Franco cacciaIl testo nasce all’interno di un’esperienza concreta e per molti versi innovativa di cura a domicilio di persone non autosufficienti. Nel periodo 2013-2017 l’azienda sanitaria di Catanzaro, in partenariato con l’Inpdap, ente previdenziale dei dipendenti pubblici, successivamente assorbito dall’Inps, ha realizzato il progetto sperimentale raccontato nella pubblicazione. Nel testo trova spazio non solo una descrizione analitica delle fasi operative, ma anche una presentazione di strumenti, metodologie di lavoro, innovazioni apportate e risultati ottenuti. In virtù del metodo generativo utilizzato, nel testo sono inserite testimonianze dei diversi attori coinvolti, riflessioni e proposte per un nuovo welfare di comunità di cui, in particolare nel settore della gestione della non autosufficienza, si avverte urgente necessità

Dalla Prassi alle teorie
Da diversi anni il dibattito scientifico internazionale è ricco di ricerche, approfondimenti e dibattiti in cui si sollecitano cambiamenti nel sistema di offerta dei servizi di cura. A giustificare queste pressanti richieste vi sono dei fattori oggettivi ineludibili . Tra questi si segnalano: a. il progressivo invecchiamento della popolazione con il conseguenziale incremento delle malattie cronico degenerative;
b. la contrazione delle risorse pubbliche a disposizione delle comunità per rispondere alle mutevoli richieste di cura dei cittadini;
c. l’indebolimento della famiglia quale punto fermo delle politiche territoriali di cura.
Le proiezioni (demografiche, epidemiologiche ed economiche) dei prossimi decenni non lasciano molto spazio all’ottimismo in quanto i fattori di criticità menzionati sono destinati ad avere un impatto crescente nelle scelte delle istituzioni e delle famiglie. Accanto a queste motivazioni di contesto, vi è una primaria necessità a cui i sistemi di cura devono cercare di dare una risposta: il desiderio delle persone non autosufficienti di rimanere nella propria casa anche in condizione di non autosufficienza.
La conseguenza diretta di questo preciso orientamento, a cui devono tendere le politiche di cura territoriali, non può che sfociare in moderni progetti di cura, come quello raccontato nel testo, in cui si prova a sperimentare forme nuove con cui offrire servizi integrati a casa delle persona con autonomie ridotte.
Un elemento di forza del progetto realizzato nell’ASP di Catanzaro è stato la forte determinazione nel realizzare, proprio nella regione con la quota di spesa pro-capite più bassa d’Italia nel settore dei servizi alla persona, una sperimentazione in cui la distinzione tra sociale e sanitario ha lasciato il passo ad un moderno progetto in cui si puntato sul protagonismo dei beneficiari, delle famiglie e delle realtà locali.
Fin dalle fasi iniziali del progetto è stata ben chiara la necessità di dedicare una particolare attenzione alla condivisione con le figure professionali coinvolte, di un “paradigma della cura” diverso da quello tradizionale basato sull’approccio medico-paziente-malattia.
PilastriIn tutte le iniziative di informazione e sensibilizzazione delle famiglie, nonché di formazione degli operatori di cura, sono state ampiamente sottolineate le caratteristiche di qualità che devono contraddistinguere la cura a domicilio.
Tra i parametri di riferimento hanno trovato ampio spazio elementi quali:
Personalizzazione delle cure;
• Centralità delle relazioni;
• Valorizzazione delle risorse personali e familiari della persona beneficiaria;
• Ruolo attivo della Comunita’.
Superare l’approccio standardizzato, su cui per molti anni si sono costruiti i saperi professionali e i comportamenti organizzativi, ha rappresentato uno degli obiettivi centrali per un progetto chiamato a realizzare un esperimento di una moderna politica di promozione della salute.

