Il Condominio Solidale di Imola offre dal 2001 una residenza autonoma ad  anziani e persone adulte con patologie invalidanti,  consentendo di valorizzare  la capacità di autogestione dei residenti  in un contesto condominiale comunque assistito.L'intuizione della comunità locale e dei servizi professionali

è stata quella di interpretare già oltre un decennio fa i cambiamenti che stavano avvenendo intorno al pianeta anziani e al sistema del welfare pubblico  che, se si esclude l'erogazione monetaria, ruotava, e ruota tuttora, principalmente su una offerta di assistenza domiciliare (strutturalmente non estendibile oltre gli accessi) e di struttura residenziale (in molti casi limitativa degli spazi di libertà personale e sovradimensionata per un certo target di popolazione fragile).

Il Condominio si è rivelato quindi una risorsa e una opportunità basilare laddove il ricovero in struttura  o l’assistenza  tutelare non ha carattere intensivo oppure quando l’assistenza domiciliare risulta insufficiente. Nell'esperienza  già realizzata   ha rappresentato la soluzione appropriata  anche in  programmi di dimissione dalle Case Residenza  Anziani o per assistenze temporanee

Come si presenta la struttura?

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Il Condominio è completamente inserito nella realtà cittadina, servito da mezzi pubblici e in una zona del quartiere con vasti insediamenti di edilizia popolare e ad alta concentrazione di anziani. Nelle immediate vicinanze si trovano un  Centro Sociale Anziani , un’area di verde pubblico,  un complesso parrocchiale con servizi sportivi , un centro giovanile e un teatro, una scuola elementare. Il  complesso abitativo è composto di  13 appartamenti  distribuiti su  due piani , accessibile e senza barriere, con alcuni spazi comuni (un ambulatorio infermieristico,  una  sala soggiorno, un solarium, un'area cortiliva esterna).

 

Chi lo abita?

I mini-appartamenti sono occupati oggi da 12 persone  tra  anziani e adulti prossimi all’età anziana con un quadro assistenziale e sanitario assimilabile all’età anziana; ciò che accomuna le persone sono una ridotta autonomia sul piano fisico o relazionale , bisogni assistenziali  e sanitari tali da necessitare di interventi di aiuto  nell'arco diurno, una rete familiare debole con evidenti rischi di istituzionalizzazione. La soluzione ha in taluni casi dato risposta anche a persone in cui poteva apparire prevalente il bisogno abitativo, ma che erano esposte già ad una condizione di abbandono e destinate ad una crescente marginalizzazione. 

Le valutazioni di ingresso vengono effettuate dalla equipe psico-sociale dell'ASP  che prende a riferimento i seguenti fattori:

  • il grado di autonomia/risorse dell’anziano
  • la condizione familiare
  • la condizione socio-economica
  • la rilevazione dei fabbisogni assistenziali e relazionali..
  • la rilevazione dei bisogni sanitari con il medico di medicina generale

L’ammissione, subordinata alla conduzione di un progetto di vita tra il servizio, la persona e la sua famiglia, può avere carattere temporaneo e a tempo indeterminato.

 

 

Come viene gestito?

 

Il Condominio Solidale , pur essendo un servizio dell'ASP quanto a responsabilità gestionale e finanziaria, è per il modello avviato e oggi consolidato, un esempio  di welfare mix  se lo si osserva come un programma integrato  tra l'intervento tecnico-professionale e quello del terzo settore , con il concorso delle reti informali.

Senza il concorso del volontariato associato non si potrebbe oggi parlare di questo modello, in quanto non solo ha contribuito a creare con l'ente pubblico il progetto, ma esso stesso si è fatto sostenitore e promotore del progetto (di fronte alla paventata chiusura dell'ambulatorio infermieristico per lo scarso accesso di cittadini del quartiere,  l'Auser ha continuato a spendere  proprie risorse umane ).

Quindi se la realizzazione del prodotto è confluire coordinato di funzioni esercitate da diversi e distinti attor, vediamo rapidamente  “chi fa che cosa”, indicando i principali protagonisti della gestione:

Ø    i professionisti dell'ASP che operano nell'area Adulti disabili; lo psicologo effettua un profilo psicologico della persona prima dell'ingresso, al fine di valutarne orientamenti, bisogni relazionali, caratteristiche caratteriali  utili  per considerare la compatibilità nel nuovo ambiente di vita.; l’assistente sociale ha  il compito di impostare e verificare con l’anziano, i suoi familiari ,  gli operatori assistenziali e i volontari il progetto personalizzato, favorire il clima relazionale tra i residenti e tra i soggetti dell'aiuto che intervengono.

Ø    Il nucleo stabile delle Operatrici socio sanitarie, della Cooperativa accreditata per i servizi domiciliari (Consorzio Comunità Solidale) , presente nell'arco della giornata al condomino con modalità orarie flessibili per il supporto alle persone residenti  nello svolgimento delle attività della vita quotidiana con un approccio che trascende la modalità prettamente esecutiva di un piano di lavoro per  essere quotidiana  figura di riferimento nella gestione dei bisogni degli anziani e di quanti ruotano nella struttura comunitaria complessiva.

