walther orsiStiamo vivendo in un'epoca di grande trasformazione a livello sociale, culturale ed economico che può essere considerata una vera e propria rivoluzione centrata sulla globalizzazione e l'utilizzo crescente di nuove tecnologie (1). Nella web society, o società liquida (come la definisce il sociologo Bauman (2), i mutamenti dei sistemi produttivi, delle relazioni sociali sono molto spesso più veloci delle nostre capacità di comprensione e rappresentazione. L'allungamento della speranza di vita, il miglioramento delle condizioni socio-economiche, culturali, ambientali ed i progressi del sistema di welfare hanno contribuito ulteriormente a rivoluzionare sia le fasi esistenziali delle persone, sia le forme delle famiglie.

Negli ultimi anni questi cambiamenti hanno diversificato i bisogni che esprimono le varie tipologie di famiglia e che ciascuna famiglia manifesta nel corso della sua esistenza. Tendono ad aumentare le famiglie costituite da una sola persona, da un genitore con un figlio, da uno o due anziani. Le famiglie tradizionali, costituite da due genitori e uno, o più figli, tendono a modificarsi: a causa di una separazione, di un allontanamento dei figli per motivi di studio e/o lavoro, della necessità di ospitare un'assistente familiare.
In questa società in rapido e continuo cambiamento la casa tende a caratterizzarsi come area problematica prioritaria che contribuisce a produrre povertà, disagio, emarginazione sociale, ma al tempo stesso si rivela come uno degli ambiti prioritari del welfare in grado di contribuire al miglioramento del benessere, della salute, dell'inclusione sociale delle persone.
Occorre riscontrare però che sia l'offerta immobiliare, sia il sistema di welfare tendono ad essere ancora legati a vecchi paradigmi e a tradizionali criteri di riferimento. La progettazione e la ristrutturazione delle unità abitative non sembrano tenere conto di questa grande rivoluzione a livello demografico, sociale, culturale ed economico, in una situazione di profonda crisi del mondo dell'edilizia. Il sistema di welfare sembra sempre più impegnato a rincorrere i nuovi bisogni legati alle carenze quantitative e qualitative delle abitazioni, piuttosto che a sviluppare un rapporto organico di collaborazione e progettazione con chi si occupa della casa.
Le buone pratiche sociali, relative a casa e welfare, elencate qui di seguito, si propongono di mettere in evidenza. i vantaggi e le sinergie che possono scaturire da una connessione fra questi due ambiti operativi; i nuovi scenari che possono scaturire da una comunicazione ed una progettazione fra diversi attori sociali (istituzioni, servizi socio-sanitari, imprese, associazionismo e volontariato) orientati ad una rigenerazione del welfare, ma anche ad un rilancio del settore dell'edilizia.

Alcune esempi di Buone pratiche sociali da sviluppare

Co-housing, o social housing si identifica una determinata tipologia di interventi immobiliari ed urbanistici dove questioni che di solito vengono gestite separatamente, sono affrontate in maniera organica nel medesimo contesto (emergenza abitativa, percorsi di formazione all'autonomia, accesso ad alloggi di qualità e alta efficienza energetica, supporto alla costruzione di una comunità di abitanti, progettazione di spazi collettivi condivisi e aperti alla città, creazione delle condizioni per un impatto positivo sul quartiere, strumenti per la ricerca e l'innovazione sociale, pratiche sostenibili per l'abitare). Ci si riferisce quindi anche a: condomini solidali, in cui giovani e persone fragili/svantaggiate sviluppano un’alleanza fondata sullo scambio di risorse (cessione di locali in cambio di affitto, monitoraggio, semplici interventi di aiuto e socializzazione reciproca); condomini solidali in cui condividere e co-progettare spazi comuni.

Progettazione e ristrutturazione di 'Case a geometria variabile' affinché possano adattarsi in relazione all'evoluzione delle diverse condizioni famigliari legate ai cicli di vita. La composizione della famiglia varia nel tempo (dalla condizione di single a quella di coppia, da un nucleo con uno o più figli, ad una famiglia costituita da un anziano solo che vive con un assistente famigliare). E' evidente che al variare della composizione famigliare variano anche le esigenze relative all'abitazione; in alcuni periodi della vita è sufficiente avere un numero limitato di locali, in altri è necessario avere più spazi; in altri ancora può essere utile avere la possibilità di suddividere un grande appartamento in due al fine di garantire il rispetto della privacy, ma anche di poter avere un reddito (attraverso la cessione in affitto di alcuni locali a studenti, lavoratori stagionali, turisti, per periodi concordati) ed un eventuale aiuto in caso di bisogno. La casa deve poter avere inoltre degli ausili, degli accessori, dei dispositivi (ad es.: domotica, ausili nel bagno, eliminazione delle barriere d'accesso, ecc..) che variano, in relazione all'età e alle condizioni dei componenti la famiglia, consentendo di migliorare la loro qualità della vita.