La sintesi dell’esperienza
territorio distretto di Cz LidoL’esperienza, avviata nel 2013, tuttora in corso, ha permesso, all’azienda sanitaria di Catanzaro, di realizzare una sperimentazione nel distretto di Catanzaro Lido (15 comuni, circa 65.000 abitanti). Il progetto è stato denominato “Home Care Premium” e ha avuto modo di spaziare in diversi campi e dal quale sono scaturiti esiti estremamente interessanti, apprezzati dai beneficiari e dagli altri stakeholders coinvolti: famiglie; Comuni, associazioni del volontariato. I principali obiettivi del progetto sono stati:
1. Mettere in atto un sistema di qualificazione di professionisti nel settore della cura domiciliare, anche attraverso la gestione, con risorse interne, di un corso sperimentale di 70 ore per assistenti familiari e creazione di un registro delle figure di cura qualificate, suddiviso per sotto-ambiti territoriali (www.asp.cz.it/?q=node/2967);
2. Assicurare ai beneficiari del progetto un sistema di cura personalizzato e fornire un sostegno concreto alle famiglie per il mantenimento della persona non autosufficiente nel proprio domicilio;
3. Ridurre i ricoveri impropri causati da una totale assenza di servizi domiciliari di cura;
4. Realizzare un’esperienza concreta di welfare generativo con il diretto coinvolgimento di soggetti diversi: famiglie, amministratori locali, volontari, scuole.

Il contesto in cui è stata realizzata la sperimentazione si caratterizza per la presenza di paesi di piccole dimensioni, in prevalenza ubicati in aree interne, in cui l’offerta di servizi socioassistenziali risulta praticamente inesistente. Ciò ha comportato per l’azienda sanitaria un lavoro propedeutico, svolto nei singoli comuni coinvolti, volto a far “familiarizzare” i cittadini con le opportunità offerte da mirati servizi di cura per la qualità di vita della persona non autosufficiente. I beneficiari del progetto nel corso del triennio (2013-16), sono stati circa 420 e tutti si sono caratterizzati per la presenza di forme (medio-gravi) d’invalidità. La tipologia di aiuto alla famiglia è stata caratterizzata da:
a. Contributo economico mensile, da utilizzare per il pagamento di una figura di cura domiciliare;
b. Servizi domiciliari ed extradomiciliari per attività di potenziamento delle abilità residue e per attività di socializzazione .

La CURA, un impegno condiviso
Il tema della non autosufficienza, viste anche le proiezioni demografiche e i dati epidemiologici, non può più essere una problematica ristretta alle singole persone. La gestione dei processi di cura coinvolge direttamente famiglie, istituzioni, comunità. Per tali motivazioni la sperimentazione realizzata nel distretto catanzarese ha inteso investire nella COMUNITA’, come luogo in cui vivono persone con storie e identità uniche, che sviluppano relazioni e attivano collaborazioni, soprattutto sul tema della salute. Nel nostro agire la COMUNITA’ ha una valenza positiva in quanto l’obiettivo di una migliore qualità di vita di una persona fragile si basa su concetti semplici ma spesso lontani dall’approccio bio-medico. Innanzitutto il ruolo della persona in cura è un ruolo di co-produttore della qualità dei servizi di cura. Uno dei primi obiettivi della sperimentazione ha riguardato il riconoscimento e la valorizzazione delle capacità residue della persona in cura. Le leve su cui si è operato sono state essenzialmente i contenuti del PAI (Piano Assistenziale Individualizzato) e la Formazione degli operatori coinvolti.
Un elemento distintivo della sperimentazione ha interessato un nuovo approccio, rappresentato dal ruolo attivo della comunità di residenza nella creazione di spazi e condizioni affinché il tema della valorizzazione delle persone anziane e la gestione della non autosufficienza diventi un impegno “etico”, condiviso fra le generazioni e dall’intera comunità. In questa direzione sono state realizzate specifiche iniziative d’informazione-coinvolgimento e responsabilizzazione come un ciclo di 12 puntate televisive, denominato “Prendiamoci Cura”, centrato sui temi della non autosufficienza e sui risultati prodotti dal progetto. Le puntate sono visionabili al seguente indirizzo: www.asp.cz.it/?q=node/2967. Sempre in questa direzione sono stati realizzati micro-progetti con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni presenti sul territorio. Rientra in quest’area un percorso di invecchiamento attivo, strutturato con azioni di ginnastica dolce, giardinaggio di comunità e azioni con impegno cognitivo, giornate della salute.

