Un fatto  in questi giorni scuote le nostre coscienze. Un fatto che  su You Tube carica giorno dopo giorno video difficili da guardare ed ascoltare. 

Qui non si percuotono animali (già fatto grave e inaccettabile). Qui ad essere percossi sono degli anziani, fragili, indifesi. 

Con una unica colpa: difficili da gestire perché affetti da alzheimer o da altre patologie degenerative. Qui ad essere insultati sono proprio loro: i clienti del servizio…

A Sanremo sono sette le misure di custodia cautelare  eseguite  dalla Guardia di Finanza nei confronti del personale della casa di riposo Borea, a Sanremo. Per l’accusa, secondo quanto si apprende, maltrattavano gli anziani ospiti della struttura. C’è anche la presidente della fondazione Casa di riposo Borea. Gli uomini della Guardia di Finanza parlano di violenze «inaudite» . Anziani picchiati e insultati,  legati ai letti e abbandonati in condizioni igieniche indecenti. I responsabili, infermieri, operatori socio-assistenziali con la complicità della «assoluta inerzia» della presidente della fondazione e dei coordinatori responsabili, sono stati arrestati dalle fiamme gialle che, per tre mesi, hanno documentato con immagini e filmati gli abusi nei confronti degli ospiti della casa di riposo «lager». La Presidente è accusata di non aver denunciato la grave situazione pur essendo a conoscenza dei fatti. Le indagini, partite nel giugno 2011, si sono svolte attraverso migliaia di ore di intercettazioni ambientali e filmati che hanno documentato gli abusi.

Mentre guardo i video penso a tutte le case per anziani che ho visto nella mia vita professionale e tante riflessioni si accavallano nella mia mente producendo domande.

Una prima riflessione sulla respons – abilità, ovvero sulla necessaria abilità di ogni componente dello staff socio sanitario di assumersi la responsabilità totale delle proprie idee, azioni ed emozioni e di rispondere, di fronte a terzi, di esse.  Ecco allora che c’è una responsabilità della Presidente e della Direzione: si può non essere a conoscenza di ciò che accade nei nuclei della propria residenza? Si può non essere responsabili della qualità erogata?... Ma temo che le domande possano diventare peggiori: si può non sentire la responsabilità di progettare servizi di qualità? Si può non sentire la responsabilità di lavorare per obiettivi, di selezionare il personale, di formarlo costantemente, di promuovere la sua motivazione? Si può lavorare responsabilmente senza avere cura del proprio aggiornamento gerontologico?... Potrei continuare ma credo possiamo fermarci qua… Vorrei aggiungere: Si può dirigere una casa senza avere la capacità di individuare, selezionare, coordinare, indirizzare e verificare il lavoro dei propri responsabili di nucleo? …

… E dove sono queste figure intermedie? Con quali competenze organizzative e di leadership svolgono la loro professione? Non sono spesso Oss o infermieri ai quali vengono delegate funzioni di coordinamento, senza alcuna formazione specifica per l’esercizio di questo complessa funzione?

Quali sono i modelli organizzativi che abbiamo scelto per produrre la qualità nelle nostre case per anziani?  Il direttore incontra e dirige i responsabili di nucleo? I responsabili di nucleo sono presenti nei nuclei e sanno esattamente cosa osservare? Sanno individuare eventi sentinella?  Sanno promuovere squadra, lavoro per obiettivi? Hanno valori etici di alto profilo e li sanno condividere con gli operatori? Sanno lavorare con le famiglie per promuovere progetti e cultura dell’accoglienza?

Il Ministero della Salute definisce così l’evento sentinella: un evento avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio. Il verificarsi di un solo caso è sufficiente per dare luogo ad un’indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte dell’organizzazione.

Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Dipartimento della qualità direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi etici definisce “la violenza su paziente” un evento sentinella. Promuove una definizione “Qualsiasi tipo di violenza (commissiva od omissiva) su paziente da chiunque (operatore sanitario, altro paziente, familiare, visitatore) compiuta all’interno di strutture sanitarie”. Il documento procede “L'evento mette in evidenza possibili carenze organizzative, quali la mancanza o la inadeguata implementazione di specifiche procedure e/o l’insufficiente comunicazione tra operatori o tra operatori e pazienti/familiari e può indicare una insufficiente consapevolezza da parte dell’organizzazione del possibile pericolo di aggressione all’interno delle strutture sanitarie. In particolare l’evento può essere dovuto a scarsa vigilanza, possibile stress e burn-out del personale, nonché carenza di informazione e formazione. Il riconoscimento dell’evento è importante per procedere alla definizione di interventi sotto il profilo organizzativo, per la revisione dei protocolli in uso, per avviare un’attività di formazione e addestramento del personale.”

Mentre rileggo questi documenti mi sto chiedendo quante strutture per anziani li conoscano, quanti li abbiamo fatti diventare riflessione interna tra lo staff operativo…

Con queste righe non voglio assolutamente esonerare gli operatori dalle loro responsabilità individuali, ma credo che coloro che dirigono siano maggiormente responsabili. Quello che abbiamo visto a Sanremo è il frutto di una organizzazione che ha ignorato da anni gli eventi sentinella, che ha gestito le risorse umane senza progetti specifici  di formazione, senza aver promosso al suo interno una cultura etica e umanizzante, senza aver fornito a tutti i gli operatori abilità e conoscenza per lavorare con le persone affette da demenza.

… Quante strutture da tempo stanno ignorando questi segnali e quante sono realmente “simili”?

Una struttura trasandata, aggressiva nei modi, irresponsabile (ciascuno segnala un problema ma nessuno se ne fa carico), disorganizzata, senza linee guida e protocolli, senza un progetto per la produzione del benessere organizzativo, non aggiornata e preparata non può che non produrre risultati qualitativi di scarso valore.

