“Nonno, attento a non sbucciarti le ginocchia”. Abbiamo cominciato a occuparci di “fragilità”, per come la intendiamo oggi, nel 2005, dopo la torrida estate del 2003, quando il Pronto Soccorso era affollato di anziani disidratati, soli, affaticati, al limite della resistenza; quando le famiglie, anche quelle di coloro che avevano i parenti anziani ricoverati in strutture protette dicevano “ricoveratelo almeno in ospedale, lì c’è l’aria condizionata!” anche se non era ancora così.

 Altri tempi? Forse, ma all’epoca si presentò anche un concorso di diversi fattori e condizioni: un’emergenza forse non prevedibile legata alle modificazioni climatiche che ci ha successivamente portato al concetto di ondata di calore; una popolazione anziana, a Bologna, che rappresenta oltre il 24% di quella totale, con i grandi anziani oltre i 75 anni che sono più del 14%; una forse insufficiente programmazione delle risorse destinate a questo ambito assistenziale; un troppo lento adeguamento edilizio delle strutture residenziali per anziani e dei luoghi di degenza.

Oggi molti parlano di fragilità, definendola come una condizione dell’individuo che connette la dimensione biologica e soggettiva di perdita di resistenza e di capacità di adattamento agli eventi negativi e ai fattori di cambiamento, aumentando quindi il rischio di ricovero ospedaliero e di morte. La fragilità non corrisponde alla disabilità, ma ne è un precursore diretto. Il soggetto fragile è una persona spesso anziana, ancora autosufficiente, in grado di vivere in autonomia, benché - per motivi funzionali, clinici e sociali - in una situazione ad alto rischio di disabilità. Basta un lutto, il manifestarsi di una malattia, la perdita di lavoro, la separazione coniugale di un parente stretto, una caduta o un furto: ciascuno di questi eventi può essere estremamente traumatico, e l’equilibrio, già precario, può rompersi irrimediabilmente. Questa vulnerabilità viene enfatizzata se oltre ad essere anziani si è anche soli. In tal caso anche solo la morte dell’animale domestico, un evento che può sembrare di minore importanza rispetto alle grandi patologie che affliggono la nostra epoca, diventa invece una grave perdita e motivo di grande sofferenza.

I fattori che determinano la fragilità possono essere ricondotti a tre gruppi: funzionali, clinici e sociali. Quelli funzionali sono relativi alle difficoltà di svolgimento di funzioni quotidiane come alimentazione, movimento, igiene personale, cura del proprio ambiente abitativo e alla riduzione della percezione sensoriale e della stabilità posturale. La fragilità clinica si caratterizza invece con la presenza di poli-patologie spesso correlate a poli-terapie farmacologiche complesse, di fastidi e dolori cronici, di cadute e dimagrimento, di turbe della memoria e disorientamento, nonché, in molti casi, di depressione. Infine, la fragilità sociale è determinata dall’isolamento sociale, dalla residenza in abitazioni inadeguate, in zone isolate o disagevoli, dal basso reddito, dalla perdita del proprio ruolo sociale, dall’assenza dell’aiuto di familiari e conoscenti.

Contrastare la fragilità significa quindi prevenire e allontanare il momento della non autosufficienza, in prima battuta aiutando questi individui a mantenere le capacità residue nonché favorirli nella relazione e nella socializzazione, anche focalizzando l’attenzione non solo sul singolo anziano ma promuovendo percorsi in cui qualunque anziano possa sperimentare la scoperta di nuovi interessi e relazioni.

Per questo l’Azienda USL ha deciso di avviare un progetto volto ad affrontare il problema nei numeri e nella complessità e quindi ad offrire risposte adeguate ai bisogni, semplici e quotidiane.