FORMAZIONE- CONOSCENZA-PRO-ATTIVITA’
Come cambia il profilo professionale di un operatore chiamato a svolgere il suo lavoro all’interno di un setting di cura particolare come quello della casa? In realtà per questa domanda non c’era la risposta già pronta ma si è provato a ricercarla e con-dividerla nelle diverse fasi del percorso dell’esperienza.
RegistroIn tal senso un ruolo strategico è stato occupato dalla Formazione ma anche dalla costante attenzione nella produzione e condivisione delle conoscenze prodotte dal progetto o dal confronto con altre esperienze similari. Nel progettare il corso di 70 ore per la formazione dell’Assistente Familiare (la denominazione non è stata casuale), si è scelto di realizzare un percorso teorico-pratico in cui i docenti sono stati individuati tra i dirigenti/responsabili dei servizi dell’ASP di Catanzaro in grado di assicurare la giusta sintesi tra investimento in nuove conoscenze ed esperienza diretta sul campo nei diversi temi. Nell’ultimo anno è stato anche sperimentato il metodo della comunità di pratica tra gli operatori coinvolti. Attraverso un apposito regolamento, è stato creato un registro distrettuale delle figure di cura, disponibile on-line per le esigenze di cura domiciliare del territorio. Pro-attività e creatività sono state alcune delle parole chiave per stimolare negli operatori l’atteggiamento mentale necessario per raggiungere gli scopi previsti dai singoli piani di cura. Le professioni di cura come l’assistente familiare, l’OSS e altre figure professionali che si sono integrate per consentire l’attuazione dei PAI, non possono essere ricondotte a un insieme di azioni standardizzate, replicabili in maniera uniforme. Lavorare a diretto contatto con le persone, con le loro individualità e potenzialità, significa mettere in gioco le risorse emotive e relazionali volte ad attivare e potenziare le capacita/abilità della persona in cura e del suo care-giver.

Il ruolo attivo della famiglia
Per raggiungere l’obiettivo di un potenziamento e valorizzazione delle risorse, presenti nel contesto domiciliare, sono stati realizzati alcuni strumenti che hanno avuto lo scopo di facilitare l’accesso dei beneficiari a una terminologia spesso incomprensibile se non gli addetti al settore e di favorire un processo di responsabilizzazione e coinvolgimento del care-giver all’elaborazione-gestione e valutazione del PAI. Rientrano in quest’area la sperimentazione di VADEMECUM per le famiglie, contenente una serie di informazioni e indicazioni in merito all’utilizzo dei servizi del progetto HCP e alle incombenze derivanti; la SCHEDA per un PAI condiviso -mediante l’uso di uno strumento appositamente creato, in cui gli stessi termini utilizzati sono stato frutto di una partecipazione dei care-giver- rappresenta lo strumento base per la gestione del piano di cura personalizzato. Attraverso il monitoraggio del PAI si ha l’opportunità di curare anche il rapporto di crescita di competenze da parte dei care giver. In tal senso, nel corso del 2016, è stato realizzato un percorso di formazione che ha coinvolto 33 caregiver da cui sono scaturite altre iniziative, quali l’avvio di un gruppo di auto-mutuo aiuto di famiglie beneficiarie del progetto.

