Il Centro Sociale Residenziale  da più di 30 anni rappresenta una risorsa preziosa per la comunità lastrigianaNell’ambito delle politiche a beneficio delle persone anziane, garantisce la promozione e la realizzazione di processi professionali, grazie ai quali otteniamo risposte che incidono fortemente e positivamente sulla qualità della vita dellepersone.

Questo è possibile attraverso strumenti professionali interni ed  interventi strutturati ed integrati per la permanenza della persona presso il proprio domicilio che è divenuto il centro sociale ed azioni che promuovono la vita autonoma e la socialità.

Di fatto il centro può essere definito un condominio collettivo, rivolto ad anziani autosufficienti, che consente loro di rimanere presso la propria abitazione il più a lungo possibile, grazie anche  alla creazione di una RETE di aiuto costituita dagli operatori, dai familiari, dal vicinato, e dal terzo settore: rete che nasce spontaneamente tra i residenti, e che viene strutturata e progettata in itinere qualora si renda necessario l’intervento degli operatori.

 Il Prof. Gavino Maciocco, dell’Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Sanità Pubblica, uno dei “padri fondatori” del Centro,in un articolo di “Prospettive Sociali e Sanitarie”, del 15 marzo 1978, ne fornisce la seguente, e tuttora attuale, definizione: “una struttura che […] favorisce la vita collettiva ed associativa dei cittadini, fatta di spazi […], di locali disponibili, di verde pubblico attrezzato”. Un’organizzazione che permette di fornire servizi in modo     “ perequato, efficiente, rigoroso e perciò economico.”

Accedervi è possibile al compimento del 65° anno di età e quindi in quel delicato momento della vita in cui avviene il passaggio “dall’età produttiva a quella del consumo”; per tale ragione ha tra i propri obiettivi primari, quello di promuovere la possibilità di una “vecchiaia attiva”, fornendo l’opportunità di impiegare il tempo in attività collettive, socialmente utili, che apportano un beneficio individuale, libertà di scelta, e non ultimo l’occasione di creare importanti relazioni amicali. Ciò nonostante  il CSR resta un condominio con tanti appartamenti "privati", di cui il residente è l’unico possessore della chiave, in cui può accogliere i familiari ed anche, come spesso accade,  custodire per alcune ore il nipote, se  i genitori sono impegnati. Non è raro vedere bambini scorazzare per  corridoi e spazi comuni.

Il CSR è collegato funzionalmente a gran parte dei servizi alla persona  ( scuola materna, associazione AUSER, mensa cui tutti possono accedere liberamente con un prezzo agevolato per chi ha più di 65 anni, etc. …);  sviluppato su tre piani di una palazzina, al 1°piano  accoglie Servizi alla Persona, biblioteca e asilo nido comunali, mentre il 2° e 3° piano sono esclusivamente dedicati al CSR. L’area è in stretta relazione con il centro commerciale, con gli altri complessi abitativi e con le attività lavorative adiacenti.

Il CSR è costituito da 61 miniappartamenti, di cui 21 doppi e 40 singoli: i doppi hanno un’ampiezza di circa 38 metri quadrati, mentre i singoli di 20; in entrambi i casi è compreso il bagno ed un punto cottura. La filosofia di base è che la casa di un anziano che vive da solo deve essere di piccole dimensioni e dotata di accorgimenti che garantiscono il massimo di comodità e sicurezza per la persona.

L’assegnazione dei minialloggi avviene attraverso un bando annuale, in seguito al quale viene redatta una graduatoria con validità annuale, e tra i principali requisiti di accesso citiamo:

n     Età superiore ai 65 anni.

n     Essere fisicamente e psichicamente autosufficienti

n     Essere residenti nel territorio comunale.

n     Non essere proprietari o comproprietari di alcuna proprietà .

n     Avere un reddito annuo che non superi quello previsto per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica, ed un ISEE estratto inferiore ai 20.000 euro.