Siamo quindi partiti con l’obiettivo di conoscere quante sono le persone che a Bologna si trovano in condizione di fragilità cercando di realizzare un sistema affidabile e dinamico, in grado di monitorare e aggiornare periodicamente la situazione. Un sistema in grado, inoltre, di stabilire in maniera attendibile un livello individuale di rischio, un parametro mediante il quale definire la probabilità di incorrere in un evento di salute negativo e di cadere nella condizione di non autosufficienza. Abbiamo inoltre aperto un confronto con una rete di soggetti presenti sul territorio - associazioni, istituzioni, professionisti – a contatto con la fragilità della popolazione, che hanno conoscenza diretta delle condizioni reali della popolazione anziana e fragile, e che possono quindi fornire un supporto agli operatori sociali e sanitari.

Il progetto, chiamato “SOSTEGNO ALLA FRAGILITA’ E LA PREVENZIONE DELLA NON AUTOSUFFICIENZA” è quindi partito a Bologna nel 2012 articolandosi su 4 direttrici principali:

Realizzazione e gestione di una “banca dati sulla fragilità”

Questa banca dati, strutturata e completa, raccoglie tutti i cittadini adulti, per ciascuno dei quali è definito un indice di fragilità, realizzato sulla base di informazioni di carattere sanitario (l’utilizzo di servizi sanitari o di farmaci, l’accesso al Pronto Soccorso, etc.), sociale (la richiesta di aiuti sociali, la presa in carico da parte dei servizi, etc.) e socio-demografiche (il contesto economico, sociale, abitativo e famigliare di riferimento, etc.). Tutte queste informazioni - ricavate da altre banche dati utilizzate dai servizi sociali e sanitari – vengono incrociate e sottoposte ad un modello statistico (derivato da un’esperienza del NHS, il Servizio Sanitario britannico) che permette di attribuire un livello di fragilità in un intervallo da 0 a 100, e che rappresenta appunto la probabilità di incorrere in un evento negativo di salute nel giro di un anno.

La banca dati sulla fragilità è stata testata sperimentalmente sui cittadini residenti del Comune di Bologna con più di 18 anni sulla base delle informazioni raccolte nel 2011. I risultati hanno fornito una distribuzione della fragilità descritta nella seguente tabella

 

Fascia di fragilità

Indice di fragilità

N. cittadini

% sul totale

Molto alta

80-100

616

0,2

Alta

50-79

4.190

1,4

Media

30-49

8.564

3,0

Bassa

6-29

68.107

23,5

Molto bassa

0-5

207.954

71,8

 

Al momento ai cittadini che sono collocati nelle fasce più alte di fragilità il Comune di Bologna ha inviato una lettera con le iniziative previste per mitigare le ondate di calore. L’obiettivo odierno è quello di comprendere meglio se esistono tra queste situazioni non monitorate – ovvero di cittadini non conosciuti dai servizi - che possano essere particolarmente rischiose sia dal punti di vista sociale sia sanitario.

Indagine sulla qualità della vita percepita dall’anziano

È stato elaborato un questionario/intervista allo scopo di validare sul campo l’attendibilità degli indici di fragilità ottenuti tramite il modello statistico della banca dati. È stato messo a punto un sistema di campionamento degli anziani residenti a Bologna, per età, quartiere di residenza, classe di fragilità, presso i quali è in corso l’indagine. I risultati contribuiranno a definire meglio l’indice di fragilità di queste persone e di segnalare ai servizi, laddove necessario, le situazioni più a rischio. Inoltre si potranno raccogliere informazioni - in particolare riguardo la presenza o meno di una rete sociale a sostegno dell’anziano, o gli interessi e la capacità residue -  che non possono essere ricavate attraverso le banche dati istituzionali. Sono state condotte circa 250 interviste fra i mesi di febbraio e giugno del 2013 ed è in corso una prima analisi dei dati. Entro la fine dell’anno si prevede di valutare questo indice di “qualità della vita percepita” dagli anziani stessi.