Le prospettive
La dinamica, tra bisogni (di cura/caring) in crescita e risorse pubbliche in diminuzione, impone nuove soluzioni, possibilmente creative, con cui affrontare la sfida dei sistemi di cura dei prossimi decenni. Si avverte la necessità di percorrere nuove strade da esplorare, per rispondere in modo nuovo ai bisogni di benessere, qualità della vita, socialità. Nonostante sia nota l’influenza dei determinanti di salute sullo stato di salute dei singoli e delle comunità, i sistemi di cura sono ancora imperniati sul paradigma classico del modello bio-medico. Si tratta quindi di maturare e condividere un’idea di lavoro di promozione della salute sempre meno arroccata nei luoghi simbolo della cura medica per lasciare spazio a esperienze di cura realizzate attraverso un lavoro nelle e con le comunità. Puntare con decisione al potenziamento del “welfare di comunità”, concetto non nuovo ma che, negli ultimi anni, ha trovato nuovi impulsi dai risultati positivi delle sperimentazioni in atto, rafforza l’idea che occorrono nuove alleanze tra istituzioni, famiglie, il privato sociale, il mercato, in grado di valorizzare le capacità d’iniziativa dei singoli e delle formazioni sociali.
Tra le leve finalizzate a un attivo coinvolgimento della comunità per un nuovo modello di welfare e di cura della non autosufficienza, appare non trascurabile il dato dell’occupazione. In un contesto territoriale caratterizzato dalle limitate opportunità lavorative, il progetto dell’ASP di Cz ha dato dimostrazione concreta delle grandi potenzialità occupazionali derivanti da una nuova idea di domiciliarietà. Nel corso del triennio sono stati oltre 450 i contratti di lavoro attivati per l’erogazione delle diverse prestazioni previste. Da moderne politiche di cura si generano qualificate opportunità di lavoro per figure professionali diverse: Assistente Familiare, OSS (Operatore Socio Sanitario), Sociologo, Assistente Sociale, Psicologo, Educatore Professionale, Animatori.
Si tratta di professioni che, pur nelle diversità dei saperi tecnici, hanno delle caratteristiche comuni: si nutrono di saperi trasversali ed utilizzano intelligenza emotiva. Fra le competenze trasversali richieste a queste figure si segnalano:
• capacità di lavorare in gruppo;
• utilizzo delle tecniche del problem solving ed uso del pensiero creativo (individuale e di gruppo);
• capacità di comunicazione e relazione con i diversi attori del sistema;
• Gestione dello stress fisico-mentale.
Il lavoro di queste figure difficilmente può essere declinato sulla base di interventi standardizzabili e replicabili in maniera uniforme. Per tali motivazioni è facile ipotizzare una maggiore capacità, rispetto a professioni in cui è maggiore l’impiego di attività manuali, di contrastare il rischio di essere sostituiti da qualche robot.
Le potenzialità occupazionali del settore della cura, in base alle analisi sui dati della popolazione, sono tali da poter generare in Calabria, almeno 100 mila nuovi posti di lavoro. Il numero nasce dalla considerazione, condivisa da autorevoli studiosi delle diverse forme di cronicità e disabilità in età senile, che almeno il 20% della popolazione ultra 65enne vive una condizione tale da richiedere un supporto di cura a domicilio. Un numero che potrebbe addirittura aumentare sensibilmente se solo si mettesse mano all’assegno di accompagnamento. Una voce di bilancio in cui lo Stato spende circa 17 miliardi di euro all’anno, oggi totalmente slegata dall’idea di un ben identificato progetto di cura, ma costituisce un sussidio economico, su cui però non vi sono certezze circa i benefici per la persona non autosufficiente. Il settore della cura rappresenta un vero “bacino di sviluppo occupazionale”, che potrebbe sprigionare in maniera spontanea la sua forza se solo fosse supportato da idonee politiche pubbliche. Un terreno fertile di sperimentazioni ed innovazioni, un settore lavorativo in cui possono trovare un’occupazione dignitosa figure professionali diverse.

La speranza
Il testo oltre che rappresentare una traccia di un percorso si propone come base di idee e di conoscenza, uno spazio di riflessione da utilizzare come stimolo per successive elaborazioni e per lo sviluppo di nuove iniziative.
QualitaUno dei principali scopi assegnati a questo testo consiste proprio nel favorire una “rielaborazione collettiva”, a partire dai vissuti di quanti hanno partecipato al progetto nei diversi ruoli: beneficiari, familiari, operatori, amministratori, volontari.
Riflettere insieme sull’esperienza realizzata è motivo di arricchimento da cui trarre consapevolezza e rinforzi che rilanciano verso nuove mete.
Piace pensare ad una testimonianza concreta di un welfare reso dinamico e generativo dalla freschezza delle idee che si rinnovano, alimentano e si evolvono per costruire benessere ed inclusione sociale.

 


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