Per una 'Casa accessibile ed accogliente' in rapporto ad una popolazione che sta invecchiando (tra alcuni anni i cittadini con età superiore ai 65 anni saranno circa un terzo della società). Una quota consistente sarà rappresentata da anziani fragili, o parzialmente autosufficienti costretti a vivere in case con barriere architettoniche e/o senza ascensore. Per evitare che tali anziani siano imprigionati nella loro abitazione, senza alcuna possibilità di uscire e mantenere normali relazioni, è necessario sviluppare politiche sociali ed interventi tesi ad incentivare l'adeguamento e la ristrutturazione di queste abitazioni rendendole accessibili, accoglienti ed utilizzabili da tale popolazione target. Garantire l'autonomia di movimento e le relazioni agli anziani fragili, o parzialmente autosufficienti significa non solo garantire loro qualità della vita, ma anche allontanare il passaggio alla non autosufficienza. E' necessario promuovere forme agevolate di finanziamento mirate alla ristrutturazione ed adeguamento delle abitazioni con barriere architettoniche, attraverso il coinvolgimento di enti locali, istituti di credito, fondazioni bancarie, associazioni di piccoli proprietari, Acer, associazioni economiche di categoria. E' evidente che rendere una casa accessibile ed accogliente significa non solo migliorare la qualità della vita dei loro residenti, ma anche rivalutarla sul piano economico (per quanto riguarda il valore dell'immobile e la sua rendita).

Internet of things, security and technological innovation: dare un'identità elettronica ad alcuni oggetti e spazi della casa al fine di rilevare in tempo reale la presenza di estranei, o eventuali problemi e rischi (ad es.: perdite di acqua, gas, principio di incendio, guasti all'impianto elettrico e di riscaldamento). Immediata segnalazione (via smartphone) ai proprietari momentaneamente assenti, a parenti, o a condomini che si sono preventivamente resi disponibili. Questo servizio consente di dare maggiore sicurezza alle persone che si assentono per ferie, lavoro, ed alle small family (famiglie costituite da single, famiglie monogenitoriali, coppie senza figli) che vivono sempre più tempo fuori dalla loro abitazione.
Si prevede inoltre l'utilizzo di nuove tecnologie per un'innovazione impiantistica che consenta l'uso crescente di energie rinnovabili, la riduzione dell'impatto ambientale, il risparmio nei costi di gestione della casa, il miglioramento della qualità della vita. Le soluzioni individuate prevedono una stretta connessione fra innovazione tecnologica, legata alla commercializzazione e all'uso di nuove tecnologie, ed innovazione sociale, orientata a stimolare relazioni, comunicazioni, accordi fra i condomini, i loro parenti, gli artigiani e commercianti che montano tali dispositivi, ed in alcuni casi a promuovere aiuti reciproci, buone pratiche di inclusione sociale ed eventi di socializzazione.

Il pronto intervento in casa: servizi certificati di piccola manutenzione, pronto intervento e messa in sicurezza degli impianti della casa, per persone fragili, in difficoltà economica, attraverso la collaborazione di una rete di artigiani, garantita da associazioni di categoria e/o di piccoli proprietari ed inquilini, per quanto riguarda serietà professionale e qualità delle prestazioni. Si prevedono inoltre sistemi di segnalazione automatica a tali artigiani, in caso di particolari problemi (ad es.: perdite di acqua, gas, guasti all'impianto elettrico e di riscaldamento), ma anche sistemi di comunicazione e responsabilizzazione di condomini disponibili (in caso di presenza a domicilio di estranei non graditi), di segnalazione ai servizi di emergenza sanitaria in caso di situazioni di rischio (ad es.: cadute di anziani). Si prevedono inoltre servizi di rapida consegna di prodotti alimentari e pasti a domicilio, attraverso la collaborazione di una rete di commercianti del territorio (garantita da associazioni di categoria), di organizzazioni di volontariato e di condomini disponibili. Questo servizio è particolarmente utile soprattutto per gli anziani soli, parzialmente non autosufficienti, ma è anche in grado di dare sicurezza ai condomini, che possono essere preoccupati per eventuali disattenzioni degli anziani (ad es.: perdite di gas o acqua, principi di incendio), in grado di causare gravi danni al condominio, che vorrebbero prevenire situazioni di abbandono delle persone anziane.
L'attivazione di servizi di piccola manutenzione, di pronto intervento, messa in sicurezza e consegna di alimenti a domicilio è in grado non solo di sviluppare e qualificare l'attività di artigiani e commercianti del territorio, ma anche di stimolare relazioni, comunicazioni, accordi fra i condomini, i loro parenti, gli artigiani ed i commercianti che si occupano di tali interventi, promuovendo anche reti comunicative, aiuti reciproci, buone pratiche di inclusione sociale ed eventi di socializzazione all'interno e all'esterno del condominio.

