Avendo a che fare con gli esseri umani, non si sa mai cosa può capitare. Ti sei messo d’accordo una settimana fa per andare al cinema e ora stai aspettando da venti minuti, dell’altro nemmeno l’ombra, tra cinque minuti inizia il film e se chiami una voce al cellulare ti dice che il numero non è raggiungibile. Alla fine entri e cominci a guardare il film, voltandoti ogni tanto per vedere se per caso l’altro arriva in ritardo.

Il giorno dopo scopri che si era dimenticato completamente dell’appuntamento. Oppure hai detto ad un collega qualcosa di riservato chiedendogli però di non comunicarlo a nessuno e scopri dopo un po’ che tutti ne sono al corrente. Insomma esiste un margine di incertezza riguardo ai comportamenti delle persone che ci circondano e  può succedere che non facciano quello che dicono.

Controllo e fiducia

Per questo cerchiamo di limitare i rischi che le cose vadano in un modo inaspettato: firmiamo contratti, ci sposiamo, ripetiamo all’amico mentre lo salutiamo: -Allora intesi, ti aspetto alle otto davanti all’Odeon-.

Eppure, per quanti sforzi facciamo, questa incertezza non può essere completamente eliminata, con essa dobbiamo fare i conti. E possiamo farli in diversi modi: possiamo ad esempio cercare di avere un maggiore controllo sulle persone che ci circondano per essere sicuri che gli altri faranno quello che dicono di fare. Evidentemente questa scelta comporta la necessità di un grande investimento di energie: non è facile infatti sapere con certezza se gli altri sono sinceri con noi e possiamo ridurci a dover condurre interrogatori imbarazzanti o, in casi estremi, dare lavoro alle agenzia investigative. L’alternativa al controllo totale è la fiducia; possiamo prendere per buono quello che l’altro o l’altra ci dice e, almeno fino a prova contraria e pensare che terrà fede ai patti.

Questa differenza di atteggiamento ha però, come si può intuire, delle conseguenze molto rilevanti per la struttura delle relazioni. Scegliere la sfiducia o la fiducia comporta degli effetti che vanno al di là del fatto che si sappia se l’altro dice o no la verità. Se  non mi fido di qualcuno (figlio, moglie, marito, collega) e questi lo viene a sapere, o perché glielo dico apertamente, o perché metto in atto comportamenti che rivelano la mia diffidenza e lui se ne accorge si può innescare una spirale pericolosa. Più mi rendo conto infatti che qualcuno non si fida di me e cerca di controllarmi, più cercherò di sfuggire al controllo. Così facendo però darò naturalmente nutrimento al sospetto di agire in modo scorretto e quindi dall’altra parte ci sarà un aumento del controllo, mettendo un moto un processo circolare che tenderà ad aumentare vertiginosamente fino a dare risultati potenzialmente catastrofici. Ricordo il caso di un’adolescente che mi raccontava di aver visto la madre raccogliere di nascosto i suoi capelli per portarli al laboratorio di analisi in modo da scoprire se faceva uso di droghe e di avere pensato in quel momento: - Non le racconterò mai più niente di me-.

Cosa fa succedere la fiducia?

Sentire che l’altro ha fiducia in noi invece produce un effetto molto diverso. Che qualcuno ci dia fiducia ha un effetto relazionale particolare, come se l’altro ci consegnasse una cosa preziosa di cui abbiamo la responsabilità. Dandoci la sua fiducia l’altro infatti si espone, mostra in qualche modo di dipendere da noi, ci dà la possibilità di ferirlo.  Così facendo però apre uno spazio di relazione nuovo, in cui la legge non è quella del puro egoismo in cui l’io è al centro di tutto, ma dove al centro c’è un noi. Dare fiducia apre ad una reciprocità: se io mi fido di te, tu ti puoi fidare di me: dove prima c’era un vantaggio per uno solo, ora c’è un vantaggio per due o per molti.

È il tema trattato nel famoso esempio del dilemma del prigioniero, dove due prigionieri sono chiusi in due celle diverse e non possono comunicare. Entrambi hanno la possibilità di confessare o non confessare: se uno solo confessa, evita la pena ma l’altro ne riceve una molto pesante. Se entrambi confessano, vengono tutti e due condannati ad una pena più lieve. Se entrambi non confessano subiscono una pena minima. In questo gioco la possibilità di limitare al massimo il danno è determinata dalla capacità di fidarsi dell’altro. Se non mi fido, infatti,  confesserò.

Nel caso del dilemma del prigioniero il calcolo razionale ed egoistico che porterebbe a scegliere la soluzione meno peggio non è l’unica risposta  sensata: esiste infatti nelle relazioni umane un margine che va al di là del calcolo matematico e che include una possibilità straordinaria. È  la possibilità di contare sull’altro, e che anche l’altro giochi sulla fiducia, e scommetta su di noi che noi, a nostra volta, scommetteremo su di lui. Che questa possibilità si verifichi è collegato ad un aspetto che nessuna teoria dell’individualismo può cancellare, il fatto che sostanzialmente gli esseri umani sono animali relazionali, possono vivere solo in società, appoggiandosi gli uni sugli altri. Per vivere ci vuole un noi; certo questo noi può essere limitato ad una ristretta cerchia in cui alcuni si aiutano a vicenda e si possono fidare l’uno dell’altro contro tutti gli altri. Ma in ogni caso anche questo dimostra che una certa forma di fiducia, anche se limitata a quelli che ci somigliano, che fanno parte del nostro popolo, del nostro gruppo, del nostro clan o della nostra famiglia, è necessaria.

