Salute, Benessere, Scelte individuali

ferdinando schiavoTi scrivo per condividere una storia con te, appositamente per te. La mia speranza è che questo possa aiutarti a capire un po’ di più i tuoi pazienti, con i loro compagni di vita e chi si prende cura di loro.
E’ l’inizio dalla lettera scritta dalla moglie dell’attore Robin Williams, Susan Schneider Williams, pubblicata nel 2016 sull’autorevole Neurology, successivamente riprodotta nel 2017 su Psicogeriatria nella traduzione a cura della collega Sara Tironi con il commento di Amalia C. Bruni, Valentina Laganà e Francesca Frangipane del Centro Regionale di Neurogenetica, Lamezia Terme - ASP CZ. Una lettera rivolta a tutti noi medici nella speranza che uno di noi (non certamente io: sono solamente un clinico e pure al tramonto) possa essere lo scopritore della cura della terribile demenza a corpi diffusi di Lewy (LBD) che aveva colpito l’attore… a sua insaputa.

laura naveChe camminare faccia bene ce lo sentiamo ripetere continuamente dai medici. Sappiamo che regola il metabolismo, che riduce la pressione arteriosa e che ha ulteriori benefici per il nostro organismo che vanno dall'aumento delle difese immunitarie e della funzionalità della tiroide, alla prevenzione del diabete. Ma camminare (come sostengono filosofi come D.Demetrio o L.Giannotti) contribuisce anche al benessere psicologico, in quanto è anche un'attività che consente di liberare la mente dall'ansia e dallo stress, di entrare in contatto con il proprio corpo, che spesso somatizza le tensioni, e con la natura. Di ascoltarsi, nel senso di acquisire consapevolezza del proprio ritmo interiore, del proprio respiro e del proprio passo. E di stupirsi, percorrendo antichi sentieri, scoprendo un fiore insolito, un insetto, un profumo o una leggenda, riappropriandosi così di quella "curiosità" che è "voglia di stare al mondo".

ferdinando schiavoEccoli che arrivano, i miei due angeli! Dai, sedetevi e mangiate! E’ il vostro piatto preferito. Poi mi direte come è andata a scuola…
Marta e Arturo guardavano il vuoto davanti a loro, il vuoto dei piatti vuoti, delle assenze reali dei due angeli. Non li sollevava dalla preoccupazione il fatto di avere capito dalle parole del papà qualche giorno prima che non si trattava di angeli veri ma di due bambini immaginari, immaginati, che venivano a trovare la mamma da mesi, all’inizio ogni tanto e per pochi minuti, poi sempre più frequentemente, quasi ogni giorno e sempre più a lungo.

roberta franciaNella mia lunga attività di medico di famiglia ho seguito e seguo a domicilio persone non autosufficienti.

La necessità di avere notizie sulle attività della vita quotidiana fra una visita domiciliare e un'altra che avviene non più di una volta alla settimana, mi ha indotto a creare un promemoria da compilare da parte dei care giver o dai pazienti stessi, se cognitivamente indenni, per monitorare quotidianamente le attività e i disturbi che si presentano durante l’intervallo tra le mie visite.

dani celinE’ ben noto che gli anziani e le persone con malattie inguaribili in fase avanzata, anche esse per lo più anziane, a causa delle loro fragili condizioni fisiche e psicologiche e dei farmaci che assumono, rischiano di cadere molto frequentemente: il fenomeno è così rilevante per le conseguenze sulla qualità della vita a breve, medio e lungo termine e per l’impatto sui servizi sanitari, che l’OMS ha definito le cadute “uno dei 4 giganti della geriatria”.
Le cadute rappresentano un problema rilevante non solo per la loro frequenza e non solo per i danni, gravi e talvolta fatali, che ne conseguono, ma soprattutto per l’impatto sulla qualità della vita delle persone.

teresa bonifacioMoltissimi anni fa, sfogliando un rotocalco, mi sono imbattuta in una grande foto di gruppo in cui erano ritratti tutti gli interpreti di qualche telefilm o sceneggiato di successo dell’epoca, non ricordo quale. Ricordo però con estrema nitidezza quanto mi colpì il realizzare come tutte le attrici, indipendentemente dalla loro età, sembrassero coetanee. Ventenni, trentenni, cinquantenni: i loro volti erano tutti ugualmente sorridenti, freschi, giovanili. Nessuna ruga, nessun segno permetteva di identificare e distinguere le più giovani da quelle che avrebbero potuto essere le loro madri se non addirittura le loro nonne, salvo per l’età indicata tra parentesi dopo il nome, nella didascalia. Non saprei precisare se il merito, se così vogliamo chiamarlo, fosse del fotoritocco o della chirurgia estetica, ma so di aver pensato che non andava bene. Non mi piaceva l’idea che una donna di cinquanta o sessant’anni, con sul viso tutti i segni che cinquanta o sessant’anni di vita non possono che lasciare, si confrontasse con modelli come questi e finisse per sentirsi molto più vecchia di quello che era. A chi poteva giovare un messaggio del genere?

ferdinando schiavoEssere donne nella vecchiaia è il tema di questo ultimo numero di PLV del 2016. In fondo ne ho già scritto trattando di Ciabatte Rosse, di Strage delle innocenti, di Violenza nascosta da farmaci! Stavolta affronto un tema educativo in campo sanitario, minore quanto si voglia, mettendo a confronto la pratica di questo mestiere-arte-vocazione da Artigiani Coraggiosi della Salute e il mestiere, questo sì, di certi Grandi Professionisti sempre del campo della Salute.

«Se non hanno più pane, che mangino brioche!».
Maria Antonietta o Rousseau, gli storici sono indecisi.

roberta franciaAssunta Signorelli scrive che appare quasi che l'essere uomo o donna sia un accidenti secondario: nemmeno laddove si parla di cultura, ambiente, colpa, si ritiene necessario richiamare il problema del "genere": Eppure la storia delle donne è strettamente intrecciata al concetto di "dolore" rappresentando questo l'origine e la trama di un percorso mai definitivamente compiuto. La biblica condanna del "partorirai con dolore" è sicuramente più dura e drammatica da sopportare del "lavorerai la terra con il sudore della fronte" dal momento che va direttamente ad interferire con la capacità distintiva del genere.