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La nostra vita è fatta di storie e di tempo. Di storie che ci sono successe e che abbiamo ascoltato. Di storie che inventiamo, immaginiamo, sogniamo e raccontiamo attraverso parole, tante parole. Ci ricorda Tabucchi: “…per ordinare e capire chi noi siamo dobbiamo raccontarci…”1. I racconti ci aiutano infatti a capire la vita, a darle un ordine, a fare esperienza di un senso perché mettono in relazione eventi, personaggi e azioni nel tempo.

Le storie che ci sono state raccontate ed entro cui cresciamo sono ciò che dà forma alla nostra percezione del mondo, che struttura il nostro personale sentire, che contribuisce a definire la nostra identità. Raccontare ci permette di superare la nostra finitudine, di trascendere i confini della nostra individualità. Il racconto, sia esso scritto o orale, ci fa entrare in relazione con gli altri, si potrebbe dire che ci situa nel mondo delle relazioni. Ecco che allora leggere insieme, condividere l’esperienza della narrazione è un modo per creare legami, stabilire sintonie e complicità, lasciare spazio all’immaginazione.

E’ a partire da queste premesse -la valorizzazione della lettura (individuale, ad alta voce, a grande e a piccolo gruppo) come pratica animativa e pedagogica che favorisce la relazione umana e la partecipazione sociale-, che ha preso vita il percorso formativo “Tempi di vita, tempi di lettura” rivolto ai bibliotecari del Sistema Bibliotecario Provinciale di Lecco e agli educatori e animatori dei servizi per anziani di questo territorio lungo tutto l’arco del 2012, di cui si relaziona in questo convegno. Tale percorso, realizzato nell’ambito del progetto “Generazione oro”, finanziato da Fondazione Cariplo, ha voluto offrire spunti di riflessione e stimoli teorici agli operatori dei servizi coinvolti nel progetto sui temi dell’invecchiare, del leggere, del partecipare per fare in modo che si venissero a creare nuove opportunità di integrazione culturale e di coesione sociale rivolte soprattutto alla popolazione anziana del territorio lecchese.

Come i dati statistici ci mostrano in modo inequivocabile, la popolazione degli ultrasessantacinquenni è in continuo aumento e, se non vengono predisposte politiche che potenzino le iniziative a favore di una piena e attiva partecipazione degli anziani alle comunità locali, il rischio di esclusione, solitudine e marginalità sociale è molto forte. In questa contingenza economica di tagli e riduzione delle spese, diventano allora interessanti le risorse offerte da banche, fondazioni o ministeri, attraverso bandi che mettono a disposizione fondi per sviluppare e promuovere processi di coesione sociale nelle comunità territoriali con progetti di rete. Le comunità locali sono infatti i luoghi privilegiati per promuovere processi di cambiamento nei propri cittadini, innescare sinergie tra istituzioni diverse, incentivare nuove reti di volontariato, superare difficoltà di comunicazione attraverso iniziative intergenerazionali e scambi culturali che valorizzano il patrimonio della memoria del passato in vista del futuro.

E’ attraverso progetti locali, costruiti sui bisogni concreti e particolari dei cittadini, che è possibile creare una nuova sensibilità sulle problematiche della terza età in una prospettiva non di emergenza ma di sistema, costruttiva, per far crescere la consapevolezza che un invecchiamento attivo è una conquista di civiltà, il segno del benessere di una comunità ‘competente’ che sa investire sul proprio futuro. Valorizzare l’esperienza di chi ha tanto vissuto, incrementare i momenti di contatto, di scambio culturale, di conoscenza tra persone con esperienze e culture diverse è un modo efficace per ridurre pregiudizi, superare luoghi comuni e stereotipi che frenano la circolazione di idee e di modelli culturali nuovi.

Perché queste trasformazioni accadano occorrono dei luoghi in cui avvengano che le rendano visibili. E così prendono avvio dai luoghi di incontro esistenti: i centri polivalenti, le biblioteche, le case di riposo e, senza snaturarli, amplificano le loro potenzialità, ne superano le rigide definizioni (perché la casa di riposo deve avere lo stigma di un luogo dove si va a morire invece che di un luogo dove si continua a vivere? Perché le biblioteche devono essere luoghi di studio e non di esperienze condivise, ‘piazze del sapere’2?) e aprono a nuove forme di collaborazione, di ascolto, di scambio di risorse con il territorio.

Nel percorso formativo “Tempi di vita, tempi di lettura” oltre ad affrontare le tematiche dell’invecchiamento, del significato della lettura e della progettazione, ho voluto riflettere con gli operatori culturali (bibliotecari) e sociali (animatori e educatori) coinvolti sulle caratteristiche e i bisogni della loro utenza anziana, sulle peculiarità e le differenze dei loro approcci, sul senso del lavorare in rete, sui significati della lettura e del suo utilizzo come strumento educativo: di condivisione, di piacere, di conoscenza dell’altro e di sé. Ne sono nati dei percorsi culturali differenziati, pensati e progettati dagli operatori stessi a partire dalle loro singole realtà di riferimento, con la mia supervisione. Percorsi che hanno contribuito a creare benessere nei partecipanti (anziani, bambini, giovani), a farli sentire ascoltati, apprezzati e stimati, che hanno stimolato curiosità e interesse verso gli altri e hanno messo in circolo energie positive. Percorsi che hanno dimostrato che anche istituzioni diverse e alle volte lontane possono parlarsi, trovare un linguaggio comune, integrarsi. Racconterò alcune di queste esperienze in modo che altri possano prenderle a esempio per avere nuovi spunti per il proprio lavoro.

