con la collaborazione diSalvatore Milianta – Avvocato
licia boccalettiIl fenomeno degli abusi agli anziani non è nuovo: fu descritto per la prima volta a metà degli anni ’70 dai gerontologi britannici Baker(1)e Burston(2) che utilizzarono il termine “granny battering” (letteralmente “il pestaggio della nonnina”). A questi articoli seguirono attività di ricerca prima negli Stati Uniti, successivamente in altri Stati e poi, a partire dagli anni ’90, anche in alcuni paesi Europei. Nonostante i progressi compiuti da allora, tuttavia, siamo ancora lontani dall’avere una disponibilità di dati ed informazioni omogenee a livello europeo, per salvatore miliantanon parlare delle politiche e delle prassi di prevenzione ed intervento che mostrano un panorama fortemente differenziato tra gli Stati Membri.

Per comprendere la dimensione del fenomeno a livello europeo è possibile ricorrere ad un report redatto nel 2011 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità(3) secondo il quale nel 2010 oltre 4 milioni di anziani europei hanno subito abuso fisico, 1 milione abuso sessuale, 6 milioni abuso finanziario e ben 29 milioni abuso psicologico.

L’incidenza è stimata come particolarmente elevata tra le persone con disabilità o deterioramento cognitivo ma, al contempo, tutti i dati sono riferiti come sottostimati a causa della difficoltà o resistenza a riferire gli abusi subiti da parte degli anziani, in particolare se vulnerabili, o anche a causa della scarsa consapevolezza da parte della vittima anziana di essere vittima di un abuso, scarsa consapevolezza – a sua volta- alimentata da una definizione non univoca di cosa sia abuso agli anziani. L’atteso incremento della popolazione anziana – e in particolare di quella dei grandi anziani- si prevede che gli over 85 in Europa passino dagli attuali 14 MLN a 40 MLN nel 2050 (4)- fa temere un parallelo aumento della significatività del fenomeno.
Gli Stati Europei, come indicato in premessa, stanno rispondendo alla questione dell’abuso ai danni dei propri cittadini anziani con modalità, approcci e livelli di attenzione diversi – a partire dalla stessa definizione di “abuso agli anziani” che non è la medesima in tutti i Paesi.
In ambito internazionale la definizione più utilizzata di abuso agli anziani è quella che lo definisce “un atto, singolo o ripetuto, o la mancanza di atto appropriato, che si verifichi nell’ambito di una qualsiasi relazione ove vi sia un’aspettativa di fiducia e che possa causare danno o sofferenza a una persona anziana”(5). Tuttavia, dalla ricerca condotta dal progetto EURO.P.E.A.N.(6) in 9 Paesi emerge che solo l’Irlanda e l’Olanda hanno un propria definizione nazionale ufficiale, mentre gli altri ricomprendono il fenomeno dentro altri ambiti quali la violenza domestica, l’abuso verso i soggetti deboli o la discriminazione quando non della criminalità comune. E’ evidente che l’adozione di definizioni diverse è il primo di altri grossi ostacoli nella comparazione di dati o nel coordinamento di interventi.
Altre differenze importanti riguardano le tipologie di abuso più frequentemente riconosciute.
Come è noto, la letteratura riconosce più comunemente gli abusi di tipo fisico, psicologico (comprendendo quello emotivo e verbale), l’abbandono, l’abuso finanziario-patrimoniale, quello sessuale. Alcuni includono anche l’auto abbandono, la discriminazione e l’abuso istituzionale.
Ad ogni buon conto, l’abuso fisico è quello di norma maggiormente riconosciuto, siccome è quello che lascia maggiori evidenze di sé. L’abuso psicologico, al contrario, è in termini numerici probabilmente quello più frequente e spesso l’anticamera o la miccia di quello fisico ma è meno visibile e riconosciuto. In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, particolare enfasi è posta sull’abuso finanziario che si traduce in truffe o raggiri agli anziani, mentre in altri non è considerata propriamente una forma di abuso agli anziani in quanto mancante della caratteristica della “relazione di fiducia” tra attore e vittima.
E’ chiaro che il modo in cui l’abuso agli anziani è letto ed interpretato in ciascun paese, determina il tipo di risposte che vengono date al fenomeno. Come emerge per esempio da una ricerca condotta nell’ambito del progetto Europeo STAGE in quattro Paesi (Irlanda, Romania, Italia e Finlandia)(7), in Italia e Romania il problema è ancora prettamente considerato una questione tra individui, che va risolta attraverso il sistema giudiziario. In Irlanda, al contrario, è considerata una questione prevalentemente sociale e pubblica, che deve essere affrontata prevalentemente tramite i servizi sociali e sanitari.
D’altro canto, ciò che tutti i Paesi oggetto di studio hanno in comune, oltre alla mancanza di dati affidabili ed aggiornati sul fenomeno dell’abuso agli anziani, è la mancanza di una legislazione speciale che tenga conto della particolarità e della complessità dell’abuso commesso ai danni delle persone anziane. L’abuso è di fatto trattato in legislazioni aventi ad oggetto più ampie questioni (p.e. violenze domestiche o diritto penale). Nella pratica, quindi, possono essere applicate diverse leggi, sebbene il contesto normativo sia frammentario e disciplini solo alcuni specifici aspetti. In alcuni casi, non è nemmeno così ovvio che l’abuso agli anziani sia contemplato da una qualche norma.
L’unica, recente, eccezione è l’Inghilterra che nel 2015 ha approvato una legge(8)per la protezione di adulti non autosufficienti a rischio di essere vittime di abuso e maltrattamento.
Ovviamente, le politiche nazionali sono ben di più che l’adozione di una legge, per quanto buona possa essere. C’è bisogno d’infrastrutture, accordi, misure, protocolli d’intesa e attuativi, linee guida, standard, costituire reti, dettare regolamenti e discipline e fare monitoraggio. Ad oggi sono pochi i Paesi Europei ad avere hanno programmi nazionali specifici sull’abuso agli anziani.
Nel 2002, l’Irlanda ha pubblicato un documento intitolato “Proteggere il nostro futuro”, che è stato adottato come politica nazionale dal “Ministero Dell’Anzianità”. Il documento fornisce raccomandazioni concernenti le politiche e le prassi che dovrebbero essere attuate. L’andamento dell’attuazione delle raccomandazioni di “Proteggere il nostro futuro” è stata sottoposta ad analisi nel 2009. Questa analisi ha rivelato che le raccomandazioni riguardanti le strutture dedicate agli anziani stanno lavorando bene, tuttavia si registrano mancanze nella connessione di queste strutture con le più ampie politiche sanitarie e nel coordinamento con le operazioni di altre agenzie governative.
