riccarda biancoAdolfo mio marito, malato di Alzheimer da dodici anni è morto un mese fa, sto ancora elaborando il lutto. Non ho avuto la forza di tornare alle Camelie, la casa di riposo dove era ricoverato da quasi cinque anni, per rivedere e salutare un po' tutti: pazienti e operatori. Era una promessa che avevo fatto a me stessa prima di tutto e poi a loro ogni volta che la morte portava via un paziente del reparto Ambra.
Quanti ne ho dovuti salutare, anche i loro familiari sparivano, non tutti perché con alcuni tuttora è rimasto il legame affettuoso che ci aveva unito e che ancora ci lega, ma la stragrande maggioranza non si riaffacciava mai.
Io però ancora non riesco a mantenere la promessa fatta a me stessa.

A volte fingo che Adolfo sia ancora lì ...misteri insondabili della mente che cerca scappatoie per non affrontare la sua mancanza fisica, pur avendo con me sempre la sua costante e dolcissima presenza spirituale. La consapevolezza che lui , ovunque sia ora, abbia smesso dopo dodici anni di soffrire mi consola, come mi consola il fatto di essere stata una presenza costante e affettuosa nella sua vita, nel bene e nel male. Sono serena, ma sono alla ricerca di una mia strada senza di lui. Ora padrona del mio tempo e della mia vita devo fare delle scelte, che prima non avevo potuto mai fare...
Riappropriarsi di una vita non è cosa facile, quando per amore ne hai donato una grossa parte al marito e alla famiglia. Ora la figlia ha una sua vita, Adolfo non è più presente ed io mi chiedo che farò ora, a chi dedicherò il mio tempo?
Assurdamente la cosa più difficile per me adesso sarebbe quella di donare quel tempo a me stessa. Ricordo il discorso che mi fece mia madre quando festeggiammo i suoi cento anni, e di cui scrissi proprio su Per lunga vita:
" Non ti arrendere alla vecchiaia" .
E non si riferiva certamente alla concezione esteriore dell'apparire, ma a quella dell'essere: essere ancora piena di interessi, coltivare le capacità nascoste che ognuno di noi ha, ma che rimangono lì in un angolo del nostro cuore a covare larve che vorrebbero diventare farfalle, ma che attendono senza sbocciare, perché le ricacci indietro, in un letargo per ora senza sbocchi.
Mi trovo di fronte a delle scelte difficili, ma sono in una fase di stallo, di vigile allerta. Per ora continuo a fare le cose che facevo quando l ' Alzheimer era un' invadente e costante presenza che mi succhiava tempo e voglia di fare, e ora mi spaventa la mia riacquistata padronanza del tempo.
Mi meraviglio ora di averne tanto, ho ripreso a camminare di mattina, ho ripreso a leggere, non ancora con la concentrazione della giovinezza, quando immersa nella lettura, sparivo in un'altra dimensione, preclusa anche ai miei cari: "i miei viaggi extra-corporei” così Adolfo chiamava queste immersioni nei libri, senza che nulla e nessuno riuscisse a distrarmi.
Ma dovevano essere libri veri, quelli che ti prendono e ti portano lontano immemore di tutto. Con l'Alzheimer, non potevano esserci evasioni, dovevo costantemente essere vigile, perfino quando dormivo i miei sensi erano all'erta, così avevo smesso di leggere. Quando poi Adolfo è andato in casa di riposo, il mio pensiero costante era con lui, con loro, quella era la mia seconda casa, e quando mi ritrovavo sola a casa, vivevo una vita provvisoria in funzione dell'altra. Concatenamenti che non mi permettevano di essere libera del tutto. Ora son qui, ho ancora una vita davanti breve o lunga che sia non ha importanza, ma quanto difficile ora per me decidere di vivere e non di lasciarmi vivere senza però farlo veramente. Non voglio pensarci oggi, inizierò a pensarci domani, domani.

Biografia
Author: Riccarda Bianco Cardascia
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