Ogni persona ha la sua domiciliarità che si è costruita nel tempo. Ogni persona ha già – tranne eccezioni – la propria domiciliarità, non dobbiamo cercargliene una perché... la persona la possiede già; è la sua che si è "prodotta"/costruita nella vita. Il concetto culturale di domiciliarità "ci sta a cuore", direbbe Don Milani; domiciliarità vuol dire, significa per ognuno di noi, qualcosa di ben preciso, di irrinunciabile.

Domiciliarità non è uguale ad assistenza domiciliare, sono due cose molto diverse, la prima è un concetto culturale, l'altra uno strumento, insieme ad altri, per sostenerla.

Un discorso particolare potrebbe essere fatto per i rifugiati politici, su cui stiamo riflettendo con il Gruppo Abele di Don Ciotti, che hanno una "domiciliarità perduta", per quanto possibile "da ricostruire"; noi diciamo che hanno una Domiciliarità naufragata che dobbiamo appunto ripescare (dato che spesso sono arrivati con i barconi!).

La domiciliarità va sostenuta quando la persona è in difficoltà; è necessario, perché la domiciliarità "cura"; la domiciliarità "si-cura", si deve curare in qualsiasi contesto di vita con il supporto della rete della comunità locale, che definiamo il SISTEMA DOMICILIARITÀ.

Domiciliarità significa dunque l'INTERO e l'INTORNO della persona che comprende la CASA, ma va oltre; è una sorta di "nicchia ecologica" dove ogni persona sta bene perché legata alle sue memorie, ai suoi affetti, alla propria storia, al paesaggio, alle "proprie" montagne, al quartiere, al negozio del panettiere (vedi il "commercio di prossimità" da salvare ovunque ma soprattutto in montagna), al dialetto, alla cultura locale, all'orto, alla pianta di mele sotto la quale mi sedevo da piccola, all'acqua del proprio pozzo, al cappello da alpino di mio nonno, all'icona che mi ha portato mio padre dalla Russia (tornando dopo la ritirata sul Don senza scarpe), al gagliardetto della banda locale o di Giustizia e Libertà, al suono delle proprie campane, ai cibi locali; a tutto ciò, dunque, che c'è all'interno della casa ma anche nel proprio intorno (e l'intorno che accoglie, spesso, è riappropriazione dei luoghi di vita).

cosaElacasa

Dal questionario sottoposto ai visitatori della sede de "La bottega del possibile": cos'è la casa per voi?

Paesaggio / La crepa nel muro / Luogo di ricordi / Sicurezza / Fiducia / Calma / Amore / Rifugio / Sentimenti / Orto/ Animali / Luogo in cui si spera di terminare il corso della vita e della propria storia / Senso di appartenenza / Luogo dove far ritorno / Nido / Profumo del cibo e dei fiori / Dolore / Cullarsi / Suo agio / Condivisione! Natale / Famiglia / Unione /Abitudini / Nascere / Crescere / Vita /Accoglienza / Segreti / Legami / Personalità / Misura / Comodità / Calore / Esperienza / Luogo di incontro / Amicizia / Specchio di noi / Protezione / Tempo libero! Sogno / Insegnamenti / Dopo il lavoro! Pace / Punto di riferimento / Varie generazioni / Libri / Chiave / Passato / Presente / Progetti per il futuro/ Sorriso / Affetto / Essere-esistere / Territorio / Relazioni / Paura / Letto / Gioia / Radici / Oggetti / Energia-confronto / Intimità / Tranquillità /Armonia / Libertà / Gioco! Memoria /Scontro / Solitudi-ne / Dedizione / Delusioni / Cura / Mutui da pagare / Spazi / Tana / Ordine / Disordine / Punto fermo / Apertura / Identità / Scrigno della propria storia /

«Se pulisci una casa,
ne curi il focolare e ne riempi le stufe,
e se sbrighi queste faccende per molti anni
con amore, allora tu e quella casa sarete sposati,
e quella casa è tua»

Thruman Capote

Ogni persona ha idealmente "il suo sacchetto" dove ha messo dentro le sue cose care da cui non vuole allontanarsi per ...andare altrove, o che, comunque, vuol portare con sè.

Potremmo fare mille esempi di sostegno reale alla domiciliarità: quello di Pierin "io sto a casa mia come un piccolo re!", di Secundin, (che ha mantenuto il "sorriso della Domiciliarità" anche da morto; a tal proposito va detto che, neanche per morire, un posto vale l'altro!), di Margherita, ecc. Pensiamo al terremoto dell'Abruzzo (o al disastro di Viareggio) come esempio di legame al proprio territorio, alla propria casa, alle macerie della propria casa dove erano e restano nascoste tante "cose care". Le immagini della TV ci hanno mostrato molte persone definite "irriducibili", che non volevano allontanarsi dalle macerie della propria casa, che volevano stare "lì" e non andare "là" nelle tendopoli perché ... "la mia casa è qui".

