10154571 479302098868739 4822453793024660609 nLe nostre donne anziane, nate prima o durante la seconda guerra, sono creature a cui la vita ha chiesto tutto. Superare la fame e il dolore della guerra. Lottare per il lavoro, nella maggioranza dei casi umile e massacrante. Battersi per essere riconosciute e trattate alla pari, sia dalla società civile, sia in famiglia, spesso con scarsi risultati.

Queste donne si sono battute per avere leggi per le donne. Hanno fatto pochi figli, uno o due al massimo, senza l'aiuto degli anticoncezionali, diffusi in Italia solo negli anni settanta, perché si voleva che avessero una vita migliore della loro e soprattutto che potessero studiare.
Se risparmiate dalla "grande ladra" sono spesso vedove e vivono sole. L'idea che gli anziani siano genericamente "fragili", e che quindi abbiano bisogno di cure mediche continue, dev'essere affrontata con cautela: la maggior parte degli anziani rimane fisicamente sana fino a età estremamente avanzate. Ciò non dev'essere inteso solo in senso riduttivo, a implicare che gli anziani sono in grado di adempiere ai normali compiti della vita quotidiana: gli anziani giocano un ruolo estremamente attivo nella vita delle loro comunità, e spesso adempiono a compiti che sono comunemente percepiti come fisicamente pesanti. In termini medici, dunque, la gran parte degli anziani mantiene un'alta "capacità funzionale". Ma anche una grande capacità "tecnica". Sanno cucire e confezionare abiti, sanno curare, sanno coltivare e allevare piccoli animali da cortile, sanno cucinare, si sono istruite, avevano potuto frequentare solo pochi anni di elementari, mentre i loro figli studiavano. Sanno risparmiare! Non è così per le donne di altri paesi europei.
Quindi innanzitutto Il primo luogo comune che dev'essere abbandonato è quello secondo cui gli anziani sono tutti uguali: l'umanità invecchia in una sorprendente varietà di modi, a seconda dello status sociale, dell'istruzione, della storia biografica, dello sfondo culturale, delle malattie pregresse, etc.; e, ciò che è ancora più sorprendente, dal punto di vista strettamente biologico, le variazioni individuali fra gli anziani sono spesso assai maggiori di quelle che si registrano fra i giovani. Dobbiamo fare il tifo per la professoressa Giovannella Baggio che, prima in Italia, nel 2009 ha fondato il Centro studi nazionale su salute e medicina di genere. La "medicina di genere" non riguarda la divisione fra salute della donna e la salute dell'uomo, bensì una nuova dimensione della medicina che studia l'influenza del sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e patologia umana».
Da questo deriva anche una considerazione generale: è impossibile parlare degli "anziani" come se essi costituissero un gruppo unitario, o stabilire politiche presumendo che possano essere adeguate per tutti. Idealmente, si dovrebbe tenere conto, per ciascun caso, delle variabili specifiche e individuali; a livello pratico occorre quindi condurre le valutazioni attraverso specifiche aggregazioni tipologiche e stabilire le politiche in base a precisi obiettivi ben definiti. I cambiamenti nella struttura demografica, le transizioni economiche, la crescente complessità culturale, la migrazione e l'emigrazione sono fattori che contribuiscono alla modificazione delle tradizionali relazioni intergenerazionali e familiari.

Le donne sono più a rischio di morire per Alzheimer, si ammalano di più e muoiono di meno quindi la cronicità è rosa. Quando diventano non autosufficienti lo sono per molti anni, le gravi patologie che le affliggono stremano le famiglie; hanno assistito e si sono prese cura degli suoceri, dei genitori, dei nipoti, poi dei mariti ed ora che tocca a loro sono sole, i pochi figli lavorano ancora o sono anch'essi anziani o peggio malati. Nonostante la loro storia anche le più "femministe" pretendono di essere assistite, ora che sono ammalate e vecchie, dalle figlie femmine, che i maschi non vengano disturbati ... è sufficiente un" ciao Mama" ogni tanto, per essere legittimati nel dovere di figlio maschio. Se vivono a casa spesso devono ricorrere alle assistenti famigliari. Le cosiddette badanti: bravissime, brave, scadenti, pessime, anche questo mondo che circonda la non autosufficienza è estremamente variegato, prima o poi dovremo affrontare il problema.