 

Iniziative di formazione degli anziani “attivi”
Sono state condotte iniziative di formazione rivolte agli anziani disponibili a somministrare il questionario sulla qualità della vita percepita dagli anziani. Attualmente questi volontari stanno svolgendo le interviste. È stato inoltre predisposto un corso di formazione per le associazioni di volontariato che intendono proporre proposte progettuali a sostegno della fragilità.

 

Iniziative di socializzazione
L’attenzione è stata anche focalizzata sulla prevenzione che ogni singolo cittadino può svolgere nei confronti del “vicino di casa” che si trovi in condizioni di fragilità. Coltivare interessi e socializzare con altre persone può ridurre il disagio psicologico e sociale associato all’invecchiamento. Contare su un’associazione, un luogo di aggregazione o gruppo di persone con gli stessi interessi può risultare utile a migliorare il proprio stile di vita. Bologna e tutta l’Emilia-Romagna sono famose per la ricca offerta di attività di volontariato organizzato. Un compito che ci siamo assunti è quindi stato quello di condividere il tema della fragilità, in questa sua rinnovata accezione, numeri alla mano, cosicché le associazioni di promozione sociale e culturale e tutto il Terzo Settore potessero essere indirizzate verso i cittadini individuati come particolarmente a rischio, offrendo loro attività di socializzazione e sostegno. In tal senso già dal 2012 era stato bandito un concorso di idee, poi riproposto quest’anno, a cui potessero partecipare le associazioni stesse, costituendo una rete di solidarietà e mettendo a disposizione delle altre associazioni e delle persone fragili la loro esperienza consolidata. Le associazioni di volontariato costituite in rete hanno prodotto nel 2013 una ventina di progetti di sostegno alla popolazione fragile, che si sostanziano soprattutto in eventi di socializzazione. In tutti i distretti sanitari dell’Area Metropolitana di Bologna sono stati presentati progetti di dimensione e struttura diversa. La collaborazione e il confronto fra diverse associazioni e la continuità nel tempo delle iniziative hanno favorito il coinvolgimento e la fidelizzazione delle persone fragili.

Ma si è anche manifestata l’esigenza di sensibilizzare i cittadini a diventare volontari, ad esempio coloro che sono in procinto di ritirarsi dal lavoro, anche coloro che all’interno delle nostre organizzazioni pubbliche sono in questa condizione e hanno competenze in campo sociale e sanitario da giocare all’interno di quelle associazioni di cui prima erano interlocutori.

All’interno di questa strategia, che mira ad affrontare la fragilità nella sua complessità, svolge un ruolo fondamentale la conoscenza dettagliata dell’offerta, in termini di servizi istituzionali e di attività di sostegno e socializzazione svolte nell’ambito dell’associazionismo e del volontariato. Per questo si sta lavorando per potenziare un portale web, Bologna Solidale, già esistente, per renderlo più efficace in particolare nell’individuazione dei soggetti associativi che operano nell’ambito del contrasto della fragilità, e nella mappatura delle attività e delle iniziative da loro svolte. Ciò può facilitare gli operatori dei servizi sociali e sanitari, i familiari di anziani fragili ma anche chi opera nell’ambito del volontariato ad orientare in modo mirato i soggetti più a rischio verso l’offerta di sostegno e socializzazione più adeguata e vicina nei rispettivi territori.

In sintesi, la mappatura della fragilità nella popolazione bolognese, le informazioni raccolte mediante l’indagine, il portale web sull’associazionismo attivo nel territorio, rappresentano un pacchetto strumenti di lavoro qualificati e affidabili a disposizione degli operatori, utili a garantire agli anziani un'offerta di servizi - di socializzazione o assistenziali - vicina ai loro bisogni concreti, in un'ottica di welfare di comunità che integra le risorse istituzionali e quelle provenienti dal mondo del volontariato e della promozione sociale, rendendole più coese, capaci di intercettare il bisogno e di fornire una adeguata risposta di prevenzione.

 

 

Biografia
Author: Gabriele Cavazza
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