"La casa di legno non è il mio ambiente, non ho più punti di riferimento, non ho più vicini conosciuti, tutti gli "alloggi sono uguali, sembra un ospedale!!!" abbiamo sentito dire.

La Domiciliarità ha il suo profumo, il suo sapore, il suo colore. "La casa è dove si trova il cuore" lo diceva 2000 anni fa Plinio il vecchio!

E Totò affermava "la mia casa è una casa nascosta tra gli ulivi".

Mario Rigoni Stern, in una bella lettera contenuta nel nostro libro "Vite vissute, vite narrate", che mi aveva scritto personalmente e che mi piace sempre leggere insieme a molti, aveva scritto "mandare un vecchio all'ospizio è come mandare un cerbiatto allo zoo".

Il rispetto della Domiciliarità, e cioè poter continuare a vivere dove esiste la propria Domiciliarità, fa salute, fa star bene, fa star meglio, cura, abbassa anche la paura!, "dà voglia di non mettere nel cassetto la voglia di vivere!" (diceva il Prof. Antonini, nostro socio onorario).

"Guai dover lasciare ... la casa!", ci aveva scritto il Prof. Bobbio (anche questa lettera è nel nostro libro che ho citato).

"La casa ti avvolge come la buccia di un frutto" ci ha detto pochi giorni or sono una nostra socia oss (operatore sociosanitario).

E il Cardinal Martini, grande maestro di Domiciliarità, ha sempre parlato de "La casa come luogo del corpo e dell'anima", oppure ha affermato "Curare a casa. L'istituto, infatti, può ridurre anziché allargare le speranze di vita..., si deve far di tutto per curare a casa".

La casa è una parte del corpo!

La casa è una sorta di "protesi", ti appoggia, ti sostiene, dice Antonio Guaita, geriatra illustre; mette vivacità, significa padronanza degli spazi, è la base di un nuovo modello riabilitativo". Ma per ciò fare deve essere adeguata, deve promuovere la massima autonomia possibile, deve essere anche "una casa su misura"e su questo stiamo lavorando per utilizzare anche tutte le meraviglie inventate dalla domotica e dal computer; ne abbiamo parlato in un nostro seminario, l'8 giugno 2010 dal titolo "Una persona si-cura in una casa su misura. Una casa intelligente, adeguatezza e autonomia". Stiamo pensando di costituire il gruppo degli "Architetti della Domiciliarità", usciremo allo "scoperto" nel prossimo Punto d'Ascolto sulla domiciliarità (20-21 maggio 2011).

Allora, il rispetto della Domiciliarità, che fa bene alla persona, è un diritto che nasce dai primi articoli della nostra Costituzione!

La casa è divenuta, ormai lo sappiamo per certo, un nuovo luogo di cura; come potranno diventarlo, se ci sarà la volontà di fare e sperimentare in tal senso, anche ad esempio le aziende agricole disponibili ad "accogliere" persone in difficoltà, dando un valore aggiunto alla loro attività.

Va anche sottolineato, però, che a volte la casa, dove esiste la naturale ed originaria domiciliarità, è divenuta luogo di violenza, di sofferenze, di abbandono; ciò determina l'urgente necessità di trovare "una casa altra" perché la persona possa ricostruire il proprio spazio di vita, con la propria storia e memoria di gioie e sofferenze, con le cose care che restano, e che porta con sé.

Certamente gli operatori di sostegno, entrando nella casa della persona, devono farlo "in punta di piedi" poiché "violano" uno spazio altrui, lo spazio specifico e denso di significato nel progetto di vita della persona.

La casa della persona divenuta più debole e meno autonoma, va rispettata perché è il luogo dove si è costruito, o ri-costruito, un progetto di vita, dove per lo più si desidera restare, anche fino al giorno del tramonto finale del percorso della vita.

Gli operatori certamente che raccolgono sofferenze, anche determinate dalla presenza di non-risposte, vanno sostenuti da una formazione permanente che faccia loro "ricaricare le pile" nel pensare, nel confrontarsi, nel conoscere nuove esperienze, come vorremmo realizzare con il luogo di incontro "UNA CASA PER L'OSS" di recente proposto che avrà "PUNTI CASA OSS" sparsi qua e là.

Mariena Scassellati Sforzolini Galetti - Presidente de "La Bottega del Possibile"

Biografia
Author: Mariena Scassellati
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