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Il Centro Diurno Integrato Alzheimer di Treviolo nasce nel 2008 da un’idea della Cooperativa Servire, una delle prime cooperative sociali 

della provincia di Bergamo costituita nel 1979 e che dal 1994 si è specializzata nell’area dei servizi rivolti alla popolazione anziana.

Il Centro, che ospita dieci persone affette dalla malattia di Alzheimer e altre demenze, è stato pensato, progettato e costruito per rispondere alle esigenze di queste persone. Al suo interno gli ambienti sono infatti specificamente studiati nella disposizione delle stanze, degli arredi e nei colori delle pareti, sono assenti gli specchi, le porte di ingresso sono mascherate, l’apparecchio TV trasmette solo DVD, le luci sono a spettro solare.

Aspetto fondante del modello di cura è la centralità della persona, rispetto alla struttura e alle attività che si svolgono al suo interno. Prima dell’ingresso viene infatti raccolta, insieme ai familiari, una completa ed approfondita biografia dell’ospite, in cui vengono raccolte informazioni riguardanti la sua storia di vita, le persone e i luoghi di riferimento del presente e del passato, le abitudini, i gusti, le attività gradite, ecc. Tutto il materiale raccolto, condiviso dall’èquipe multidisciplinare di lavoro è fondamentale per poter costruire una assistenza adeguata alla persona che vive parte delle sue giornate all’interno del centro.

 

Caregiver

Di fondamentale importanza è la cura ed il benessere del malato e di chi se ne prende cura. Il malessere del caregiver, infatti, ricade invariabilmente sulla persona affetta da demenza.

In primo luogo all’ospite è garantito il rispetto e, in un ambiente sicuro e protesico, la libertà di scelta e d’azione. E’ poi incentivata e costantemente attuata la sperimentazione di terapie non farmacologiche per la gestione dei problemi del comportamento, che spesso insorgono in conseguenza della malattia.

Gli interventi per favorire il benessere e diminuire i problemi comportamentali sono diversi e progettati e strutturati individualmente per ogni ospite. Il fine è  creare un contatto, un punto di aggancio per instaurare una relazione che sia in grado di rendere la giornata da trascorrere in armonia con l’ambiente e con le altre persone. Ogni intervento innovativo di cura è poi oggetto di valutazione dell’efficacia attraverso il costante monitoraggio, mediante apposite scale compilate quotidianamente dagli operatori, della presenza di disturbi del comportamento. Grande attenzione è anche posta alla divulgazione scientifica dei risultati, per confrontarsi ed interloquire con il mondo della Cura e perfezionare e promuovere un modello strutturato, innovativo, efficace ed umano di cura dell’anziano affetto da demenza.

 

Pet-therapy

Tra gli interventi, la Pet-therapy viene utilizzata grazie alla presenza di tre asini, Lucio, Bella e Agostina, che risiedono a fianco del giardino del centro. Periodicamente alcuni degli ospiti possono sperimentare il contatto con questo meraviglioso animale 

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della tradizione, veicolo di calma, pazienza e tranquillità. Un cane meticcio di nome Bidù, inoltre, divide i divani e le poltrone con gli ospiti, presenza  calda ed importante per far emergere emozioni di generosità e affetto, cura e autoefficacia.

La pet-therapy, neologismo creato dallo psichiatra infantile Boris Levinson nel 1961, fa la sua comparsa in Italia a partire dal 1987 e comprende le attività assistite dagli animali e la più strutturata terapia assistita dagli animali. Le A.A.A. (Attività Assistita con Animali), consistono nell’applicazione di interventi di tipo ricreativo ed educativo con l’obiettivo di migliorare il benessere e  la qualità della vita della persona.

L’ animale, ed in particolare l’asino, così radicato nella tradizione degli anziani, costituisce una presenza viva, calda, affettivamente significativa in grado di suscitare sentimenti ed emozioni, di stimolare l’accudimento e la comunicazione.

Tra anziano e asino avviene uno scambio di emozioni e di stimoli, che provocano cambiamenti ed effetti positivi in entrambi. L'animale veicola una possibilità di contatto e comunicazione immediati, non interpreta la disabilità come un handicap e il suo comportamento non è influenzato da giudizi o implicazioni morali, che invece invariabilmente condizionano i rapporti tra esseri umani.

Tra i meccanismi d'azione della pet-therapy si trovano la comunicazione, basata su una forma di linguaggio semplice, con ripetizioni frequenti, di tono crescente e interrogativo che produce un effetto rassicurante; il contatto corporeo e il piacere tattile ottenuto dalla vicinanza di un essere vivente caldo e peloso; la stimolazione mentale che si verifica attraverso la comunicazione con l'animale; il gioco e il divertimento che riducono l'isolamento; la facilitazione sociale (la presenza di un animale spesso costituisce un’occasione di interazione con altre persone); il senso di responsabilità e la capacità di identificarsi con l'animale.