Una struttura capace di partire di condividere il modello etico, di selezionare, formare e sostenere le proprie risorse umane, di organizzare incontri e riunioni per promuovere l’analisi del problema e la strada per la sua soluzione, capace di accoglienza e gentilezza è la massima garanzia per la qualità percepita. … E poiché strutture così non si comperano in farmacia sono più che mai indispensabili presidenti, direttori, responsabili di nucleo capaci di leadership vera, appassionata e coraggiosa.

Sono stati fatti numerosi studi scientifici che hanno dimostrato come la gentilezza abbia un effetto positivo sul sistema immunitario e favorisca l’incremento di produzione di serotonina.

La serotonina è una sostanza naturalmente prodotta, che ha un effetto calmante, di regolatore dell’umore e viene considerata una sostanza strettamente collegata al senso di benessere, in quanto ci permette di percepire il senso di piacere.

 

L’azione di molti antidepressivi si basa sulla possibilità di stimolare chimicamente la produzione di serotonina, che allevia i sintomi della depressione. Una delle scoperte più affascinanti nell’ambito della ricerca è che ogni volta che un atto di gentilezza si trasmette da un essere umano ad un altro si verifica un aumento significativo dell’efficienza del sistema immunitario e della produzione di serotonina, e questo avviene sia nella persona che compie il gesto sia in chi lo riceve.

 Quello che è ancor più straordinario è che anche nelle persone che osservano un atto di gentilezza è stato registrato lo stesso rafforzamento del sistema immunitario e l’aumento di produzione di serotonina!

La gentilezza produce gli stessi effetti in chi la offre, in chi la riceve ed in chi la osserva.

Nel dare, aiutare o mettersi a servizio degli altri si crea una condizione di naturale benessere, come viene spiegato dagli autori Altan Luks e Peggy Payne (The Healing Power of Doing Good). Nel loro libro gli autori spiegano che si tratta di una sensazione di benessere e di rilascio di energia simile allo stato di euforia prodotto dalle endorfine in seguito ad un’intensa attività fisica, che sfocia in una fase di calma e profonda serenità.

L’effetto benefico della gentilezza non si limita al rafforzamento del sistema immunitario e alla produzione di serotonina. La ricerca ha dimostrato che coloro che praticano abitualmente atti di gentilezza, come nel caso di chi si dedica al volontariato, sperimenta diminuzione di stress, dolori cronici e anche insonnia. Un articolo pubblicato sulla rivista Psychology Today inditolato "What We Get When We Give" “Che cosa riceviamo quando diamo” (Christine Carter, Ph.D., 18/2/10) dice: “In coloro che praticano volontariato si evidenziano meno dolori e malattie. Prestare aiuto agli altri protegge la salute il doppio rispetto a quanto l’aspirina protegga dalle malattie cardiache.Le persone dai 55 anni in su che prestano aiuto volontario presso due o più organizzazioni presentano una rilevante diminuzione della probabilità di morte del 44% (dopo aver ovviamente escluso fattori concomitanti come salute fisica, esercizio, sesso, abitudini di vita come il fumo, stato sociale ed altri elementi ancora).

E’ più potente che andare in palestra 4 volte la settimana.

“In uno studio condotto presso l’Università di Harvard questo fenomeno è stato definito “Effetto Madre Teresa”. I ricercatori hanno mostrato un filmato di Madre Teresa di Calcutta e del suo lavoro tra i bisognosi a 132 studenti di Harvard. Hanno quindi misurato il livello di Immunoglobulina A presente nella loro saliva. (Nota: L’immunoglobulina A è un anticorpo che gioca un ruolo fondamentale nell’immunità). Il test ha dimostrato un aumento marcato dei livelli di Immunoglobulina A nei campioni di saliva di tutti i soggetti esaminati. Questo semplicemente dopo aver osservato qualcun altro compiere atti di generosità. Dato che esistono prove concrete e risultati di ricerche che testimoniano che gli atti di gentilezza aumentano il senso di autostima personale, aumentano la sensazione di serenità, rafforzano il benessere fisico ed emozionale, conferiscono ottimismo serenità e consapevolezza del proprio valore, attenuano la depressione, riducono l’incidenza di dolori e malesseri.

Forse lavorare bene dando quotidianamente il nostro meglio e motivare gli altri a lavorare bene dando quotidianamente il loro meglio non è poi così difficile. In fondo, se fatto con attenzione, passione e magari un po’ di umorismo migliora pure la nostra salute.

Oggi, a tutti i responsabili vorrei dire.” Ricorda, ogni giorno, mese o anno speso per trasformare in meglio la tua vita, non è mai speso invano. 
I giorni, i mesi e gli anni sprecati sai quali sono?
Sono quelli che passi a domandarti “Ci provo o non ci provo a mutare questa condizione?”, senza mai deciderti di passare all'azione.

R. Alfano, Puoi Cambiare - Il Libro delle Svolte…

Dobbiamo impegnarci per riuscirci!

Bibliografia

1.   Protocollo sperimentale per il Monitoraggio degli eventi sentinella: 
http://www.ministerosalute.it/qualita/paginaInternaQualita.jsp?id=238&menu=sicurezza

2.      Sentinel event program Annual report 2004–05; Government Department of Human Services, Melbourne, Victoria, Australia; 2005.

3. Sentinel Event Statistics: As of June 30, 2006; JCAHO; pubblicato su sito web 
http://www.jointcommission.org/NR/rdonlyres/74540565-4D0F-4992-863E- 8F9E949E6B56/0/se_stats_6_30_06.pdf (visitato il 15/11/2006)

4.       http://www.dacuoreacuore.it/e107_plugins/content/content.php?content.490