 

 

Essenzialmente il servizio sociale interno, costituito da un assistente sociale e da quattro esecutori socio-educativi, di cui uno dedicato alle attività collettive e di raccordo, attraverso funzioni di informazione, coordinamento , monitoraggio, progetti personalizzati di assistenza, collaborazione con figure sanitarie di riferimento, coinvolgimento dei familiari, gestione ingresso, uscita ed eventi critici, promozione reti di auto aiuto, collaborazione con il servizio sociale professionale della Società della Salute, organizzazione attività di socializzazione, fornisce un’ organizzazione, un monitoraggio ed una  stretta collaborazione,  che permette risposte adeguate e tempestive anche a bisogni improvvisi.

Non solo, possiamo asserire che questo tipo di struttura rappresenta una misura di contrasto alla povertà, infatti  “qui  la vita costa poco”, e con la pensione minima è realizzabile una vita dignitosa: i residenti non pagano il consumo delle utenze e  l’affitto, che rappresenta una compartecipazione alle spese di gestione,  va da un minimo di 70 euro circa, al mese, per un appartamento singolo, ad un massimo di 250 euro circa, al mese, per un doppio.

Tra le prerogative essenziali, oltre ad una serie di interventi programmati per la permanenza il più a lungo possibile presso il proprio domicilio della persona, emerge la promozione di una vita di socialità, possibile grazie soprattutto all’apertura verso l’esterno ed al rapporto sinergico con il territorio ed i soggetti del terzo settore che lo caratterizzano: di fatto, sia per il periodo estivo che per quello invernale organizziamo con l’aiuto, volontario e gratuito, dell’associazionismo locale, un calendario di  eventi culturali, cene e spettacoli, cui sia i residenti che tutti gli altri cittadini possono partecipare liberamente. La maggior parte delle iniziative sono finalizzate alla raccolta fondi di beneficenza  e solidarietà.

I residenti partecipano attivamente alla realizzazione di questi eventi, divenendo spesso promotori attivi di risorse per tutta la collettività.

Ad oggi, è possibile affermare, che il Centro Sociale in questi 30 anni sia stato in grado di fronteggiare i cambiamenti socio-demografici, adeguando la propria organizzazione e regolamentazione alla gestione dei nuovi bisogni della persona, ed in particolare proponendosi come filtro efficace rispetto al ricovero in R.S.A., grazie principalmente  al fatto che  la persona che vi risiede è indipendente, libera e coinvolta in una efficace rete sociale.

Il Centro Sociale Residenziale risultando un’esperienza “isolata” può assumere invece  le caratteristiche di un modello residenziale per anziani, da riproporre in altri ambiti e territori.

In tal senso la Regione Toscana ne ha sostenuto il consolidamento progettuale proprio perché l’esperienza di Lastra a Signa rappresenta una “peculiarità territoriale” da valorizzare,  riconoscendolo  come  modello essenziale di riferimento nel Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale 2012/2015 , ad esempio di pratiche “assistenziali differenti, meno costose e socialmente più gradite dagli anziani”.

Concludendo, quanto riportato è stato possibile da realizzare e portare avanti nel tempo grazie anche alla volontà politica delle amministrazioni che si sono succedute, ed in tal senso  le parole del Responsabile dei Servizi alla Persona, dr. Cesare Baccetti, in occasione del convegno del 2009, rendono l’idea, in maniera scherzosa ed efficace, definendo il Centro come “la magnifica ossessione” evidenziando così “la costante attenzione e continuità programmatica che l’amministrazione comunale ha nel tempo “trasferito e trasmesso di passione e attenzione strategica” sia ai tecnici che lavorano nel e per il centro sociale, che a tutta la cittadinanza.

Per ogni informazione visitare il portale

 http://www2.comune.lastra-a-signa.fi.it/centrosociale

 

 

 

 

 

Biografia
Author: Leonora Biotti