Verso un condominio attivo: le abitazioni non rappresentano solo dei luoghi di residenza, ma anche delle risorse da valorizzare, condividere e mettere a disposizione della comunità. Tale prospettiva mette in evidenza la possibilità, per un condominio o una rete di condomini, di gestire direttamente, o dare in gestione spazi e risorse comuni, ma anche di utilizzare servizi in comune a prezzi calmierati e concordati. Nel primo caso si fa riferimento, ad esempio, alla valorizzazione di spazi comuni scarsamente utilizzati come tetti, terrazze, atrii, sale, cortili e giardini condominiali per trasformarli in luoghi per attività e servizi gestiti direttamente dai condomini (preparazione e consumazione pasti in comune, attività ricreativo-culturali, attività di socializzazione, gestione orti di condominio). Nel secondo caso il/i condominio/i può/possono promuovere e concordare l'attivazione di servizi di condominio, o di vicinato (quali ad es.: predisposizione ed utilizzo di pannelli solari, lavanderia, foresteria, palestra, badante di condominio, ristorazione a domicilio) che, avvalendosi anche dell'uso di eventuali spazi comuni, possono contribuire sia a migliorare la qualità della vita dei residenti e della comunità, sia a ridurre i costi di tali servizi, ma anche, in alcuni casi, a fornire una qualche forma di ritorno economico. La gestione di spazi, risorse e servizi comuni può essere promossa e sviluppata attraverso il coinvolgimento delle associazioni di piccoli proprietari, degli inquilini, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociali che operano nel territorio.

Valorizzazione e qualificazione dell'Amministratore di condominio, quale operatore di connessione fra casa e comunità. Le più recenti trasformazioni della società, legate alla diversificazione delle famiglie e ai bisogni sociali che esprimono, fanno emergere nuovi problemi di relazione e convivenza nei condomini che non possono essere affrontati solo in termini normativi ed economici. Richiedono nuove competenze relazionali, psicologiche, culturali, sociali. E' necessaria una nuova figura di amministratore in grado non solo di sviluppare percorsi di partecipazione condivisa, innovazione e progettazione sociale nell'ambito del condominio (ad es.: per il risparmio energetico, per l'eliminazione delle barriere architettoniche), ma anche di promuovere buone pratiche sociali che migliorino le relazioni fra condominio, comunità e territorio (ad es.: rilevazione dei bisogni dei condomini in merito ai servizi della zona, sviluppo di una rete fra gli amministratori dello stesso contesto territoriale, comunicazione di proposte condivise al quartiere tese al miglioramento dei servizi della comunità e della qualità della vita del territorio.

Costituzione di Fondi territoriali per la casa ai giovani. In questa fase di grave crisi economica, sono soprattutto i giovani a subirne le conseguenze negative, in termini di disoccupazione, impossibilità ad elaborare un progetto di vita autonoma, difficoltà a disporre di una propria casa. Occorre promuovere la costituzione di fondi territoriali destinati a facilitare la disponibilità di una casa in affitto, o in proprietà per i giovani, attraverso il coinvolgimento di una rete di attori sociali potenzialmente disponibili (enti locali, associazioni di piccoli proprietari ed affittuari, istituti di credito, fondazioni bancarie, associazioni economiche di categoria, cooperative sociali, associazioni di promozione sociali e di volontariato), ma prevedendo anche il prestito dei cittadini. Attraverso questo fondo si possono prevedere dei contributi per la riduzione del canone di affitto, contributi una tantum per l'acquisto dell'abitazione, microcredito e prestiti facilitati per la casa, detrazioni fiscali per i genitori che aiutano i figli sia nell'acquisto, sia nel pagamento dell'affitto di una casa.