La storia di Maria e del suo caffè
Maria è stata un brava infermiera, quando lavorava alla USL rappresentava molto bene la professione: alti valori umani, alta conoscenza scientifica, alta abilità tecnica, le sue allieve la ricordano con affetto e gratitudine. Ma quando è andata in pensione ha dimostrato la sua qualità migliore cioè la sua capacità manageriale. Cosi è riuscita con pazienza, e chi ha esperienza nel volontariato sa quanta ce ne vuole, a fondare nel 2005 un Alzheimer Caffè.
Il suo Amarcord cafè, non è un semplice centro diurno ispirato all'olandese Bere Miesen, ma un progetto complesso e completo che ha coinvolto Azienda USL di Bologna, Distretto Sanitario, Comune, Parrocchia, i medici di famiglia, il Centro Esperto per i Disturbi Cognitivi, il Dipartimento della Facoltà di Psicologia dell'Università di Bologna, Familiari e care giver di persone affette da demenza, volontari locali. Oggi è una onlus collegata con le associazioni Alzheimer e con altri caffè che nel frattempo sono nati con il suo aiuto.
L'obiettivo raggiunto è stato di integrare la rete dei servizi rivolti agli ammalati di Alzheimer con un luogo d'incontro, nel nostro caso il bar della parrocchia, dove condividere e affrontare con cadenza settimanale davanti a una tazza di caffè, diverse tematiche relative all'invecchiamento, ai disturbi dell'orientamento spazio temporale e alla demenza, attraverso l'incontro di malati, familiari e care giver con figure professionali per informare sugli aspetti medici e psicosociali della demenza, parlare apertamente dei propri problemi, prevenire l'isolamento di malati e famiglie. Il risultato di questi sforzi sono stati notevoli: gli anziani vanno al caffè, giocano, si divertono con le loro famiglie o con le assistenti famigliari, al caffè si fanno corsi per il sostegno dei care giver sia formali che informali, corsi di allenamento alla memoria. Funziona bene anche il progetto "Oggi sei ospite in casa mia", che prevede l'accoglienza di un piccolo gruppo di anziani in 4 famiglie, che a rotazione offrono uno spazio di sollievo alle famiglie nell'arco della settimana per favorire la socializzazione fra gli anziani stessi. Gli studenti universitari per produrre le loro tesi, li hanno studiati e hanno confermato il miglioramento nel frequentare il caffè.
In questi giorni sono organizzate attività di integrazione intergenerazionale con i bambini dell'asilo, con il centro culturale, corsi di "Nordic Walking" utile al care giver e che per le sue caratteristiche: attività indirizzata al benessere, non competitivo, legato all'ambiente, al movimento, all'alimentazione, alla socializzazione. Si può fare insieme agli anziani, anche spingendo una sedia a ruote, questa attività, se praticata soprattutto dai care giver sarà di grande aiuto e sollievo. I muscoli e le articolazioni ringrazieranno con una bella "OLA".

Quando è stato chiesto a dei bambini malati: "Se dovessi insegnare tu ad un infermiere, quali sono le tre cose che vorresti che sapesse?" i bambini hanno per la maggioranza risposto che il buon infermiere dovrebbe sapere se il bambino è malato o no, conoscere i bambini e specialmente saper giocare. La traduzione di questo pensiero è semplice per i nostri malati ugualmente bisogna conoscerli; bisogna considerarle persone, bisogna giocare con loro.