Fiducia e rischio

La fiducia è lo sporgersi necessario dell’essere umano oltre se stesso, è ciò che può insegnarci meglio di qualsiasi altra cosa la costitutiva insufficienza di ciò che siamo e il bisogno ineludibile che ci siano altri attorno a noi. Senza la fiducia, almeno in qualcuno, le attività umane si bloccherebbero completamente; ma possiamo sapere se l’altro è degno di fiducia solo dopo che gliel’abbiamo data e che quindi ha avuto la possibilità di mancare alla promessa, per questo il rischio è inevitabile nelle relazioni umane. E in alcuni casi la questione è particolarmente rilevante.

Sto pensando al campo dell’educazione, e  in particolare la relazione con gli adolescenti. Certo, è molto importante che anche i bambini sentano che da parte degli adulti esiste una fiducia nei loro confronti, ed è auspicabile che si permetta loro di fare esperimenti nei quali possano mettersi alla prova. La differenza fondamentale però è che un bambino di solito fa i suoi esperimenti - usare per la prima volta un coltello affilato o saltare dal trampolino più alto - sotto lo sguardo di un adulto, mentre per quanto riguarda gli adolescenti molte delle loro esperienze significative avvengono lontano dallo sguardo controllante e protettivo dei genitori. Ed è necessario che sia così, altrimenti non riusciranno a guadagnare quell’autonomia di giudizio e di valutazione dei rischi e delle opportunità che li renderà adulti. Dall’altra parte lo spazio di indipendenza necessario alla crescita è anche uno spazio, per definizione,  non completamente controllabile: i genitori non possono sapere se all’uscita della discoteca la figlia salirà su una macchina guidata da un amico sobrio, o se, visto che tanti altri lo fanno, il figlio prenderà delle pasticche, o ancora se, ora che ha la fidanzata o il fidanzato, farà attenzione e userà gli anticoncezionali. Insomma, bisogna per forza fidarsi, almeno un po’. E può succedere,  per quella forza legante di cui parlavamo sopra,  che sia proprio il fatto che ci siamo fidati quello che, al momento buono, aiuterà il figlio o la figlia a dire: - No, con te in quello stato in macchina non ci salgo-, oppure: - Grazie, ma un’altra tequila non la bevo-. Perché la fiducia è qualcosa dell’altro che portiamo con noi, una specie di talismano che ci ricorda che qualcuno crede in noi, un patto che, come abbiamo visto,  costruisce un’alleanza.

Ma questo patto si può rompere.  Può succedere che l’altro tradisca la nostra fiducia e allora si prospetta uno dei compiti più ardui nel campo delle relazioni umane: concedere di nuovo fiducia quando questa è stata tradita. Bisogna dire che è difficile, alle volte davvero molto, ma è forse una delle risorse più straordinarie di un genitore riuscire ad avere una scorta di fiducia così grande da permettere la riscostruzione di quel noi che significa: io e te siamo legati da qualcosa che non ha a che fare principalmente con il potere e il controllo, ma con la comprensione profonda che siamo importanti l’uno per l’altro.

Fiducia sociale

Se poi alziamo lo sguardo e dalle relazioni interpersonali passiamo a quelle legate alla vita sociale, ci rendiamo conto come la fiducia sia uno degli elementi più importanti che definiscono la qualità della vita in una città o in una nazione. La fiducia sociale è determinante per come ci si sente quando ci si muove tra sconosciuti: penso sia capitato a tutti di trovarsi per strada e aver bisogno di un’indicazione. Difficile che chiediamo al primo che passa, di solito  ci mettiamo a scrutare i volti dei passanti per capire quali di essi ci ispirano fiducia. Si vive diversamente sapendo che le persone che aspettano con noi alla fermata o che incontriamo nei negozi sono potenzialmente ostili oppure che, in caso di necessità, potrebbero intervenire a darci aiuto. Per questo i recenti episodi di violenza avvenuti nelle strade e caratterizzati da un terrificante disinteresse dei testimoni a portare aiuto rappresentano un aspetto oscuro e inquietante della nostra società.

Il discorso è altrettanto importante  a livello politico. Se i cittadini non si fidano delle persone che ricoprono ruoli di potere tutta la vita politica viene inquinata da questa sfiducia: come faccio a sentirmi sufficientemente garantito rispetto alla mia salute nel caso che venga realizzato una qualsiasi struttura industriale, se so con quale facilità le leggi e i regolamenti relativi alla costruzione e al mantenimento di un impianto possono essere aggirati per mezzo della corruzione? E la mia sfiducia naturalmente aumenterà se scopro che, in casi analoghi, gli amministratori che  hanno messo in pericolo la vita dei cittadini non non sono stati perseguiti.

La fiducia è considerato un bene prezioso anche nell’ambito del commercio: tutte le grandi aziende investono molto per conquistare e mantenere la fiducia dei consumatori e, d’altra parte, se vogliamo comprare dei limoni non trattati per mettere la scorza in una torta, ci dobbiamo fidare di chi ce li vende, se ci serve una macchina vorremmo che i costruttori si preoccupassero seriamente della nostra sicurezza. Non a caso un’industria casearia, molti anni fa,  aveva coniato questo slogan:  “La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie”.

 

Biografia
Author: Mauro Doglio