anna maria pedrettiHo conosciuto Lina diversi anni fa quando ha partecipato a un Laboratorio di scrittura autobiografica realizzato con la Circoscrizione n. 4 di Modena e con gli operatori e gli ospiti della struttura protetta “Guicciardini”. Ma la sua frequenza è stata saltuaria perché, come diceva lei “mentre penso e sto lì a ricordare, mi viene da piangere”.


Al primo incontro, quando si era presentata, aveva detto di essere nata in una famiglia di contadini, dove erano in sei figli e dove c’era molta miseria. Perciò non ha potuto studiare (cosa che le sarebbe tanto piaciuto fare) e ha dovuto subito, da giovanissima, imparare un mestiere, la sarta da uomo.

 

 

DSC 0817Ha raccontato che, quando frequentava la quinta classe, alla fine delle lezioni, la maestra chiamava alcuni bambini da parte (erano quelli destinati a sostenere l’esame di ammissione alle scuole medie) e chiedeva loro di prendere “quel” quaderno per fare insieme altre ore per la preparazione all’esame. Ebbene, lei provava una stretta al cuore: avrebbe voluto essere anche lei uno di quei bambini “prescelti”. E, mentre raccontava questo fatto così lontano nel tempo, così apparentemente poco significativo perché simile all’esperienza di milioni di bambini di quel periodo, si commuoveva e piangeva.
Alla ripresa del secondo laboratorio, è tornata e ci ha detto con tono trionfante: “Quest’anno non piango più”. Ci ha portato alcune poesie dialettali che si era messa a scrivere frequentando due Circoli culturali: “La Fonte di Ippocrene” e “La Trivela”, ce le ha declamate e tutti noi l’abbiamo molto apprezzata. Verso la fine del corso, mi si è avvicinata e mi ha detto che, dopo aver sentito la lettura di alcuni brani dei suoi compagni di corso, colpita dalla bellezza dello stile, aveva deciso di non frequentare più. “Io - mi ha confidato in un colloquio a tu per tu – non so scrivere così e allora tanto vale…”. “Però – ha poi aggiunto – mi è capitata tra le mani questa bella poesia di Madre Teresa di Calcutta e mi ha colpito e mi ha dato coraggio, soprattutto lì dove dice: ‘Non vivere di foto ingiallite…/Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni./Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te’. E allora ho deciso che continuo fino in fondo e, se farete in futuro altri laboratori, li frequenterò”. Alla fine del secondo laboratorio, Lina è stata l’unica persona anziana a recitare in dialetto insieme con gli studenti nello spettacolo finale.
Nel corso del tempo tra Lina e me si è avuto uno scambio di saperi: io le leggevo le sue poesie, la stimolavo a scriverne ancora, la invitavo a iniziative legate all’autobiografia o alla raccolta di storie e lei mi faceva dei piccoli lavoretti con le sue mani d’oro che sanno l’arte antica del dare forma alle stoffe, del sistemare pantaloni e gonne e giacche, del creare piccoli capolavori legati ai bisogni della vita quotidiana.
Nel corso del tempo mi sono convinta che la raccolta delle sue poesie costituisce davvero un’autobiografia in versi perché niente di quello che accade in una vita è dimenticato. Nelle sue storie scritte in dialetto (la lingua del cuore - dico io – la lingua della fatica – dice lei - ) ci sono le stagioni della vita, i luoghi amati, gli affetti più grandi, le amicizie che non tramontano, gli eventi tragici come le guerre e i lutti dolorosissimi come la perdita dell’amore della sua vita e quella dell’unico figlio.
Ma c’è anche tanto altro: il sentimento della meraviglia davanti alle bellezze della natura e al miracolo della vita che si rinnova, l’attenzione alle piccole creaturine che attraversano in volo lo spazio aperto della finestra, le riflessioni rispetto ai problemi che viviamo nella nostra società o ai temi dell’esistenza. A volte qualche nota scherzosa e divertita.
Insomma con la lingua che le è più congeniale Lina ci dona la ricchezza di una vita piena e intensa, che ci attraversa e ci emoziona e ci fa sentire parte di una storia grande, quella dei tanti che non compariranno mai nei libri di storia ma dai quali la storia è fatta.
È per questo che lo Spi provinciale di Modena e la Lega di San Lazzaro si sono fatti carico della pubblicazione del libro e dell’iniziativa di presentazione il 26 maggio scorso presso la struttura protetta San Giovanni Bosco, avvenuta davanti a un pubblico attento e commosso che ha saputo apprezzare la lettura delle poesie sia da parte dell’autrice, oggi quasi novantenne, sia da parte di esperte del dialetto.
E questo libro non poteva non avere come titolo quello che per lei, affamata di cultura e profondamente umiliata per non averla potuta avere con la frequenza regolare della scuola, è effettivamente stato: “Il riscatto”, quasi in accordo con lo scrittore Jean Yves Revault che afferma: Tutto è possibile con la scrittura. Riparare il passato, inventare l’avvenire, costruire il presente.

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dal Libro " Il riscatto" di Lina Gheduzzi Bisi

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Il riscatto/ Premessa

Le mie radici sono contadine, io ne vado orgogliosa.

Sono cresciuta in povertà, i miei genitori mi hanno insegnato la dignità. Assieme ai miei fratelli, mamma e papà lavoravano un podere a mezzadria. Io ero là più piccola, non ho giocato con le altre bambine, papà era severo e mi faceva sempre aiutare la mamma.

Il mio desiderio più grande era quello di poter continuare gli studi, purtroppo non si è avverato. Finite le scuole elementari mamma riuscì a convincere i miei fratelli e papà a mandarmi ad imparare il mestiere da una sarta, io ho sempre avuto il complesso d’inferiorità. I contadini a quei tempi erano considerati ignoranti, non solo culturalmente, quando volevano offendere una persona gli dicevano: “Villano” che voleva dire contadino. Lo umiliavano perché lavorava i campi e in più aveva la stalla e doveva governare le mucche, i maiali, le galline ecc. Anche a lavorare, certe volte, te ne accorgevi che le amiche non più intelligenti di te ti deridevano, perché tu magari non avevi le scarpe alla moda. I miei genitori me le compravano in liquidazione per spendere meno. Intanto io cercavo d’imparare il mestiere, oltre a quello che insegnavano, cercavo di stare molto attenta a quello che facevano le più grandi di me. Ho imparato a confezionare giacche e cappotti da uomo, il mio mestiere mi ha dato tante soddisfazioni. Ho cercato di combattere il mio complesso d’inferiorità, mi ha aiutato in parte lo scrivere, però mi manca tanto la cultura che mi aiuterebbe ad esprimermi meglio ed ad esternare i miei sentimenti.

la mia pagella

un insani meraviglios

 

Biografia
Author: Anna Maria Pedretti
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