I FILI? Sono un gruppo di persone, di diversa formazione e cultura, che condividono un  pensiero.

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Quale pensiero?

 

 Che siano indispensabili:

·       una  maggiore  attenzione per la relazione con il malato e il suo contesto di vita;

•       un dialogo schietto e costruttivo tra tutti i cittadini: pazienti, operatori sanitari, organizzatori e decisori.

Il mondo è complesso ed è costituito da un intreccio di  regole etiche e deontologiche, culture e religioni diverse,  vincoli giuridici civili e penali, principi di bio diritto che traducono istanze fondamentali dell’uomo, tendenze e limiti imposti dalla tecnica e dalla scienza.

altIl centro di gravità dell’etica medica si sta spostando dalle mani del medico all’autonomia della persona e la titolarità delle decisioni emigra dai professionisti, ai cittadini e alle autorità pubbliche.

L’accento sui principi  etici passa  così dal bene del paziente  ( alla base del paternalismo medico durato  oltre 2000 anni ) all’autodeterminazione del cittadino  e  all’equità nell’ allocazione delle risorse.

Il tutto in pochi anni di storia. Come sostiene  Sandro Spinsanti ( Janus, settembre 2012 “Caro malato, non vale la pena curarti”) tenere insieme i tre principi  non è certo facile.

 

altOggi assistiamo, da un lato,  ad una domanda sanitaria  in crescita per diversi motivi tra cui la diffusione dell’innovazione tecnologica, l’invecchiamento demografico, il marketing, la precarizzazione della vita che genera morbilità supplementare, mentre, dall’altro, la crescita economica è stagnante (“Oltre l’efficacia clinica e l’efficienza economica”di Gianfranco Domenighetti ).

La  dicotomia intrinseca alla natura umana tra il  punto di vista personale che sottolinea il benessere individuale ed è alla base della razionalità del  medico e il  punto di vista impersonale  che rappresenta le esigenze collettive d’imparzialità e di uguaglianza universali ed è alla base della razionalità dell’economista,   diventa così sempre più  evidente, nonostante sia indispensabile, per il futuro,  l’esatto contrario.

Mai come in questo periodo la medicina ha esibito la sua potenza tecnologica e mai come ora ha attraversato una così profonda crisi di credibilità da parte dell’opinione pubblica ( Andrea Drusini, Antrocom, vol. 1 n.2 -  2005). 

 Perché questo ?Cosa chiedono i cittadini?

Chiedono a gran voce, una medicina basata sul dialogo col paziente, sul rispetto della sua persona  e la sua storia, un rapporto orizzontale e non dall’alto, una medicina meno condizionata dalle pressioni del mercato e dall’industria.

Chiedono una felice sinergia tra le scienze naturali e le scienze umane, per una medicina che sappia curare e prendersi cura, assicurare cure efficaci dal punto di vista biologico, ma anche  rispettose di tutta la molteplicità dei bisogni umani.

  

altI fili intendono creare un ponte tra il mondo della vita e il mondo della medicina per  aiutare le persone a fare le scelte giuste per la loro salute.

Lo fanno organizzando corsi, incontri, convegni, studi, consulenze e  progetti rivolti a tutti i cittadini, singoli ed in associazione e con l’apporto di tutti, avvalendosi delle autorevoli competenze del comitato scientifico e dei soci onorari

                                                                 

altIl filo rosso della prevenzione: centrata sul rapporto tra il punto di vista del medico (assenza o presenza di malattia) e quello del paziente ( salute o malessere).

 

Il filo giallo dell’educazione: affinché   le persone  acquisiscano consapevolezza e si prendano quel tanto di potere  (empowerment) che permetta loro di scegliere.

Il filo blu dell’orientamento: per districarsi nel complesso contesto odierno dove gli stessi professionisti della cura sono spesso in difficoltà.

Il filo invisibile della complessità:la sfida della medicina del terzo millennio è  rivolta alle cura dei malati cronici, alle sindromi complesse , alla non autosufficienza, alle malattie rare. La  complessità ( cum - plexus, ossia intrecciato insieme)  rivela la necessità di prendere in carico il malato nella sua globalità e di creare percorsi diagnostici e reti assistenziali capaci di affrontare le reti delle molteplici manifestazioni cliniche interconnesse con i molteplici fattori determinanti, individuali e ambientali, alla base della malattia e dell'invecchiamento. Perché complessità significa pensare per reti,  connessioni e processi dove il riduzionismo tende a vedere solo elementi isolati  ed osservatori distaccati.

 I fili, snodati e intrecciati con rispetto,  equilibrio e onestà, utilizzando i contributi di tutte le persone,   potranno  ricamare le reti del  tessuto sociale con un dialogo attento, basato sull’ascolto di chi soffre  e sulla  convinzione che  si possa ottenere una condizione di benessere anche in presenza di malattia,  per confezionare, attraverso la conoscenza, un abito a misura di  malato. 

Solo con queste premesse è possibile dare un volto umano alla medicina  e rimuovere  dall’intreccio della vita i fili invisibili della sfiducia e della  rassegnazione  colorandoli di consapevolezza e  speranza.

 

 

                                    

 

 

 

 

 

 

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