In Austria, un piano d’azione sotto la guida del Ministero federale degli interni (“Alleanza Contro La Violenza”, 2010) contiene uno specifico paragrafo sul tema dell’abuso agli anziani. Lo scopo dell’alleanza è di migliorare i collegamenti tra tutti gli attori fattivamente impegnati nella prevenzione di abusi. L’alleanza considera aspetti politici, sociali, economici, scientifici e di ordine pubblico con lo scopo di sviluppare un approccio comune. Si prevede di coordinare pacchetti di misure interdipartimentali, raccogliere le migliori pratiche e condurre valutazioni congiunte.
In Olanda, il Ministero della Salute, Politiche sociali e Sport ha assunto la responsabilità di redigere un piano d’azione nazionale sull’abuso agli anziani (“Anziani in buone mani”, Aprile 2011). Il piano d’azione contempla misure per migliorare la prevenzione (identificazione e denuncia) il supporto alle vittime, e un’azione decisa verso gli abusanti. Il tutto da perseguirsi con lo sforzo congiunto di governo, comuni e organizzazioni professionali.
Un elemento importante per la prevenzione dell’abuso agli anziani è la formazione degli operatori del settore. La mancanza di questo elemento è considerato quasi universalmente un fattore di rischio importante ma, anche sotto questo aspetto, le risposte nazionali variano fortemente. In Irlanda, ad esempio, è obbligatorio per tutti coloro che operano in servizi residenziali frequentare un corso sull’abuso con aggiornamenti annuali. D’altra parte ciò non è vero per la maggior parte dei Paesi Europei, tra cui l’Italia.
E per quanto riguarda la possibilità di adottare misure a livello transnazionale? Il trattato costitutivo dell’Unione Europea non le attribuisce la competenza per emanare norme cogenti sull’intera materia dell’abuso agli anziani. L’assistenza sanitaria e la tutela dei diritti fondamentali delle persone anziane non autosufficienti rimangono una prerogativa di ciascun Stato Membro. Inoltre, alcune occasioni sono state perse: ad esempio la recente direttiva europea sulla tutela della vittime di reato non ha inteso includere dei riferimenti specifici alle vittime anziane, che avrebbero invece potuto beneficiarne.
Esistono d’altra parte alcuni strumenti di soft-law che l’Unione Europea sta mettendo in campo. Ad esempio si registra attenzione al tema nell’ambito del metodo aperto di coordinamento per la protezione sociale e l’inclusione sociale, che promuove il coordinamento delle politiche nazionali per le cure e l’assistenza di lungo termine. Obiettivi comuni sono stati fissati entro quest’ambito, tra cui: accesso, qualità e sostenibilità finanziaria. L’adozione a titolo volontario di un quadro comune di qualità per i servizi di cura a lungo termine è da tempo invocato dalle organizzazioni europee della società civile che si occupano di anziani(9)come uno strumento utile per la prevenzione degli abusi che avvengono nell’ambito dei servizi di assistenza.
Un approccio che si sta affermando più recentemente per trattare il tema dell’abuso agli anziani a livello Europeo è quello basato sui diritti umani. Concepire l’abuso agli anziani come una violazione di diritti umani fondamentali consente di far riferimento, oltre che a diversi strumenti internazionali a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La Carta dei diritti fondamentali elenca i diritti fondamentali che l'Unione e gli Stati membri devono rispettare nell'attuazione del diritto dell'UE ed è quindi uno strumento giuridicamente vincolante.
Utilizzare questa chiave di lettura consente di impattare in maniera più incisiva sui diversi approcci nazionali e anche di utilizzare degli strumenti internazionali. In particolare, uno strumento giuridico a cui si è fatto ricorso in tema di abusi agli anziani e diritti umani è la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali o CEDU, una Convenzione internazionale redatta e adottata nell'ambito del Consiglio d'Europa. La CEDU è considerata il testo centrale in materia di protezione dei diritti fondamentali dell'uomo perché è l'unico dotato di un meccanismo giurisdizionale permanente che consenta ad ogni individuo di richiedere la tutela dei diritti ivi garantiti, attraverso il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, evocando in giudizio gli Stati contraenti inadempienti (rectius, gli Stati che nei loro ordinamenti o coi loro apparati non attuano adeguatamente i diritti umani contemplati)
Ad esempio, la Corte Europea dei diritti umani nel caso Heinisch v. Germany(10)ha protetto un’infermiera di una casa di riposo che era stata licenziata per aver denunciato dei maltrattamenti che avvenivano ai danni degli ospiti della struttura in cui era impiegata.
Nel caso McDonald vs. UK (11) per la prima volta è stato sancito un obbligo legale dello Stato ad assicurare che l’assistenza fornita ad una persona anziana disabile rispetti il suo diritto ad una vita privata e familiare. Ha inoltre stabilito che i servizi sociali devono rispettare la dignità del proprio utente, poiché in caso contrario violerebbero dei diritti umani fondamentali.
Un altro organismo internazionale, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, in seno al Consiglio d’Europa, è stato chiamato ad investigare sul ricovero di anziani in strutture residenziali contro la loro volontà.
Questo approccio è stato adottato recentemente anche da ENNHRI, il network che riunisce gli organismi nazionali responsabili per la tutela dei diritti umani a livello europeo, che sta realizzando un progetto transnazionale, finanziato dalla Commissione Europea - DG Employment, proprio finalizzato ad analizzare in chiave di tutela dei diritti umani la condizione degli anziani assistiti presso strutture residenziali(12).
Il tempo dirà se questa strada si rivelerà più promettente delle precedenti per garantire un complessivo miglioramento ed una maggiore uniformità tra gli Stati Europei per la protezione dagli abusi di questa fascia di popolazione così ampia e spesso, e spesso a sua insaputa, vulnerabile.