Promozione di Agenzie per l'affitto che si propongano di agevolare l'incontro tra domanda e offerta di abitazioni, a vantaggio di potenziali inquilini che hanno redditi troppo alti per accedere all'edilizia residenziale pubblica, ma troppo bassi per sostenere gli attuali canoni di libero mercato. Tali agenzie si propongono di rappresentare un'opportunità anche per i proprietari di immobili privati, che possono affittare in tutta tranquillità minimizzando i rischi connessi alla selezione degli affittuari e al mancato pagamento del canone di locazione pattuito grazie ad un sistema di garanzie e vantaggi fiscali.
La promozione di tali agenzie non può che fare riferimento ad un'azione sinergica di una rete di molteplici attori sociali: enti locali, Acer, associazioni di piccoli proprietari ed affittuari, istituti di credito, fondazioni bancarie, associazioni economiche di categoria, cooperative sociali, associazioni di promozione sociali e di volontariato.

Autorecupero: s'intende una particolare politica abitativa tesa al recupero del patrimonio edilizio esistente che ha i seguenti obbiettivi:
- incrementare il patrimonio abitativo pubblico recuperando ad uso abitativo sociale immobili residenziali che necessitano di interventi di manutenzione;
- utilizzare risorse pubbliche e private indirizzandole verso investimenti caratterizzati dalla rilevanza dei benefici sociali rispetto alla consuetudine degli interventi prevalentemente finalizzati ad un incremento della rendita fondiaria privata;
- favorire la partecipazione, dei beneficiari alle fasi di progettazione e realizzazione degli interventi, superando il concetto di utenza passiva destinataria di politiche assistenziali, verso un coinvolgimento attivo degli attori sociali economicamente svantaggiati in una politica di intervento
che investe anche gli aspetti occupazionali ed economici.
E' importante sottolineare che i lavori di ristrutturazione sono svolti in prima persona dagli stessi beneficiari, attraverso la costituzione di cantieri di lavoro, consentendo un abbattimento notevole dei costi di mano d' opera.

L’Autocostruzione è un processo di produzione dell'habitat che ha come protagonista l'abitante e che sviluppa pratiche di organizzazione tra i beneficiari rivolte alla costruzione collettiva, alla formazione tecnica, all’auto sviluppo. Il concetto su cui l’autocostruzione si basa, trae nome e filosofia dalla “partecipazione in gruppo” dei futuri occupanti. Per questo motivo è materia centrale di ogni progetto di autocostruzione la formazione del gruppo in termini di know how associativo finalizzato ad una efficace economia d’insieme del progetto.
L’autocostruzione assistita ha rappresentato, sin dalla metà del secolo scorso, la via preferenziale per molti paesi per soddisfare il bisogno di alloggi delle fasce di popolazione più sfavorite. Oggi interessa sia i paesi in via di sviluppo sia quei paesi, tra i più industrializzati, che hanno maggiormente sviluppato politiche sociali dell’abitazione e dei servizi per la collettività.
La metodologia dell’autocostruzione associata si fonda sul lavoro dei futuri proprietari; uomini e donne che durante il tempo libero, nei week end, durante le feste e nei periodi di ferie si trasformano in muratori, carpentieri, idraulici, elettricisti e falegnami sotto l’attenta guida di
esperti; con l’appoggio delle amministrazioni locali e delle organizzazioni territoriali, oltre ad una mirata facilitazione nell’accesso al credito.

Rigenerazione urbana, di vicinato e di comunità, attraverso attività di manutenzione e miglioramento delle risorse pubbliche, dei beni e dei luoghi comuni. Si prevede il loro affidamento ad una rete di artigiani e professionisti, in collaborazione con associazioni di piccoli proprietari ed inquilini, associazioni di promozione sociale, di volontariato, di tutela dei diritti delle persone svantaggiate, che prendono in gestione specifici beni e luoghi comuni (ad es.: parchi, strade, portici, sedi di servizi, scuole, centri sociali). Si prevedono inoltre attività condivise, a livello di condominio e di vicinato, tese a rilevare e segnalare precocemente situazioni problematiche (ad es.: scarsa manutenzione dei percorsi di accesso alla casa, presenza di elementi che creano rischi per i cittadini, presenza di buche nei percorsi pedonali e ciclabili limitrofi alla casa) che contribuiscono al degrado urbano, a curare e migliorare la zona vicina al luogo di residenza.