Ø    La famiglia tutor, che occupa uno degli alloggi ed è collegata ad una associazione di volontariato imolese (Ucipem in rete con Caritas), con il compito di presidiare il Condominio nell’arco della notte e intervenire per bisogni imprevisti legati ad emergenze; ovviamente la sua opera è in continuità  con  quella espressa dalle OSS.

Ø    I volontari delle associazioni AUSER e ANTEAS che offrono un servizio infermieristico ai residenti nel Condominio e ai cittadini del quartiere presso l’ambulatorio del Condominio con una apertura giornaliera ; la loro attività è poi stata estesa  al  supporto prettamente   sociale, in particolare per accompagnamenti degli anziani all’esterno e per il segretariato sociale e sanitario;da alcuni anni poi, il volontariato ,con proprie fonti di finanziamento, realizza all'interno dello spazio condominiale un percorso di socialità che favorisce l'incontro tra i residenti e gli anziani del quartiere, con un nuovo interesse alla partecipazione anche dei bambini dello stesso rione.

Ø    Il servizio sanitario dell’A.Usl partecipa con il proprio servizio infermieristico domiciliare, ad integrazione del servizio volontario, e con la competenza specifica dei medici di medicina generale dei singoli anziani, analogamente a quanto avviene per i pazienti domiciliari.

Ø    Il Centro Anziani del quartiere e la Parrocchia hanno sviluppato un particolare attenzione alla realtà del Condominio, favorendo secondo le proprie specificità le forme di integrazione più opportune.

 

Alcune note di metodo

Per comprendere la metodologia di lavoro utilizzata nella realizzazione del Condominio Solidale, dalla progettazione sociale al suo quotidiano svilupparsi, occorre ripartire da alcuni assunti teorici che hanno guidato le scelte iniziali  e l'opera attuale. Mi riferisco in particolare al significato e agli effetti del lavoro di comunità: il presupposto è che la comunità (intesa come territorio, ambiente sociale, insieme di relazioni) ha di solito risorse che non vengono percepite e l’azione degli operatori,e non solo,  consente di individuare  i nuclei di relazioni positive e collegarli con le persone della comunità, creando i cosiddetti circoli virtuosi. Questa convinzione  consente di svilippare un lavoro di rete così come descritto in tanti lavori scientifici. La rete  sociale secondo Barnes è definita come un insieme di punti  uniti da linee: i punti  sono gli individui ovvero alcuni gruppi e le linee indicano quali individui interagiscono gli uni con gli altri. La rete di sostegno sociale invece si viene a costituire quando l’insieme dei legami cosiddetti informali (parentali, amicali, di volontariato, di vicinato) si attivano e si intrecciano per fornire aiuto. Affinché una rete sociale (vicinato, volontariato, famiglie) che si impatta con delle istituzioni pubbliche (i servizi) possa trasformarsi in rete di sostegno sociale, appare particolarmente efficace l’intervento di rete secondo cui si riconosce agli utenti, ai gruppi,  alle persone della comunità una “intelligenza”, dei “saperi essenziali” e una “capacità di azione”  che se opportunamente sostenuti e guidati  conducono al vero empowerment, sia dell’individuo sia della comunità di appartenenza. Ne risulta un rafforzamento del benessere globale del singolo cittadino, una accresciuta fiducia verso le proprie capacità e quelle della comunità.

Da questi assunti, che parrebbero teorici o inversamente scontati, si è anche ridefinito il ruolo e una diversa responsabilità degli operatori dei servizi ; ad esempio l'assistente sociale, di norma identificata per  il suo lavoro sul “caso”,  è stata chiamata  a promuovere una cultura della solidarietà e della sussidiarietà, sostenere processi di maturazione e responsabilizzazione sociale e civica, favorire percorsi di crescita anche collettivi che sviluppino energie e aiutino singoli e gruppi, così come l’OSS si è dovuta reinventare  nella sua funzione di stimolazione delle capacità residue dell’anziano e nella relazione dialogica con il volontariato e il non professional. 

 

Quali i punti di debolezza?

A distanza di oltre un decennio, riteniamo di indicare essenzialmente due punti che più che deboli si rivelano critici se non adeguatamente vigilati-

Uno riguarda il disagio vissuto dagli stessi residenti che nel 70% dei casi (secondo i dati da noi rilevati) deve lasciare il Condomino per l'aggravamento permanente delle condizioni di non autosufficienza che richiedono un'assistenza sulle 24 ore o assistenza sanitaria ad elevata intensità. Il condomino è divenuto la loro casa e il passaggio ad una Residenza ha lo stesso significato del lasciare la propria casa per entrare in un luogo “altro” che spaventa (soprattutto la perdita della privacy). Se però questo aspetto potrebbe sembrare elemento di criticità in quanto fonte di disagio per l'anziano che ha mantenuto lucidità, dalla prospettiva  del servizio l'indice di rotazione  (rapporto nuovi ingressi/residenti) è un indicatore che conferma la bontà del progetto,  in grado di cogliere le esigenze che la popolazione del territorio manifesta .

