marco mussettaL'operatore sociosanitario è una figura che ha a che fare con la relazione d'aiuto e questo implica sempre un dispendio di energie fisiche e mentali che nel tempo possono compromettere la salute degli operatori stessi e in modo più o meno diretto la qualità del lavoro che si svolge ed ha una ricaduta negativa sul benessere dell'intera equipe di lavoro.
Fortunatamente le innovazioni tecnologiche danno sempre più risposte per garantire la sicurezza degli operatori e alle necessità di comfort per gli assistiti.

Ausili sempre più performanti e personalizzati riducono in modo significativo gli infortuni sul lavoro e gli incidenti. Teli di scorrimento, solleva persone, sedie doccia, letti articolati elettrici che si muovono in varie posizioni per agevolare le operazioni sono solo alcuni di tutta una serie di dispositivi progettati e messi a disposizione per ottimizzare la qualità e la sicurezza del lavoro.
Vero è che non sempre tutte le strutture hanno la possibilità di dotarsi dell'ultimo modello di ausilio o di poterli avere tutti.
Per gli operatori, a livello fisico sembra che la schiena sia quella che, nel lungo periodo, paga maggiormente in termini di danni anche permanenti. Non bisogna mai sottovalutare quegli sforzi che appaiono innocui ma se ripetuti nel tempo creano problemi.
Oltre agli ausili esistono, per salvaguardare la sicurezza, una serie di posture da adottare in alcune situazioni per non caricare troppo la colonna vertebrale, una di queste è quella di flettere le ginocchia per sollevare un carico in modo tale che il peso sia a carico delle gambe e non vada a stressare la schiena sarebbe buona norma fare formazione su queste posture in modo tale che siano adottate da tutti. Utilizzare in modo coretto i dispositivi, conoscere e mettere in atto tutte le precauzioni sulla sicurezza riduce drasticamente infortuni e incidenti.
Fondamentale l'utilizzo di tutti i dispositivi di protezione individuale che dovrebbero essere parte integrante del lavoro degli operatori socio sanitari come guanti, scarpe antinfortunistiche, divise ecc. Questo è ciò che attiene alla prevenzione degli infortuni e alla sicurezza nell'operare con gli assistiti, mentre per lo stress mentale la questione è a mio avviso più delicata.
Non ci sono strumenti, ausili o posture che possono metterci al riparo dalle pressioni che ci logorano col tempo a livello interiore, a livello di "testa".
E' un procedimento subdolo perché opera in modo quasi impercettibile ma continuo, anche per anni e può manifestarsi all'improvviso in modo devastante.
Questa condizione di forte stress è la SINDROME DA BURNOUT.
Mettersi al riparo da questo rischio non è facile, alcune strutture offrono il servizio di supervisione con incontri programmati tra l'equipe di lavoro e uno psicologo che, lavorando in modo mirato, dovrebbe aiutare gli operatori a superare le difficoltà che incontrano a livello emotivo che si manifestano nelle dinamiche di gruppo e verso gli utenti. Gli stessi membri dell'equipe devono intervenire segnalando al coordinatore quando vedono un collega in difficoltà, che presenta sintomi come: apatia, nervosismo eccessivo, distrazioni continue ecc. che potrebbero far pensare ad uno stress eccessivo.
Un altro metodo per evitare stress è di non sentirsi troppo coinvolti, va bene l'empatia ma bisogna essere attenti a non farsi travolgere e di essere in grado di staccarsi quando riteniamo di patire troppo la situazione.
Entrare in empatia è come aprire una porta ad un’altra persona, dobbiamo ricordare che la maniglia di questa porta l'abbiamo noi in mano e sempre noi dobbiamo chiuderla nel momento in cui lo riteniamo necessario.
Non credo sia superfluo aggiungere che oltre a tutta una serie di accorgimenti e strumenti da utilizzare mentre siamo a lavoro per proteggersi dalla sindrome da burnout esistano anche delle soluzioni che andrebbero sempre adottate nel momento in cui siamo lontani dai nostri assistiti e dall'equipe di lavoro.
Per quanto possibile sarebbe importante svagarsi a casa con qualche hobby o fare qualche cosa che ci alleggerisca la mente, che possa scaricarci dallo stress accumulato. Fare una passeggiata all'aria aperta, leggere un libro, fare una chiacchierata con una persona cara potrebbe essere già molto efficace, a patto che, mentre si stanno facendo queste cose non si pensi a cosa è successo a lavoro. Bisogna staccare in modo netto tra quella che è la vita lavorativa e quella privata, evitare che queste si influenzino a vicenda, anche portare i nostri problemi privati sul lavoro non è certo utile a combattere lo stress, comporta distrazioni e un dispendio di energie superiori a quelle che sarebbero effettivamente necessarie.
Non è certo facile, a volte impossibile riuscire a fare questa scissione in modo così netto ed efficace, ma almeno avere la percezione che quando si è a casa si sta pensando troppo al lavoro e viceversa serve già da campanello di allarme per prendere provvedimenti, sapere che c'è qualcosa che non va è già molto meglio di niente e, se si ha questo presentimento, è necessario avvertire i colleghi e il coordinatore.
La nostra salute, quella dei nostri assistiti e quella dell'equipe hanno un valore troppo elevato perché non si faccia tutto il possibile per salvaguardarle nel migliore dei modi.