Social Street: l’obiettivo è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale. Per raggiungere questo obiettivo a costi zero, ovvero senza aprire nuovi siti, o piattaforme, il Social Street utilizza la creazione dei gruppi chiusi di Facebook.
Il Social Street rappresenta anche una nuova forma di partecipazione ed impegno civile che si fonda sulla valorizzazione del lavoro di comunità e del bene comune, sul miglioramento dei rapporti di vicinato, su nuove modalità di comunicazione e connessione fra casa, condominio e territorio.

Valorizzazione di sagre, feste di vicinato e di comunità, affinché possano rappresentare non solo eventi commerciali e culturali, ma anche concrete occasioni di incontro, socializzazione, solidarietà, inclusione sociale, fra persone che vivono nello stessa zona. Giovani imprenditori, attraverso l’organizzazione di attività ludiche, sportive, culturali, si impegnano ad attivare relazioni ed incontri di conoscenza reciproca, nuovi rapporti di amicizia, promozione e sviluppo di nuove opportunità di espressione della partecipazione e dell’impegno civile. Le nuove reti relazionali ed amicali si potranno consolidare e mantenere nel tempo soprattutto attraverso il coinvolgimento ed il supporto organizzativo del volontariato e dell'associazionismo. In tale prospettiva è importante anche prevedere l'utilizzo dei social network e delle nuove tecnologie comunicative.

Buone pratiche sociali di connessione fra casa, vicinato, territorio: nell'attuale società, in particolare nelle realtà urbane, la casa tende a rappresentare un contesto sempre più isolato rispetto al vicinato e al quartiere. Questo non può che favorire situazioni di anonimato, isolamento, insicurezza, ma a volte anche disagio, emarginazione, abbandono, povertà. Per ricostituire una comunità di cui il cittadino e la famiglia si sentano parte, sviluppino delle relazioni dotate di senso ed abbiano un adeguato riconoscimento sociale, è necessario organizzare buone pratiche sociali che mettano in collegamento casa, vicinato e territorio. Si tratta di promuovere, valorizzare ed attivare nuovi sistemi comunicativi, sperimentazioni, esperienze, incentivi che evidenzino i vantaggi delle connessioni fra casa, vicinato e territorio.
Tali buone pratiche sociali possono servire per tentare di risolvere le problematiche ritenute prioritarie dalle istituzioni, dall'associazionismo, dalle aziende e dalle persone che vivono in un determinato territorio (quali ad es.: la percezione di insicurezza, il degrado urbano, la mancanza dei servizi essenziali, i rischi per la salute, i problemi connessi al traffico). Si tratta di azioni sociali mirate al miglioramento della qualità della vita, che vedono protagonisti i cittadini, con il supporto e la collaborazione dell'associazionismo, del volontariato, delle imprese, delle istituzioni. Lo sviluppo di queste buone pratiche sociali è legato alla capacità di mettere in connessione le diverse logiche a cui fanno riferimento i vari attori sociali, facendo emergere i vantaggi che tutti possono trarne. Ad esempio una buona pratica sociale può essere la seguente: “prevedere l'affidamento a gruppi di persone volontarie di sedi e luoghi pubblici per la presa in carico e la cura degli stessi (attività di vigilanza, animazione, socializzazione, manutenzione), con il supporto organizzativo ed economico di associazioni, imprese, istituzioni”. Questa buona pratica offre vantaggi ai cittadini (in termini di sicurezza, accoglienza, benessere, educazione delle nuove generazioni), alle organizzazioni del territorio (in termini di ritorno di immagine e valorizzazione del loro ruolo), alle amministrazioni pubbliche locali (in termini di miglioramento della partecipazione, riduzione del degrado urbano e dei costi di manutenzione del beni pubblici).
La promozione di un sistema di buone pratiche sociali consente di sviluppare una migliore comunicazione fra i cittadini, le reti comunitarie ed il quartiere in cui essi vivono, ma anche nuovi legami fra casa, vicinato e territorio.