Il secondo elemento, che in questa  fase storica è centrale, riguarda la sostenibilità economica di tali  Servizi; pur essendo il costo del servizio lontano dai costi di una Casa Residenza, occorre  evitare quanto più possibile che il servizio venga utilizzato da soggetti con bassi livelli di non autosufficienza, e  in ragione di ciò si spiega l'intervento del Fondo per la Non Autosufficienza, che interviene nel cofinanziamento insieme all’Ente locale e all’anziano.

 

Quali i  punti di forza

1. Partire da ciò che esiste.

Non sempre si possono creare servizi ex novo, oggi più che mai, piuttosto occorre andare a recuperare e riconvertire dei patrimoni anche edilizi che sono già esistenti. Il Condomino Solidale è nato da una risorsa data , già costruita e pensata per l'assegnazione ad inquilini ERP. La struttura ha evidenti limiti (es gli appartamenti  di diverse metrature  e composizione non sono appropriati alla destinazione di oggi, gli spazi comuni sono ridotti); nonostante ciò , partiti da una idea , siamo andati ad incontrare altre idee, quelle che potevano scaturire dalla rete sociale individuata nella comunità (i soggetti vitali del quartiere considerato).  Il lavoro richiesto inizialmente è stato quello della identificazione e della mappatura delle reti (quali sono, come agiscono, quale capacità di azione può avere).  Si è così costituito un Gruppo di Progetto che ha costruito una intesa intorno alle finalità, destinatari, competenze e funzioni assunti dai singoli punti della rete.

L’organismo istituzionale  che a quel tempo era il Consorzio Servizi Sociali (oggi evoluto in ASP) ha quindi validato non solo i contenuti del progetto, ma indirettamente anche la prospettiva reticolare con cui è stato pensato. 

 

 2. l'introduzione della famiglia tutor

Grande elemento di novità, almeno per quegli anni, è stato affiancare all’intervento degli addetti ai lavori  il sapere e la disponibilità di una famiglia straniera che ha trovato nel condominio la risposta al proprio bisogno abitativo , ma anche riconoscimento e accoglienza da parte  degli anziani (diventati  i nonni dei loro figli). Anche la selezione della famiglia tutor ha seguito l'iter della condivisione con le Associazioni di volontariato chiamate a proporre e partecipare alla costruzione di questo rapporto. Non meno rilevante  è stato aver inserito una famiglia di origini straniere (di origine magrebina), aiutando a superare prima e valorizzando poi l’apporto derivante dall’incontro tra culture diverse. 

 

3- Personalizzazione e umanizzazione dell'assistenza

La personalizzazione che guida il progetto assistenziale e di vita dell’anziano, si esprime sin dalla fase di inserimento attraverso l’ascolto delle sue aspettative, l’accoglienza dei suoi bisogni, la costruzione di un piano assistenziale che parta innanzitutto dalle capacità/risorse che la persona possiede ancora: l’evidenza è un Condominio in cui ogni anziano riceve aiuti specifici, diversi da quelli che ricevono gli altri, perché è in grado di esprimere potenzialità diverse (dall’organizzazione del pasto, alla vita esterna, alla gestione dell’appartamento o della lavanderia). Anche gli ambienti sono nel limite del possibile personalizzati nel senso di  arredare gli spazi con oggetti provenienti dalla casa di origine.

 

4.Un servizio multiutenza 

Se il Condomino in origine era vissuto da soli anziani, nel corso degli anni, l'evoluzione dei bisogni nell'età adulta ha richiesto di tradurre questa opportunità anche per persone al di sotto dei 65 anni assistibili nello stesso contesto. L'integrazione tra le due tipologie è avvenuta senza criticità, proprio per i percorsi personalizzati che si tentano di formulare dentro lo stesso Servizio. E' scaturita quindi per l'imolese una ulteriore e interessante  soluzione entrata a far parte del sistema di offerta socio-assistenziale per la disabilità lieve .

 

5. La trasferibilità del modello ( o meglio del principio ispiratore)..

Presa a riferimento in più occasioni dalla regione Emilia Romagna  quale soluzione intermedia di residenzialità per anziani, l'esperienza si è affiancata ad altri analoghi progetti sorti in diverse parti  (alloggi con servizi, portierato sociale, albergo popolare ecc.). 

La rete imolese ha sviluppato diverse declinazioni dell'abitare assistito , tanto che è attivo  un Gruppo Appartamento per disabili lievi, oltre che appartamenti protetti nei Comuni di Medicina e Castel San Pietro Terme e da ultimo un Condominio con custode sociale nel Comune di Borgo Tossignano.

In conclusione, tutte queste innovazioni nel sistema di offerta dei servizi per anziani rappresentano una valida alternativa alla residenzialità anticipata, con costi  che non hanno equivalenza con i costi di una giornata di ricovero in struttura protetta.

 

 

Biografia
Author: Laura Barelli
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