 

Reiki

Al centro viene inoltre praticato il Reiki, tecnica di massaggio manuale di origine giapponese, conosciuta da tutti gli operatori del centro che, attraverso il contatto delle mani sul corpo, permette di portare all’ospite equilibrio emotivo, favorire il sonno e recuperare un po’ di energia.

Grande attenzione è posta inoltre all’alimentazione, veicolo di benessere sia fisico che emotivo, la sensazione del gusto e della condivisione è infatti stimolata attraverso merende dai colori invitanti preparate con cura dagli operatori con la partecipazione attenta degli ospiti attorno al tavolo. La cura alla scelta alimentare tende inoltre a promuovere il trattamento attraverso l’alimentazione, rispetto all’opzione farmacologia, dei disturbi spesso presenti a carico dell’apparato intestinale.

 

Stanza multisensoriale

Un’altra attività prevede l’utilizzo della stanza per la stimolazione multisensoriale, una stanza attrezzata appositamente con stimoli di varia natura: pannelli tattili, un fascio di fibre ottiche che si tinge di vari colori, una poltrona, un materasso vibrante, un “tubo a bolle”, un impianto stereo, vaporizzatori per l’emissione nell’aria di fragranze, un videoproiettore, una lampada a muro con luce che varia colore, pannelli a LED.

Prima dell’ingresso di ogni persona nella stanza l’operatore specializzato seleziona gli stimoli da utilizzare durante la seduta sulla base della biografia e dei gusti ed attitudini dell’ospite, consentendo anche la libera scelta di stimolazioni. Tra gli stimoli sono utilizzati vecchie fotografie, video con immagini e suoni di montagna, video con immagini di eventi sportivi, spezzoni di film classici, strumenti musicali, preparati alimentari per stimolazione gustativa, oggetti morbidi, musica personalizzata.

L’utilizzo della stanza multisensoriale diminuisce ed attenua i comportamenti aggressivi, il vagabondaggio e l’agitazione, favorisce inoltre  l’addormentamento e il riposo, aiuta l’approccio ai pasti e promuove la comunicazione con gli operatori contrastando l’isolamento e l’apatia. In molti casi la seduta nella stanza spinge le persone a verbalizzare frammenti di ricordi passati, esprimendo liberamente, ma in un ambiente contenitore protetto, un’ampia gamma di emozioni e sensazioni.

 

Programmi per i caregiver

Il centro diurno, nel suo modello di presa in carico globale della persona, si propone di promuovere il benessere di chi lo frequenta, siano essi ospiti con demenza, operatori, familiari o caregiver.

Proprio a favore di familiari e caregiver sono state pensate due iniziative, che hanno previsto due percorsi, uno nell’ autunno del 2010 e un altro nella primavera del 2011, con il fine di fornire ai familiari gli strumenti per favorire il benessere proprio e del loro caro con demenza, e imparare a gestire lo stress che spesso scaturisce dal pesante lavoro di cura.

Gli incontri in piccoli gruppi a cadenza settimanale, hanno il fine di dare una direzione alla particolare fase di vita vissuta da chi accudisce una persona con demenza, aiutando a costruire una relazione efficace attraverso consigli di carattere alimentare, ambientale, relazionale. In un contesto di condivisione con gli altri familiari e caregiver, di emozioni, esperienze, informazioni e riflessioni.

Gli incontri permettono inoltre ai familiari di imparare a prendersi dei necessari momenti per se stessi, imparando a ridere con lo Yoga della risata, a sciogliere le tensioni accumulate attraverso autotrattamenti Reiki, Shiatsu o Tuinà o tecniche di rilassamento attraverso il respiro, per trovare quel centro che l’accudire un malato di Alzheimer tende a far perdere.

In particolare lo Yoga della Risata si basa su una serie di tecniche che utilizzano esercizi di respirazione profonda propri dello Yoga, esercizi di visualizzazione positiva, esercizi di risata stimolata, di stretching e di gioco per ridere senza motivo. Partendo dal presupposto che il nostro corpo e la nostra mente non distinguono ciò che è reale da ciò che è costruito, con la risata stimolata è possibile trarre tutti i benefici della risata naturale: il massaggio interno a livello addominale, la stimolazione della circolazione e il rafforzamento dell’apparato respiratorio limitando così i rischi di bronchiti e asme, il rafforzamento del sistema immunitario con l’incremento di anticorpi, la limitazione degli stati di depressione, ansia e disturbi psicosomatici.

 

Questo e altro ancora è quello che si fa al Centro Alzheimer di Treviolo, utilizzando le competenze, le eccellenze e le risorse personali di ogni operatore, perché la passione di mettere in gioco se stessi in un lavoro di cura  è l’elemento trainante che può rendere la vita un’esperienza al servizio di chi, da un giorno all’altro, si trova su una strada che non aveva previsto di percorrere e non trova nessuno a pronto a tendere una mano.