La storia di Laura e dei suoi giochi
laura-guidiLaura è una commercialista affermata, lavora come volontaria del caffè Alzheimer e presta la sua opera per "tenere in ordine l'associazione AMA Amarcord.(Oggi anche in Alzheimer Emilia Romagna, Alzheimer Unit Italy come tesoriere e revisore prestando la sua esperienza lavorativa). Donna curiosa, molto intelligente, estremamente attiva in tutti gli aspetti della sua vita: lavoro, famiglia e società.
Ma la sua storia con "cultori della materia gerontologica" inizia soprattutto perché è anche una figlia di una ammalata di Alzheimer. Ha seguito la sua mamma per anni con l'aiuto di un assistente famigliare, ma negli ultimi tempi ha dovuto prendere la sofferta decisione di ricoverarla in RSA. I figli degli anziani affetti da questa malattia sanno bene di quale sofferenza parlo. Quando va a trovare la sua mamma cerca un modo per giocare con lei per farla rilassare e sorridere coinvolge anche altri anziani che non hanno parenti e che sono spesso soli.
Una parentesi a questo punto della storia va fatta, alle nostre donne di pianura nate all'inizio del novecento, non era "permesso" di frequentare i bar per giocare a carte, così si organizzavano in gruppi che si spostavano di casa in casa nel giorno di giovedì, per la partita di "bestia", gioco di carte proibito nei luoghi pubblici, ma sempre gestito con saggezza con una posta di poche lire. A quanto io sappia, non ha mai determinato né dipendenza, né perdita rilevante per l'economia famigliare. Inoltre Laura ha un marito che vende giochi all'ingrosso, per la sua professione conosce banche e altri possibili finanziatori e inizia a pensare a cosa fare per migliorare lo stare insieme a questi ammalati. Laura racconta questa storia come un semplice 2+2, ma tutti ci siamo seduti sotto un melo ed abbiamo visto cadere il frutto....
Dotata di spirito imprenditoriale, coraggiosa, dopo la morte della sua mamma, inizia a contattare i suoi conoscenti: psicologi, geriatri, amici, si fa fare il logo da ragazzi che amano la grafica e il computer. Contatta Mirella Cerato dell'associazione Piccoli grandi Cuori, che è una creatrice di giochi, Ennio Peres e Leo Colovini, insomma mette in moto la sua potente macchina mentale e alla fine apre una società privata, in quanto prevede l'attività commerciale di vendita dei giochi, e destina parte degli incassi, tolte le spese, alla Ricerca sull'invecchiamento del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna.
I giochi di Giovani nel Tempo
Alternativo al cliché vietato invecchiare, l'obiettivo di "Giovani nel Tempo" è occuparsi del benessere mentale della persona che invecchia naturalmente e con naturalezza: "Use it or lose it". Concepiti per stimolare e mantenere le capacità cognitive per persone dai 120 anni in giù," giovani da molto tempo" a tal fine sono state progettate due linee di giochi:
1. Anziani in gamba: NON C'E 2 SENZA 3 tipo memo con 3 carte uguali. Agisce sulla memoria visuo- spaziale per stimolare l'attenzione e ricollegare immagini a una posizione nello spazio. VERBA VOLANT gioco di parole che coinvolge l'attenzione selettiva, la memoria (assimilazione, ritenzione, richiamo). Stimola inoltre l'area del linguaggio con la composizione di parole. Entrambi i giochi hanno 54 tessere e prevedono da 2 a 5 giocatori.
2. Anziani con difficoltà cognitive, persone con deficit neurologici. MENTABILE: 3 giochi in 1 da utilizzare in tutte le fasi della malattia che coinvolgono la persona. Stimola sia l'associazione, sia la categorizzazione degli oggetti della casa e del suo ambiente.104 carte, da 2 a 4 giocatori.

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volantino GnTSomministrazione dei giochi: Le sedute di gioco per NON C'E' 2 SENZA 3" e Verba Volant sono durate in media 90 minuti e 20 minuti per Mentabile. I partecipanti, in prevalenza donne, sono stati reclutati per adesione volontaria. In RSA sono stati somministrati i giochi dall'animatore negli usuali tempi e spazi dedicati all'animazione
Studio delle immagini: Morbide tonalità di rosso, arancio, terracotta e rosa, ma anche lavanda, malva e viola, sono i colori che sono stati scelti per le carte, per stimolare la mente e l'umore. Gli oggetti sono stati disegnati con schemi semplici e, soprattutto per MENTABILE con riferimenti a modelli di ambienti "vintage" per aiutare e stimolare la memoria di richiamo
Oggi Laura presenta i suoi giochi graditi e utili per gli anziani, i care giver, gli operatori gerontologici. Gli anziani dichiarano di aver giocato con piacere, di desiderare di introdurre un premio per i più bravi. Molti ritengono siano utili per "sfidare" i nipoti e allontanarli per un poco dal computer.
Così Laura oggi ha il sito su internet http://www.giovanineltempo.it/, un profilo Facebook personale e uno di "Giovani nel tempo" su cui potete essere sempre aggiornati e vedere le foto delle attività.Scrive, partecipa a trasmissioni televisive, a congressi, cerca sponsor, ad esempio l'olimpionico Mennea, (che con la grande generosità che tutti e sempre gli hanno riconosciuto ha accettato, senza esitare, di essere l'eccezionale Testimonial e di venire a Bologna, quando sono stati presentati i giochi per la prima volta, solo pochi mesi prima della sua morte.
Questo lavoro perché convinta che l'universo comunicativo degli anziani potrà, giocando, trovare nuovi spazi e ambienti espressivi guadagnando una rinnovata gioia di "essere nel mondo", poiché il gioco diventa strumento di dialogo con il familiare sollecitando le abilità comunicative dell'anziano e fornendo un mezzo in più di relazione sviluppa momenti di socialità condivisa, diventa interazione tra le generazioni, favorendo il contatto, lo scambio di sane e positive emozioni, diventa strumento per colmare il gap.

 

Biografia
Author: Roberta Francia
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