lorena gavillucciRimanere nella propria casa, fra le pareti conosciute dove ogni passo è carico di vita vissuta, fra i ricordi e gli affetti di una vita, è sempre la prima scelta. Può affievolire il disagio di un'autonomia che scema lentamente, sicuramente aiuta a vivificare la memoria con angoli e oggetti significativi per la persona.
Sul piano organizzativo è tutto fattibile, ma si tratta sempre di decisioni personali e familiari alle quali occorre affiancarsi, mai imporsi. Ogni storia è a sé, che si sia assistito, familiare od operatore poco cambia, sono mille le sfaccettature del nostro esistere, complesso il piano psicologico, necessario per tutti far coesistere il più serenamente possibile momenti di vita e di lavoro.

Per Agape, cooperativa sociale di Bolzano che il 22 febbraio scorso ha compiuto dieci anni, a quel tempo la mission era chiara: servizi domiciliari a 360 gradi, ogni iniziativa possibile che permettesse di restare nell'abitazione di famiglia in alternativa al ricovero in struttura o comunque nel tentativo di posticipare il più possibile questo genere di residenzialità. Lo stesso discorso vale per i pazienti più gravi che si avviano verso le cure palliative.
Un impegno reso possibile da sinergie fra figure professionali diverse, assistenti familiari semplici comprese, anche attraverso organizzazioni differenti del sociale.
E siccome i servizi qualificati e un'assistenza costante, purtroppo occorre parlar di denaro, costano, in questo vivere la non autosufficienza in Alto Adige si è sostenuti, da parte della Provincia autonoma di Bolzano, da un assegno di cura su quattro livelli, proporzionato al fabbisogno assistenziale. Ovvero da quante azioni della giornata non sono eseguibili senza un aiuto e dal calcolo pressochè matematico del totale orario complessivo. Un criterio di valutazione che mostra ovviamente qualche criticità con le demenze ed il disagio psichico.
L'assistenza domiciliare rimane naturalmente il “core” dell'attività di Agape, però ora si cerca di realizzare qualcosa di diverso e di fruibile sul piano abitativo. Si è convinti che questo sia il nuovo traguardo della domiciliarità laddove, nel caso delle assistenze individuali, anche in Alto Adige ci si confronta con una società profondamente mutata.
Pensiamo all'aumento esponenziale degli over 65 e in prospettiva dei grandi anziani, a cosa ciò comporti in termini di ingravescenze, alla crisi economica che limita la disponibilità economica delle famiglie già frammentate e l'intervento dell'ente pubblico fino a poco tempo fa onnipresente, alle incertezze sulle pensioni del futuro e alla sempre maggior presenza e concorrenza di operatori comunque strutturata a tariffe (non tutti naturalmente) che lasciano più di un dubbio sull'applicazione di contratti di lavoro regolari.E
Così in cooperativa si sta lavorando ad un progetto di alloggi condivisi. E', come si diceva, una forma di sharing applicata alle esigenze di persone anziane ancora parzialmente autosufficienti, un segmento “dedicato” nel vasto mondo del cohousing e del social housing in cui a sua volta opera Confcooperative attraverso Federabitazione.
Non si sta inventando nulla di nuovo, esempi simili esistono da decenni nel Nord Europa ed in altre regioni italiane, ma qui, nei contesti urbani altoatesini dove più che nelle valli e nei centri minori vi son persone sole, l'ostacolo più grande è quello di carattere culturale.
Condividere, per una generazione che non è mai stata abituata a farlo, se non nell'ambito familiare o ai tempi della guerra, non è cosa che si accetta dall'oggi al domani; delegare, cosa che ai meno anziani vien spesso naturale se non addirittura desiderata, talvolta non sa esprimersi neppure nel minimo atto di fiducia di lasciare ad un'altra persona l'acquisto di un pezzo di formaggio. Non parliamo neppure del muoversi negli stessi spazi, di toccare cose di uso comune. Occorrerà un lungo lavoro, una vera e propria didattica del con - vivere.
Eppure, negli anni a venire, un progetto del genere sarà sempre più indispensabile. Oltre all'evidente possibilità di relazionarsi a livello sociale in modo costante, si offrono spazi privati in un contesto comune. Gli appartamenti devono essere grandi, ospitare dalle tre alle cinque persone per averne vantaggi sul piano economico senza sovraffollamento. L'abitare gli spazi comuni deve essere una scelta e non un obbligo, quindi offrire sempre una stanza grande e comoda dove si possa portare le proprie cose, ricevere visite, guardare la tv, leggere o scrivere, chiudersi la famosa porta alle spalle, ma avere a disposizione cucina e salotto con gli altri ospiti quando lo si desideri.
