson Visione Parziale Un diario sull’Alzheimer, Associazione Goffredo de Banfield, Trieste Federazione Alzheimer Italia, Milano, 1998

Larocca F, Nei frammenti l’intero,FrancoAngeli, Milano, 2003(4)

Le Garzantine, Psicologia, Garzanti, Torino, 1999

Lo Cascio G, Carpi. Un’esperienza d’apprendimento: musicoterapia con persone affette da Alzheimer, Servizi Sociali oggi, 1, 2009; 41-43

Lo Cascio G, Apprendimento e musicoterapia nella malattia di Alzheimer. I processi mentali ed emotivi delle persone, Servizi Sociali oggi, 1, 2010; 57-61

Nico H. Frijda, Emozioni, Società Editrice Il Mulino, Bologna 1990

Sacks O., Musicofilia, Biblioteca Adelphi, Milano 2008

Siegel D J, La mente relazionale, Raffaello Cortina Editore, Milano 2001

Vink AC, Birks J, Bruinsma MS, Scholten RJPM. Musictherapy for people with dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews 2003, Issue 4. Art. No.: CD003477. DOI: 10.1002/14651858.CD003477.pub2

 


[i] Cfr. Cary Smith Henderson,Visione Parziale Un diario sull’Alzheimer, Associazione Goffredo de Banfield, Trieste Federazione Alzheimer Italia, Milano, 1998

[ii] Il progetto continua ancora oggi. Il gruppo è attualmente formato da sei persone, quattro donne e due uomini, di età compresa tra i sessanta e gli ottanta anni.

[iii] Il gruppo è attualmente formato da undici persone, tre uomini e otto donne, di età compresa tra i sessanta e gli ottanta anni di età

[iv] cfr. Le Garzantine, Psicologia, Garzanti, Torino, 1999

Biografia
Author: Gabriella Lo Cascio
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