Operatori, Servizi, Formazione

fabrizio giuncoLe delibere X/6164 del 30 gennaio 2017 e X/6551 del 4 maggio 2017 descrivono un’importante riforma del sistema di cura delle malattie croniche.
I contenuti delle due delibere sono stati ampiamente anticipati da numerosi atti precedenti, a partire dal Piano regionale della cronicità e fragilità (DGR X/4662/2015), fino alla stessa Legge 23/2015 di riforma del sistema sanitario e socio-sanitario. Si tratta quindi di una linea di pensiero organica e fortemente sostenuta dal legislatore lungo l’intero arco della X legislatura. I temi proposti sono indubbiamente interessanti.
Il legislatore identifica i temi della cronicità e dell’invecchiamento delle popolazioni come priorità strategica e sembra adottare nuovi riferimenti culturali, come l’Expanded Chronic Care Model. Rimarca inoltre la frammentazione del sistema sanitario e l’eccessiva attenzione finora prestata all’organizzazione dell’offerta piuttosto che alla comprensione della domanda.

marco mussettaTra i vari ambiti nei quali può lavorare l'operatore socio sanitario (OSS di seguito), c'è anche quello definito territoriale o domiciliare. Si tratta di un servizio socio assistenziale che fa capo ai servizi sociali che prendono in carico, previa domanda degli interessati, persone in difficoltà, anziani non del tutto autosufficienti, minori che presentano una condizione famigliare, considerata dai servizi precaria o inadeguata ad un corretto inserimento sociale del minore, disabili fisici e/o psichici e persone che si trovano ai margini della vita sociale per svariati motivi e che hanno comunque condizioni/ requisiti per poter usufruire di questo servizio.
Nel lavoro a domicilio è l'OSS a entrare a casa dell'assistito mentre in altre situazioni si parla di servizio residenziale quando le persone abitano in una struttura.

marco mussettaDurante il percorso di studi per conseguire l'attestato di operatore socio sanitario sono previsti oltre a delle lezioni teoriche in aula anche degli stage formativi nei vari contesti in cui questa figura può operare e comprendono: tirocinio in residenza sanitaria assistenziale, più comunemente conosciuta come casa di riposo, ospedale e comunità alloggio per persone con disabilità o servizi di territorio. Generalmente la durata di questi stage è di circa un mese per ogni luogo di lavoro. In questa fase il tirocinante ha la possibilità di sperimentarsi dal punto di vista pratico e relazionale, non è certo un tempo sufficientemente lungo per inserirsi in modo completo in quel determinato ambiente di lavoro, ma non è questo il fine dei tirocini.

laura lionettiL’invecchiamento è un fenomeno complesso che tocca molteplici aree di indagine e di correlata influenza sui servizi per anziani, dalla tematica dello sviluppo della persona lungo l’intero arco di vita – Life Span - fino al tema della fragilità e alla cura della cronicità - Long Term Care.
La presenza di cambiamenti fisici e sensoriali, di malattie anche croniche, soprattutto nella quarta età, indicano un indebolimento del potenziale biologico che causa varie forme di fragilità (Rossana De Beni – Erika Borella, 2015).

marco mussettaLavorare come operatore socio sanitario in una comunità alloggio per disabili offre la possibilità di partecipare ad attività pensate esclusivamente per questa tipologia di abitazione dove i residenti vivono insieme tutto l'anno partecipando ad attività diurne e pomeridiane per raggiungere gli obiettivi del progetto educativo individuale e nel progetto assistenziale individuale. Una delle più coinvolgenti è senza dubbio quella dei soggiorni estivi che sono una vacanza della durata di una settimana in una località marittima in Romagna per gli ospiti che vivono in comunità.

marco mussettaNel 2012 la mia vita lavorativa subì un importante cambiamento: dopo anni passati a lavorare in aziende come operaio prima e come impiegato poi in ufficio, decisi di dedicarmi ad altro. Volevo fare un lavoro che fosse meno incentrato sulla produzione di oggetti e più focalizzato sulla persona, sui rapporti umani. Nella mia zona di residenza, è presente un ente formativo che propone diversi corsi ed erano aperte proprio in quel periodo le iscrizioni per conseguire l'attestato di operatore sociosanitario, un corso di 1000 ore gratuito per venticinque persone selezionate attraverso test scritti e orali. Durante il periodo formativo oltre ad un percorso teorico dove si apprendono nozioni inerenti al settore sociale, sanitario, etico, giuridico e attitudinale. Sono previsti anche "stage" che si svolgono nei vari servizi nei quali opera questa figura: residenze sanitarie assistenziali, ospedali, servizio assistenziale territoriale, comunità alloggio e centri diurni.

letizia espanoliLa realtà del mondo socio-sanitario è davanti agli occhi. Essere professionisti nella relazione di cura è sempre più complesso e le persone che convivono con la Demenza o con malattie cognitive degenerative sono spesso accolte in servizi diretti dal tecnicismo didattico e formativo esasperato unito a modelli organizzativi basati solo sui compiti e sui tempi.
La difficoltà sta nell’assumersi la responsabilità del proprio livello di stress. Semplice a dirsi ma gli studi dimostrano che lo stress prolungato o ripetuto può ostacolare l’organismo in diversi modi ed è fondamentale che ognuno di noi sviluppi un’abilità imprescindibile per svolgere qualsiasi professione in ambito socio-sanitario. Anche essere familiari comporta dedizione alla cura e si comprende l’urgenza di costruire il proprio ben-essere e la propria felicità, ma siamo consapevoli delle emozioni che proviamo?

elisabetta granelloChe cosa ti sei portata a casa dal convegno “ L’assistenza agli anziani. Metodi e strumenti relazionali” (Trento, 23 e 24 settembre 2016 – Centro studi Erickson)?
Una domanda semplice, alla quale vorrei dare una risposta altrettanto semplice e diretta. Una buona domanda, che può aiutarci a estrarre un nucleo di idee vive e fertili da quanto vissuto o ascoltato. In qualche modo è la stessa domanda che ha guidato gli interventi conclusivi di ogni giornata di convegno, affidati a Nicoletta Pavesi (Università Cattolica di Milano) e a Mariarosa Dossi (APSP Grazioli di Trento) e per i quali era prevista la presenza di Silvana Botassis (Associazione Al Confine, Milano), che ha dovuto rinunciare a esserci e mi ha chiesto di sostituirla. Dunque eccomi, per provare a raccontare queste mie due giornate.