Una scuola di convivenza alle cui spalle, comunque, deve esserci un'attenta selezione per riunire, per quanto sia umanamente possibile, persone il più possibile vicine sotto il profilo socio culturale, tradizioni e, non ultimo, situazione di salute.
La condivisione dei costi riguarda vitto e alloggio e la presenza di un'assistente familiare semplice, “badante”, oltre ad un servizio qualificato di supervisione. Necessità di ulteriore assistenza a livello individuale vanno logicamente affrontate ad personam, con l'intervento pubblico agevolato nel caso se ne abbia diritto o con altre forme di sostegno privato.
Fino ad ora in questa terra, nella consapevolezza che strutturare soluzioni abitative di tal genere presenta diverse problematiche, in particolar modo relazionali, si è optato per alloggi assistiti, ovvero appartamentini per singoli o coppie in palazzine a loro riservate. Gli alloggi condivisi rappresentano una opzione ulteriore nel percorso della domiciliarità, ponendosi a mezzo fra il vivere da soli, non facile e oltretutto costosissimo con un'assistenza individuale, e la struttura tradizionale.
Secondo Agape, molti sono i vantaggi. Innanzitutto la possibilità di realizzare unità abitative in pochi mesi a seconda delle richieste, senza grandi investimenti iniziali per la cooperativa che affitta appartamenti facilmente reperibili sul mercato e si occupa di tutto offrendo soluzioni “chiavi in mano”. Vantaggi anche per le persone residenti le quali, nel caso di alloggi assistiti privati, devono disporre da subito di una cifra non indifferente, quantificabile spesso in anni di affitto anticipato, mentre quelli pubblici non sono molti e vengono assegnati in base ad una graduatoria.
Oltretutto nel caso di interesse da più persone dello stesso quartiere, si può cercare un alloggio nella realtà cittadina in cui hanno sempre vissuto. In ogni caso la scelta cade sempre su case o palazzi privi di barriere architettoniche o da rendere agevolmente a norma, in un ambiente comodo e centrale rispetto all'organizzazione e all'anima delle città che permetta l'esercizio quotidiano di un'autonomia piena o residua.
Considerando poi che si vuole venire incontro a fasce di popolazione diverse per reddito, si pensa di poter operare su due opzioni diverse sul piano del finanziamento. Sono previsti nuclei abitativi economicamente autonomi, dove ogni residente può coprire da sé i costi, sia pur suddivisi fra tutti e, quale seconda possibilità, di offrire
questo servizio ai Comuni con la richiesta di un sostegno alla persona. Posto che non vi sono solo costi di natura economica (il disagio delle persone in situazioni difficili ha un valore globale) è indubbio che un intervento pubblico del genere potrebbe comunque rappresentare un risparmio nell'assistenza ai cittadini, cosa di non poca importanza nel lungo periodo di crisi che purtroppo stiamo attraversando.
Per l'avvio di questo progetto si ipotizzano tempi non particolarmente lunghi. In Agape e all'interno delle “reti” con cui si collabora esistono tutte le competenze necessarie. Non vi sono aspetti organizzativi che non possano venir approfonditi e risolti. Quello che nella pianificazione degli interventi viene definito un nucleo abitativo autonomo sotto il profilo economico non richiede operazioni particolari al momento dell'avvio del nucleo/alloggio. Occorre tempo per i rapporti interpersonali, questo sì, l'avvicinarsi a questa proposta con la dovuta consapevolezza, la scelta dei coinquilini, la preparazione delle persone residenti e dei loro familiari.
Quanto all'ipotesi abitativa sostenuta dai Comuni, questo attiene ai tempi e alle decisioni delle singole amministrazioni, considerando in chiave positiva la capacità dei promotori non tanto di rivelarsi affidabili, cosa già ampiamente dimostrata nel corso degli anni, quanto di far recepire la validità del progetto dal punto di vista umano, sociale ed economico.
In una parola, ci si crede. Ora servono impegno e pazienza per portare un nuovo tassello ritenuto importante al ventaglio dei servizi che permette a tutti una vita quotidiana “in casa”. Una vita tranquilla, assistita, serena, mai isolata dal mondo esterno.

Biografia
Author: Lorena Gavillucci