[1] Baker, A. A. “Granny-battering”, Modern Geriatrics, 1975, vol 5, pp 20-24

[2] Burston, G. R. “Granny battering”’ British Medical Journal, 1975, vol 3, p. 592

[3] European report on preventing elder maltreatment, World Health Organization 2011

[4] OMS

[5] Questa definizione è stata elaborata dall’ONG Inglese “Action on elder abuse” e successivamente fatta propria dall’OMS

[6] Progetto pilota promosso dalla Commissione Europea tra il 2009 e il 2011 che ha coinvolto: Austria, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia

[7] O’ Brian M. et al., ELDER ABUSE CONTEXT AND THEORY Finland, Ireland, Italy and Romania, 2016 –

www.stageproject.eu

[8] Sezione 42 del Care Act 2014

[9]Si vedano ad esempio: Age Platform http://www.age-platform.eu/age-communication-to-the-media-press-releases-en-gb-6/1674-the-eu-should-adopt-an-eu-quality-framework-for-long-term-care-services-to-help-combat-elder-abuse-and-ensure-a-dignified-old-age-to-all o Eurodiaconia

[10] Heinisch v. Germany,28274/08, ECHR 2011

[11] McDonald v. The United Kingdom – 4241/12ECHR 2014

[12]http://www.ennhri.org/-Human-Rights-of-Older-Persons-in-Long-term-Care-

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Author: Licia Boccaletti
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