Alcuni progetti hanno visto come vere protagoniste le biblioteche del territorio, presenti anche in paesini molto piccoli, ma ben radicate e frequentate. Spesso i paesi sono divisi in frazioni, non sempre facilmente raggiungibili tra loro. Ciò preclude l’accesso alla biblioteca a quegli anziani che abitano nella frazione lontana o che risiedono nella casa di riposo del paese. Ecco che allora la progettualità del bibliotecario, supportata dalla disponibilità di alcuni volontari adeguatamente formati (‘Un libro a domicilio’, a cura di P.Marchetti di Colle Brianza) o da operatori domiciliari in sinergia con il servizio di assistenza sociale (‘Libri in movimento’ di MC. Sironi di Monticello Brianza), possono contribuire a alleviare l’isolamento dell’anziano attraverso il recapito del libro desiderato e il conforto di una presenza umana con cui parlarne. E chissà che non si avveri il desiderio di poter accogliere in biblioteca, luogo pieno di fascino e di parole, gli anziani della casa di riposo, come nella migliore gita culturale!

In un altro progetto (‘L’albero della vita’ di M.Bossetti, E.Rusconi, A.Chiussi di Brivio) è successo invece che i bibliotecari abbiano messo a disposizione la loro competenza per gli anziani e i bambini del territorio per parlare della natura come non era mai successo, o per valorizzare le testimonianze storiche del territorio (‘Tempi di vita, tempi di lettura’ di A.Erra, G.Corti di Oliveto Lario).

C’è poi chi è riuscito a coinvolgere più realtà territoriali tessendo solide reti di solidarietà e simpatia: “Nonno inventami una storia” (a cura di N.Cattaneo, D.Beri e D.Franceschini di Mandello Lario) ha visto protagonisti gli anziani ospiti della Casa di Riposo che hanno inventato una storia, alcuni pensionati utenti della Biblioteca e del Centro Diurno Anziani che l’hanno raccontata dal vivo e i bambini dell'ultimo anno delle Scuole dell'Infanzia che l’hanno ascoltata e disegnata. Gli operatori, con la loro creatività, hanno realizzato un audiovisivo godibilissimo nella migliore tradizione dei cartoni animati con soddisfazione di tutti quanti. Invece la bibliotecaria e l’animatrice di Costa Masnaga (‘Leggere leggeri’ di M.Nicolini e A.Pozzi) hanno sperimentato gruppi di lettura intergenerazionali dove giovani e meno giovani hanno trovato, attraverso i testi, un modo per conoscersi e apprezzarsi e hanno dato vita a laboratori di cucina per soddisfare anche il gusto e onorare il piacere della convivialità.

Altri progetti hanno coinvolto e valorizzato la risorsa del volontariato: per costruire un vero e proprio libro, ben rilegato (‘Il libro’ di L.Conca di Lecco) dove i testi dei bambini delle scuole lementari sono stati arricchiti dalle illustrazioni degli anziani della RSA, oppure, come nella realtà di Valmadrera (‘Il libro dei ricordi’ a cura di C.Biagi), dove i volontari e gli animatori si sono dedicati con maggiore attenzione alla lettura ad alta voce con gli anziani ospiti della RSA che, quasi magicamente, hanno ritrovato la memoria di antichi gesti e abitudini, dato voce a ricordi e testimonianze, divenendo per un tempo indimenticabile maestri di vita.

Questi progetti testimoniano che la collaborazione, tra persone e tra istituzioni, potenzia le risorse e le competenze presenti, contribuisce a far crescere la consapevolezza delle capacità e dei bisogni delle persone e dei modi per soddisfarli e attiva una maggior capacità di ascolto e di comprensione di ciò che ci circonda. In questi progetti è stato sì importante il risultato finale ma soprattutto il processo che ha portato le persone che hanno partecipato a sentirsi valorizzate, ascoltate, interessanti, utili e felici perchè sono state sollecitate le loro competenze e non le loro mancanze.

Il libro è sicuramente uno strumento potente e, come una scatola magica, sa riservare a chi lo usa grandi ricchezze e aprire grandi orizzonti alla nostra esperienza.

Tutte queste esperienze sono presentate ad un convegno che avrà luogo a Lecco  il 19 ottobre prossimo e saranno consultabili al sito

http://generazioneoro.it/

 

 

 

1 A. Tabucchi, Dove va il romanzo? Il libro che non c’è, Roma, 1995, p.6.

2 Cfr. A.Agnoli, Le piazze del sapere, Laterza, 2011