Una giungla di servizi e residenze, dove al concetto di adeguatezza prevale la carenza di  trasparenza e regolamentazione. E’ ciò che risulta dalla prima indagine nazionale che l’Auser ha svolto sulle Case di riposo nel nostro paese.

Il primo grosso nodo  affrontato è quello della consistenza, cioè quante sono. E qui si comincia a dare i numeri con cifre che variano a seconda delle fonti nelle quali si è messo mano. Le Regioni ne elencano 3700, il Ministero dell’Interno quasi 5600, ricorrendo agli elenchi telefonici e ai vari siti web si individuano 6715 strutture, Rsa (residenza sanitarie assistenziali  che assistono in particolare anziani non autosufficienti e  residenze assistenziali Ra  (Case di riposo in senso stretto, comunità alloggio, case famiglia ecc), che ospitano in genere anziani autosufficienti e non autosufficienti di grado lieve.  La ricerca si è  focalizzata maggiormente  su questo secondo tipo di struttura, le Case di Riposo in senso stretto, dove negli ultimi anni si sono concentrate irregolarità e fenomeni di disagio sociale.

Ma quanti sono gli anziani che vivono in una casa di riposo? Nel 2010, in base alle stime dell’Auser, circa 23 anziani over 65 vivevano in un presidio socio assistenziale, erano 20 nel 2006.  Considerando anche le residenze socio sanitarie e gli altri presidi, abbiamo 32 anziani ogni mille ospitati  in una struttura. Valori  che crescono nel Friuli Venezia Giulia fino ad arrivare ad  84 anziani ogni mille e nella provincia di Trento con 68 anziani ogni mille. C’è poi il paradosso della Sicilia, la regione con il più alto tasso di diffusione di presidi socio assistenziali (900)  ma dove gli anziani ospiti non superano le 11 unità ogni mille abitanti.  

Secondo lo studio si conferma il ritardo dell'azione regionale di indirizzo e regolamentazione. Per quanto riguarda le strutture socio-sanitarie, sono passati più di dieci anni dall'approvazione delle norme (dlgs 502/92 e dlgs 229/99) che hanno introdotto il regime di accreditamento e autorizzazione per queste residenze. Tuttavia, ancora oggi in alcune regioni il processo non si è concluso. Secondo i dati riportati, a dicembre 2010 circa il 63, 3% delle residenze per anziani era definitivamente accreditato, un valore che esprime una forte variabilità territoriale: nel nord-ovest raggiunge l'89,5%, nel mezzogiorno il 71,7%, nell'Italia insulare: 55,8%, nel nord-est si abbassa al 14,7%, fino al 7,2% del centro. Per quanto riguarda invece il sistema di accreditamento e autorizzazione introdotto per le Ra e disciplinato dalla legge 328/2000, la maggior parte delle regioni ha concluso il percorso amministrativo solo negli ultimi anni, con conseguente scarsa operatività  delle regole. Un sistema “incerto”, dunque, tanto che basta la mappatura dei principali elenchi telefonici e commerciali delle case di riposo (ad esempio le Pagine gialle) per far emergere buona parte del sommerso con circa 700 residenze private  che vivono nell’oscurità, di cui si conosce poco o nulla, senza contatti con gli enti pubblici, non presenti in nessun elenco, prive di autorizzazione all’attività e di accreditamento. C’è poi il problema della ubicazione delle Case di Riposo. La Ricerca dell’Auser mette in evidenza che una parte considerevole delle strutture si trova in aree periferiche a basso costo  il 65%, percentuale che cresce fino al 73% nel Nord Ovest e risulta invece più contenuta 58% nel Sud e nelle Isole.  Un fenomeno diffuso soprattutto nei grandi centri abitati dove le scelte delle famiglie strettamente connesse alle tariffe di soggiorno richieste dalle residenze,  costringono  l’anziano ad una sorta di “migrazione” lontano dalle sue radici e dagli affetti, con pesanti contraccolpi sul piano psicologico.

Autorizzazioni mancanti, strutture non adeguate, numero di anziani ospitati superiore agli standard, carenza di condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza adeguate, attività infermieristiche esercitate in modo abusivo. Queste le carenze maggiormente riscontrate dai Nuclei antisofisticazione e sanità (Nas) dei Carabinieri che mostrano come il 27,5% degli 863 controlli effettuati nel 2010 presso le strutture residenziali per anziani ha rilevato irregolarità:  283 i casi di strutture non in regola con 371 infrazioni rilevate. Da una analisi di notizie comparse su un campione di 90 quotidiani e settimanali, l’Auser ha inoltre messo in evidenza come non sempre la variabile territoriale può essere chiamata in causa in quanto fenomeni come l’abusivismo e le irregolarità nelle autorizzazioni per l’esercizio delle attività, risultano dal 94% del Nord – Ovest fino al 96,5% del Sud. Mentre le carenze di  requisiti igienico-sanitari vengono rilevate in quasi l’88% degli abusi rilevati al Sud, mentre nel Nord-Ovest il fenomeno si rileva  nel 78% delle notizie.
L’impegno economico richiesto alle famiglie per la permanenza degli anziani autosufficienti in una Casa di riposo è molto elevato. I prezzi, seppur mediamente si attestano attorno ai 1.400-1.500 euro, possono spesso oltrepassare la soglia dei 2.500-3.000, rilevati a Roma e Milano fino ad arrivare ai 4.200 euro. Molto dipende dalla tipologia e dai servizi offerti dalla “Casa di riposo”, più spesso dalla presenza o meno di convenzioni con la Regione, in altri casi le differenze rilevate appaiono senza motivazione. 

 

Un settore che non conosce crisi

 

Quello delle case di riposo private per anziani è un business sempre più fiorente: in quattro anni, dal 2005 al 2009, quelle iscritte agli elenchi della Camera di Commercio sono passate da 2.555 a 2.906 unità. E i loro ricavi sono aumentati in un anno del 18% come dimostra l'analisi dei bilanci effettuato da Auser su un campione significativo di strutture private. I servizi assistenziali residenziali risultano quindi in controtendenza rispetto all'andamento economico e non conoscono crisi. Il settore rappresenta un'opportunità di business interessante, alla luce dell'invecchiamento costante della popolazione italiana.

 

Il presidente nazionale Auser Michele Mangano:pretendere il rispetto delle regole

Gli anziani ospiti nelle case di riposo non sono cittadini di serie B, ed hanno il diritto ad essere tutelati e curati al meglio. 

La mancanza di una adeguata assistenza igienico-sanitaria può infatti portare gli anziani ricoverati  verso una lenta e inesorabile vita vegetativa e al deterioramento delle capacità motorie e cognitive. Per questo vogliamo richiamare l’attenzione sulla necessità che controlli e verifiche sistematici e continuativi nel tempo e sull’intero territorio vengano effettuati su tutti i tipi di strutture. Richiamiamo  le autorità e le istituzioni a vigilare sempre affinché le norme e le leggi che regolano l’apertura e la  gestione delle  Rsa e delle  case di riposo siano applicate e rispettate con rigore. Chiediamo inoltre che nei criteri di accreditamento, venga inserita la possibilità per le associazioni di volontariato di poter accedere nelle Case di Riposo per svolgere attività di socializzazione e intrattenimento.  Il volontariato può fare molto, essere un occhio attento e vigile all'interno delle strutture in cui opera. Il problema è che oggi in molte strutture private, ci è negato l'accesso.