marco mussettaNel 2012 la mia vita lavorativa subì un importante cambiamento: dopo anni passati a lavorare in aziende come operaio prima e come impiegato poi in ufficio, decisi di dedicarmi ad altro. Volevo fare un lavoro che fosse meno incentrato sulla produzione di oggetti e più focalizzato sulla persona, sui rapporti umani. Nella mia zona di residenza, è presente un ente formativo che propone diversi corsi ed erano aperte proprio in quel periodo le iscrizioni per conseguire l'attestato di operatore sociosanitario, un corso di 1000 ore gratuito per venticinque persone selezionate attraverso test scritti e orali. Durante il periodo formativo oltre ad un percorso teorico dove si apprendono nozioni inerenti al settore sociale, sanitario, etico, giuridico e attitudinale. Sono previsti anche "stage" che si svolgono nei vari servizi nei quali opera questa figura: residenze sanitarie assistenziali, ospedali, servizio assistenziale territoriale, comunità alloggio e centri diurni.

L'operatore sociosanitario fu istituito il 22/2/2001 dopo l'accordo Stato Regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano. E' quella figura tecnica che opera in ambito socio sanitario in collaborazione con gli altri operatori professionali dei settori sanitari e sociali quali infermieri, educatori professionali, assistenti sociali e si occupa principalmente di aiutare nel soddisfacimento dei bisogni primari le persone in difficoltà che possono dunque essere anziani, disabili e persone disagiate mantenendone e promuovendone il più possibile l'autonomia residua. L' O.S.S. (questo l'acronimo di questa figura professionale), può quindi essere impiegato in ospedale, strutture residenziali, comunità alloggio, centri diurni e sul territorio. Le competenze dell'operatore sociosanitario sono indicate negli allegati A e B dell'accordo istitutivo. Alcune di queste sono: effettuare piccole medicazioni, disbrigo di pratiche burocratiche, osservazione e collaborazione alla rilevazione dei bisogni.
L'empatia o più comunemente detta "mettersi nei panni di" è una caratteristica fondamentale per chi opera nel settore sociosanitario. Per attuarla è necessario sentire le emozioni dell'altro senza farsi però travolgere e dominare da esse è quindi importante saper entrare in empatia ma anche uscirne serenamente. Alcune caratteristiche richieste sono l'ascolto senza pregiudizi, apertura verso il nostro interlocutore mostrando interesse, invogliare nel parlare qualora ci fossero tentennamenti.
Lavoro da oltre tre anni in una comunità alloggio per disabili fisici, dove l'oss si occupa in toto della gestione della casa dove risiedono gli ospiti.
Vengono presi in considerazione tutti gli aspetti del vivere quotidiano incluse l'organizzazione delle feste di compleanno dei residenti. Ricordo un esperienza avvenuta i primi mesi di lavoro in comunità alloggio. Durante una delle consuete riunioni d'equipe, che si tenevano con cadenza settimanale, - dove sono sempre presenti tutti gli operatori sociosanitari della comunità, dall'educatrice che ha la funzione di coordinatrice al direttore della struttura- all'ordine del giorno in quella seduta compariva anche il festeggiamento per il compleanno di un ospite.
Era dunque necessario individuare un operatore che andasse in un negozio specializzato a scegliere e acquistare il regalo che era stato individuato in una radio CD. Federico (questo il nome di fantasia che utilizzerò per identificare l'ospite) ama molto la musica e il suo vecchio apparecchio non funzionava più bene. Dopo esserci consultati, si decise che fossi io ad occuparmi del regalo.
Così alcuni giorni dopo mi recai in un centro commerciale per fare l'acquisto.
Dovevo considerare e ricordare che il destinatario di quell'oggetto era una persona non vedente.
Considerando questa disabilità, era prioritario privilegiare la praticità e la facilità d'uso rispetto a tutti gli altri parametri.
Pensai a come fare. L'unico modo che mi venne in mente fu di scegliere la radio usando solamente il senso del tatto.
Chiusi dunque gli occhi e iniziai a esplorare gli apparecchi che avevo di fronte. In questo mio operare mi rendevo conto che alcune radio avevano o i tasti troppo vicini tra loro o ne avevano troppi e quindi risultava complesso l'utilizzo senza l'uso della vista.
Dopo vari tentativi ne trovai finalmente una che aveva le caratteristiche che cercavo pochi comandi e ben distanziati, avevo trovato probabilmente l'apparecchio giusto per lui, lo acquistai e quello fu il regalo di compleanno di Federico.
Privarmi volontariamente della vista per qui pochi istanti e riconsiderare il mondo circostante basandomi su altri fattori fu importante nel comprendere che esistono modi diversi e comunque validi di osservare la vita. Provai, nel momento in cui le mie dita scorrevano sulla superficie di quelle radio, senza poterle vedere, una sorta di empatia, mi ero messo davvero "nei panni" di Federico in senso decisamente fisico.