Casa e welfare: i nuovi scenari della progettazione sociale

Per promuovere percorsi progettuali tesi allo sviluppo delle buone pratiche sociali sopra individuate, alla valorizzazione delle esperienze e sperimentazioni già in atto è necessario fare riferimento al paradigma di Polanyi (3). Tale autore individua tre logiche, attraverso cui si sviluppa la società (scambio, redistribuzione e reciprocità), e che fanno riferimento ai seguenti sottosistemi: economico, politico-amministrativo e socio-culturale. Il metodo della progettazione sociale si propone uno sviluppo equilibrato dei tre sottosistemi, la valorizzazione degli attori sociali che appartengono ad essi e l'integrazione delle tre logiche, onde evitare che il sottosistema economico (e quindi la logica dello scambio) prevalga e condizioni negativamente gli altri.
E' una progettazione che parte dal basso, diffusa nel territorio, che mette al centro la qualità della vita della comunità, che valorizza il ruolo del cittadino, come protagonista sociale, le sue capacità creative, imprenditoriali e di invenzione sociale. E' orientata all'innovazione sociale perchè si propone uno sviluppo non solo economico del territorio, quindi equo, solidale e sostenibile (4). Per una progettazione sociale che metta in connessione casa e welfare e promuova sviluppo e qualità della vita, è necessario attivare adeguati sistemi di comunicazione ed un'alleanza fra le organizzazioni inserite nei tre sottosistemi: economico (associazioni di categoria, imprese edili, artigiani, esercizi commerciali, associazioni dei piccoli proprietari e degli inquilini, ordini professionali degli ingegneri e geometri), politico-amministrativo (istituzioni, enti locali, ASL, servizi sociali, fondazioni) socio-culturale (associazioni che rappresentano i portatori di bisogni, associazioni di promozione sociale ed organizzazioni di volontariato), al fine di trovare le migliori integrazioni fra le rispettive logiche di riferimento.
In questa prospettiva occuparsi di casa e welfare significa:
• sviluppare nuovi ambiti imprenditoriali e lavorativi che consentano anche di rendere più equa la distribuzione delle risorse per i cittadini e valorizzare le loro relazioni;
• promuovere politiche sociali che, oltre a migliorare la qualità della vita, possano stimolare lo sviluppo economico ed attivare nuove forme di auto-mutuo aiuto;
• inventare nuove relazioni e forme di solidarietà fra le persone e le famiglie tese a migliorare il sistema di welfare, ma anche a sviluppare nuove attività imprenditoriali e di lavoro.
Al fine di attivare un processo di riflessione, valutazione e implementazione delle buone pratiche sociali sopra individuate può essere utile prevedere eventi e strumenti di comunicazione fra gli attori sociali più direttamente interessati alle tematiche relative a “casa e welfare” che rappresentano i tre sottosistemi della società a cui si è fatto riferimento. In tale prospettiva si possono prevedere:
− interviste ad alcuni testimoni significativi per verificare il livello di interesse in merito alle tematiche proposte e la disponibilità a partecipare ad eventuali iniziative di confronto in merito alle buone pratiche sociali su casa e welfare;
− organizzazione di un focus group mirato alla valutazione ed implementazione delle buone pratiche sociali individuate e alla rilevazione di possibili ambiti progettuali condivisi;
− organizzazione di un workshop, o un seminario di comunicazione agli operatori del settore dei nuovi scenari operativi in merito a casa e welfare;
− costituzione di gruppi di lavoro, relativi ad alcuni ambiti prioritari, al fine di sviluppare a livello operativo determinati percorsi progettuali.
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(1) Questo testo è stato elaborato dell'autore, per il workshop " Casa e Welfare-comepromuovere sviluppo e qualità della vita" all'VIII ForumN.A. svoltosi a Bologna nei giorni scorsi

2) Cfr.: Bauman Z., La società dell'incertezza, Il Mulino, Bologna, 2014;  Bauman Z., Modernità liquida, Editori Laterza, Roma, 2006 

3) Cfr.: Polanyi K., La grande trasformazione, Einaudi, Torino, 1974; Polanyi K, Economie primitive, arcaiche e moderne, Einaudi, Torino, 1980; Polanyi K., La sussistenza dell'uomo, Einaudi, Torino, 1983.

4) Cfr.: Orsi W., Ciarrocchi R.A., Lupi G., Qualità della vita e innovazione sociale, FrancoAngeli, Milano 2009; Cipolla C. (a cura di), La progettazione sociale nella web society, FrancoAngeli, Milano, 2014. 

Biografia
Author: Walther Orsi
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